ascesa del commercio cinese
Io sono sicuro che non sarà tanto facile arrestare l’ascesa del commercio dei cinesi in Italia.
Gli imprenditori di qualsiasi marchio prodotto in Italia possono fare tutto ciò che vogliono con i loro marchi, e quindi possono anche fare produrre la loro merce a qualsiasi paese gli faccia comodo.
Perché, voi…. nei loro panni cosa fereste? Ma suvvia, guardiamoci in faccia e ammettiamo di essere arrivati a una svolta epocale che insieme all’Euro ci metterà in ginocchio a tutti.
Il corso dell’evoluzione nel cambiamento degli eventi, e quindi la libera concorrenza dei mercati che adesso viene perpetrata non più a livello regionale, ma con la globalizzazione in atto, essa assume una naturale espansione globale e quindi di tipo intercontinentale, in una maniera inarrestabile e obbligata alle aziende per potersi economicamente salvare.
Non tarderà molto che forse in un futuro non molto lontano, qualche azienda si dovrà spostare su qualche altro pianeta incluso nel sistema solare.
Io consosco molto bene: “il lato oscuro della mente”, e posso dire che tutto quello che stà avvenendo nel delocalizzare le aziende italiane all’estero: tutto ciò deve assolutamente avvenire, per poter essere competitivi e non morire. Quindi, il processo della delocalizzazione delle aziende italiane è oramai inarrestabile e mai nessuno potrà più fermare questo accadimento.
This post was submitted by santoro.

Commenti (3)
waterman
December 19th, 2009 at 20:03
Dicono che i prodotti cinesi costano meno. E, a quanto pare, non solo è vero, ma è anche drammaticamente vero!
Allora compriamoli!
Siamo mica così scemi da continuare a fare cambiare Ferrari (o barche da sogno) due o più volte l’anno agli imprenditori “Italiani” residenti a Montecarlo, quegli stessi che poi si incazzano se uno statale cerca di sopravvivere recuperando un po’ dell’inflazione che lo immiserisce… E neppure, tanto meno, possiamo accettare una inflazione folle sui beni (quali l’abbigliamento) di cui abbiamo un bisogno costante (sia pure differenziato quanto lo si voglia) di rinnovo.
Mi domando però se, dal momento che in tal modo non diamo risorse alle aziende Italiane, arriverà un momento che non potremo permetterci di comprare non soltanto i prodotti Italiani ma neppure quegli stessi prodotti cinesi che oggi ci appaiono così economici! Dove è lo Stato, che oggi appare così distratto nei confronti di tanta gente?
vinozzi
December 19th, 2009 at 20:04
Mi chiedo: ma anche negli altri paesi europei le
aziende fuggono verso i mercati dell’est alla
ricerca di manodopera a basso costo? Oppure solo
in Italia, dove la pressione fiscale è elevata,
anche indirettamente (vedi costo del lavoro-e
non mi riferisco alle retribuzioni nette di noi
poveracci-), le aziende ritengono necessario
“espatriare” per sopravvivere? Altro che made in
Italy…
No, perche’ hanno incentivi e infrastrutture, perche’ stanno investendo in tecnologia e innovazione, per avere prodotti nuovi tecnologici difficilmente “copiabili” e soprattutto perche’ hanno capito che non possono battere i prodotti “cinesi” sul prezzo, per cui cercano di diversificare in altri modi.
Siamo noi che ancora non l’abbiamo capito, se non per pochi settori (vinicolo ad esempio).
Se hai bisogno della tecnologia studiata in una Universita’ dello Stato, non te ne vai all’estero.
Se hai bisogno di un prodotto riconosciuto come italiano non te ne vai all’estero.
Se il Governo non si da da fare per fare in modo che un prodotto venga definito “italiano” solo se prodotto effettivamente in Italia, mi dite che colpa ne hanno le imprese? E’ ovvio che facciano il proprio interesse e non quello di tutta l’Italia, per questo dovrebbe esserci il Governo, e chi l’ha votato? Gli italiani, in ultima istanza siamo sempre noi i colpevoli della nostra situazione.
Purtroppo in Italia non abbiamo ancora capito che non possiamo fare concorrenza alla Cina sui suoi stessi prodotti a scarsa o nulla tecnologia (vedi settore tessile) ma possiamo vincere la dove abbiamo delle specificita’!
Smettiamola di voler salvare a tutti i costi i settori vecchi e non concorrenziali, impegniamo le risorse e le energie la dove serve.
L’apertura dei mercati siamo noi (Italia) che l’abbiamo fatta diventare un problema per noi e non un opportunita’, cosi’ pure per l’euro, se non sappiamo sfruttare le opportunita’ non e’ certo colpa di Valentino Rossi o di un’impresa che produce caschi.
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vinozzi
December 19th, 2009 at 20:05
Il problema Cina è un grossissimo problema, che sarebbe bene analizzare con precisione. Sicuramente è un problema per chi, come me, non è un imprenditore, perchè, in questo caso, la Cina può essere una grossa opportunità di far soldi facili.
Il prodotto cinese è caratterizzato da medio-bassa qualità e da un costo bassissimo. Prendiamo il settore tessile ad esempio: è un settore caratterizzato da piccole imprese e da un prodotto facilmente copiabile.
L’innovazione è una stada percorribile fino ad un certo punto, perchè i cinesi ti copiano l’idea in un secondo, cercare di combatterli giocando al ribasso è pura pazzia….. precarizzare gli operai per vendere a minor prezzo è inutile….noi, con le nostre insignificanti imprese, non potremmo mai competere con i cinesi…l’unica strada è aumentare a dismisura la qualità del prodotto….differenziarlo da quello cinese, farsi un mercato di nicchia, dove però sfondare senza temere nessuno. Purtroppo tutto ciò è dispendioso e la nostra classe dirigente…i Valentino, i Lapo, gli Elkaan ecc.. preferisce mandare in mezzo la starda i nostri operai e produrre in Cina per poi vendere in Italia con guadagni stratosferici, e investendo nel marchio….e allora abbiamo la bella “V” di Valentino, il simpatico spot Fiat, ecc…..
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