December 17, 2009

Posted by: mutello

Category: Ecologia, Tutto il resto

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il foie gras e la lega antivivisezione

Gentilissimi di Controverrsial,
l
Qualche settimana fa, leggendo Panorama, sono venuta a conoscenza del procedimento che si attua per produrre il foie gras. Lo riassumo brevemente:
si somministra in modo forzato ad un’oca costretta a vivere in una gabbia delle sue stesse
dimensioni,una palla di mais cotto e salato del peso di 500 grammi fino a otto volte al giorno
utilizzando un tubo infilato nella gola.
Il trattamento, prolungato per alcune settimane porta alla fine ad una malattia la steatosi Epatica, con un ingrossamento del fegato da 7 a 10 volte.
Questa crudele pratica, vietata l’anno scorso è tornata in vigore quest’anno,grazie alla legge 306 art.12bis del 27/12/2004.
Di seguito elenco i nomi dei parlamentari che hanno proposto gli emendamenti peggiorativi in materia di ingozzamento e spiumature di oche ed anatre:
- Sen. Gaetano Antonio Pellegrino – UDC – Grigliano (Napoli)
- Sen. Gino moncada – UDC – Roma
- Sen. Ugo Bergamo – UDC – Chioggia Merano (Venezia)
- Sen. Michele Forte – UDC – Terracina Fondi (Latina)
- Sen. Piergiorgio Stiffoni – Lega Nord – Traviso, Castel Franco Veneto
- Sen. Luciano Falcieri – Forza Italia – Porto Gruaro (Venezia)
- Sen. Cosimo Ventucci Sottosegretario (Roma Ciampino)
- On. Filippo Misuraca – Forza Italia – Caltanisetta
- On. Maria Burani Procaccini – Forza Italia – Roma
- On. Manlio Collavini – Forza Italia – Udine
- On. Pieralfonso Fratta Pasini – Forza Italia – Verona
- On. Ugo Maria Grimaldi – Forza Italia – Enna
- On. Giovanni Jacini – Forza Italia – Soresina (Cremona)
- On. Giuseppe Marinello – Forza Italia – Sciacca (Agrigento)
- On. Mario Masini – Forza Italia – Marino (Roma)
- On. Riccardo Ricciuti – Forza Italia – Aprilia (LAtina)
- On. Giuseppe Romele – Forza Italia – Brescia Roncadelle
- On. Gianluigi scaltritti – Forza italia – San Benedetto del tronto
- On. Francesco Zama – Forza Italia – Fermo (Ascoli Piceno).

La LAV (Lega anti-viviseszione) si é già appellata in Parlamento e quindi c’é speranza che la situazione muti, ma i tempi sono purtroppo sempre molto lunghi.
Oggi in Italia soprattutto in provincia di Pavia, circa 25.000 volatili subiscono l’atroce uccisione per intubamento.
Sofferenza muta, devastante imposta con metodicità e freddezza, estrema violazione dei più elementari diritti alla vita.
Volevo che lei sapesse.
L’Oca, da sempre compagna dell’uomo, é un animale ricco di emotività, generoso, intelligente.
La sua sofferenza assurge a simbolo di tutte le sofferenze che ogni giorno gli animali subiscono per mano dell’uomo.
Basti pensare alle migliaia di animali che vengono utilizzati per test di laboratorio, per esperimenti cruenti e scientificamente inaffidabili.
Conigli, topi, criceti,scimmie vengono avvelenati, ustionati, accecati,mutilati,obbligati ad ingerire sostanze di ogni genere.
Se a ciò si aggiunge che la vivisezione é praticata soprattutto per interessi commerciali e di carriera e per mettere sul mercato numerose specialità farmaceutiche in gran parte inutili (oltre 13.000 nel nostro servizio sanitario mentre L’Organizzazione mondiale della Sanità ne considera necessarie solo 400) ecco che la lotta agli scandali, alle frodi. alle ingiustizie, diventa lotta per la Vita, rispetto per la sofferenza nelle sue forme più umili, amore profondo ed incondizionato per la natura e per tutte le sue manifestazioni.
Scrive Asor Rosa :
“Se ci si sofferma a riflettere anche solo per pochi istanti sull’attuale, terribile, nefanda bestialità degli uomini, si diventa più disposti a concedere la nostra attenzione ed il nostro vigile ascolto alla mite umanità delle cosiddette Bestie”.
La ringrazio di cuore per l’attenzione accordatami e, in attesa di applaudirla a Genova la sera del 5 maggio, le porgo i miei più cordiali saluti.

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December 16, 2009

Posted by: mario

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La diffusione delle fumonisine

Caro Controversial
non bisogna fare di ogni erba un fascio e considerare che oltre alleaflatossine,del resto presenti solo in annate con particolari condizioni climatiche, sono dannose le fumonisine sostanze cancerogene. Al riguardo la situazione in Italia è la seguente:
(ACCUMULO DI FUMONISINE IN IBRIDI DI MAIS DI DIFFERENTE MATURITA) O- EFFETTI DELLA PRECOCITA’ DEGLI IBRIDI, DELL’EPOCA DI RACCOLTA E DELL’AMBIENTE SULLA DIFFUSIONE DELLE FUMONISINE IN MAIS.
1Berardo Nicola., 1Pisacane Vincenza, 2Vannozzi GianPaolo, 2Baldini Mario,3Miele Sergio, 3Salera Estilio, 4Marocco Adriano, 5Colombo Giorgio, 5Maggiore Tommaso.

1Istituto Sperimentale per la Cerealicoltura, 24126 Bergamo, 2DPVTA, Università di Udine 3Dip. Agronomia e Gestione Agroecosistema, Università di Pisa, 4Università Cattolica S. Cuore, 29100 Piacenza, 5DIPROVE, Università di Milano.
Metodologia sperimentale
Nel 2002 e nel 2003 sono stati valutati 8 ibridi commerciali di mais di diversa classe di maturità FAO (300 – 700) in prove replicate, in 6 località. Le località erano così distribuite: 2 in Lombardia, 1 in Piemonte, 1 in Toscana; in Friuli erano presenti due località nel 2002 ed una nel 2003. Lo schema sperimentale adottato è stato il blocco randomizzato con quattro ripetizioni. La parcella elementare era costituita da quattro file, distanti 0.7 m e lunghe 5.2 m. Gli ibridi sono stati allevati secondo le normali tecniche agronomiche. Allo stadio di 4a foglia si è provveduto al diradamento manuale per ottenere una densità di 7-7.5 piante per metro quadrato.
Sono stati effettuati due campionamenti di spighe: a 60 ed a 75 giorni dalla fioritura. Le spighe sono state raccolte su una delle file centrali. I campioni così prelevati sono stati pesati e posti in essiccatoio a 40 °C fino a raggiungimento di peso costante. Successivamente si è determinato il peso dei campioni essiccati e calcolata l’umidità delle spighe alla raccolta. Dopo la sgranatura è stato ottenuto un subcampione di 500 g che è stato conservato per le successive valutazioni analitiche. Un campione di circa 200 grammi è stato macinato utilizzando un mulino tipo Cyclotec con vaglio di 1mm ed i campioni così ottenuti sono stati conservati in barattoli di polietilene a chiusura ermetica fino al momento delle analisi. E’ stato determinato su ogni singolo campione di farina di mais il contenuto in fumonisine con il metodo immunoenzimatico RIDASCREEN®FAST Fumonisin (R-Biopharm).

Risultati

Confronto tra classi FAO nelle due epoche di raccolta.

La diffusione delle fumonisine è stata rilevante nei due anni di prova superando sempre la soglia limite di 5ppm (Figure 1 e 2). Tuttavia fra i due anni si sono rilevati intervalli di concentrazione diversi: da 5 a 11 ppm nel 2002 e da 7 a 30 ppm nel 2003. Per quanto riguarda le differenze tra gli ibridi, quelli di classe 700 presentano in entrambi gli anni un maggior accumulo di fumonisine. Differenze più contenute si sono registrate tra gli ibridi appartenenti alle classi più precoci. L’epoca di raccolta ha avuto un effetto significativo nel 2003, in cui il grado di infezione è stato elevato per tutte le classi di maturità considerate. Nel 2002, invece, le differenze tra la prima e la seconda epoca di raccolta sono risultate significative solo per le classi FAO 600 e 700. In particolare il contenuto medio in fumonisine nei due anni è stato compreso fra 6 e 14 ppm nella prima epoca e da 11 a 20,5 ppm nella seconda, passando dalle classi più precoci a quelle più tardive.

Confronto tra località nelle due epoche di raccolta.

Nel 2002 il livello di contaminazione in fumonisine nelle diverse località di prova è variato per la prima epoca di raccolta da 3 ppm fino a 8 ppm rispettivamente per le località di Rottaia in Toscana e Camino in Friuli (Fig. 3). La seconda epoca di raccolta ha evidenziato mediamente valori più elevati in tutte le località di prova, in un intervallo compreso tra 5 e 12 ppm corrispondenti, rispettivamente, alle località di Vigone in Piemonte e Luignano in Lombardia. Nel 2003, i valori medi di fumonisine sono stati decisamente più elevati rispetto all’anno precedente. L’unica località che ha fatto registrare un livello di contaminazione vicino al valore soglia è risultata Vigone in Piemonte, alla prima epoca di raccolta con un contenuto medio di 5ppm mentre, alla stessa epoca il valore più elevato è stato misurato a Luignano in Lombardia con 22ppm. Anche nella seconda epoca Vigone si è mostrata la località meno contaminata da fumonisine con un valore pari a 9 ppm, superiore comunque al limite in discussione. Alla stessa epoca, la località maggiormente contaminata da fumonisine è risultata Rottaia con valori superiori a 50 ppm.

Variazioni percentuali in fumonisine in relazione all’epoca di raccolta e alle classi FAO.

Dal confronto fra le classi FAO degli ibridi impiegati e le due epoche di raccolta nei due anni di prova risulta evidente la maggiore contaminazione in fumonisine nella seconda epoca di raccolta rispetto alla prima (Tab. 1). Solo l’ibrido della classe FAO 400 mostra una contaminazione pressoché analoga nelle due epoche di raccolta., mentre il confronto è sempre decisamente sfavorevole della seconda epoca rispetto alla prima con differenze che vanno dal 24 fino al 62 % di contaminazione in più, rispettivamente per le classi 500 e 700 nel primo anno di prova. Un situazione simile è stata registrata anche nel 2003 dove le differenze tra epoche di raccolta per le diverse classi di maturità sono diventate decisamente più significative ed evidenti con differenze percentuali che variano dal 32 all’85% corrispondenti, rispettivamente, agli ibridi di classe 400 e 500.

Conclusioni

E’ stata rilevata una maggior suscettibilità alla contaminazione da fumonisine delle classi FAO più tardive. Un fattore che è in grado di influire negativamente sul livello di contaminazione è rappresentato dall’epoca di raccolta. Si è osservato, infatti, che ritardando di 15 giorni questa operazione, si ottiene un incremento della concentrazione in fumonisine compreso fra il 60 e l’85%, a seconda dell’anno considerato e legato alle classi FAO tardive.
La presenza di fumonisine è un aspetto caratterizzante la produzione nazionale di mais nonostante si osservino variazioni in funzione della stagione agraria, dell’andamento climatico, e della località. Le possibilità di controllo derivano dall’impiego di ibridi di classi di maturità idonee per un particolare ambiente di coltivazione, dall’assenza di stress idrico, dall’adozione di rotazioni e arature adeguate per contenere le fonti di inoculo e dal controllo della piralide per mantenere l’integrità delle spighe e degli stocchi.

DIDASCALIE

Figura 1 -2 Contenuto in fumonisine totali (media di 6 località) negli 8 ibridi in prova (A – H) e nelle 2 epoche di raccolta nel 2002 e 2003. In parentesi il numero totale dei campioni analizzati per ciascun ibrido.

Figura 3 Contenuto in fumonisine totali (media di 8 ibridi) in 6 località, per 2 epoche di raccolta nel 2002 e nel 2003.

Se interessa posso mandare anche le figure
Grazie

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December 16, 2009

Posted by: mario

Category: Ecologia, Tutto il resto

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le onde elettromagnatiche e i tumori

Caro Controversial,

Siamo sicuri che non esistano correlazioni fra onde elettromagnatiche, cibi “sofisticati” o altro, con i tumori, leucemie e altre malattie, soprattutto infantili ?
Sono il padre di un bimbo di 3 anni e mezzo a cui è stato diagnosticato un “neuroblastoma surrenale” in data 12.12.2005.
Mio figlio è stato operato il 20 novemgre, il 24 fortunamente siamo riusciti a rientrare a casa; da allora abbiamo effettuato diversi esami per “studiare” il tumore e molto fortunamente, per mio figlio e per noi, non è necessaria nessuna cura, nemmeno la chemio.
Dovremmo eseguire diversi controlli per i prossimi 5 anni, per verificare l’eventuale formarsi di masse tumorali, ad oggi non diagnosticate.
Io vivo in Romagna, abbiamo curato ns figlio all’ospedale Infermi di Rimini, trovando personale competente, umano e solidale con il dolore che abbiamo sopportato.
Ho scoperto mio malgrado che in questo momento, presso il medesimo ospedale sono presenti in cura diversi bambini, dai 6 mesi agli 8 anni, residenti in una zona di 15 km di raggio, con epicentro Cesenatico.
Sarà una casualità?
Vi scrivo per sapere come posso collaborare per capire o aiutare a sensibilizzare quanti sono indifferenti a questo problema.
Una battuta molto semplice:
“dicono che la fortuna è cieca; ma la sfortuna ci vede benissimo !!!!”

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gli additivi nei cibi

Nei paesi industrializzati le persone mangiano
tra i 6 e 7 chili di additivi ogni anno

Un panino di grano tenero con prosciutto e senape in una bella confezione triangolare di plastica, un pacchetto di patatine salate all’aceto, e una bottiglietta di una bevanda gassata all’arancia: è il genere di pranzo che le persone dei mondo occidentale mangiano ogni giorno. Sembra gustoso, non è particolarmente consigliato per la salute, ma è sicuramente un pranzo conveniente e che sazia. E si trova sulla mia scrivania.
Il panino al prosciutto contiene non meno di tredici additivi con funzioni strane: emulsionanti, agenti trattanti, stabilizzatori, regolatori di acidità (indicati sulla confezione con una « E » seguita da un numero). Ci sono anche degli ingredienti sorprendenti: che cos’è il frumentone e perché non lo ho mai usato quando ho fatto il pane? Perché il prosciutto affumicato dovrebbe avere bisogno di acqua? Apparentemente le patatine sono adatte a vegetariani e ai celiaci, ma contengono ancora degli esaltatori di sapidità: glutammato monosodico e ribonucleotide di sodio. E la bibita? Contiene l’8% di succo d’arancia e poi sciroppo di glucosio-fruttosio, zucchero, aspartame e saccarina, conservante, aroma, colorante e qualcosa chiamato cloud (che, a chi interessa, è lo stabilizzatore E1450).
Nel 2000, l’industria alimentare ha speso circa venti miliardi di dollari per dare al nostro cibo un aspetto più carino, un gusto migliore e una durata maggiore. Si tratta di un grande giro di affari, indotto dall’enorme bisogno che i paesi industrializzati hanno di nutrire a buon mercato – e con profitto – moltissime persone. L’industria degli additivi alimentari è convinta che questi prodotti chimici semplifichino la nostra vita. Permettono al nostro cibo di rimanere fresco per un tempo maggiore e hanno reso possibile il concetto di «cibi pronti». Senza gli additivi, sostengono, dovremmo spendere molto più tempo in cucina. Dovremmo anche impiegare più tempo per fare la spesa, dato che il nostro cibo durerebbe solo un paio di giorni prima di iniziare ad andare a male. E poi dimenticatevi la margarina (che non contiene grassi saturi), i piatti a basso contenuto calorico e i prodotti con vitamine aggiunte. Come dice la Federation of European Food Additives and Food Enzymes Industries, «l’utilizzo di additivi alimentari… ha reso possibile la preparazione in larga scala di cibo buono e sano a prezzi economici… in effetti, molti dei cibi odierni non esisterebbero senza additivi».1

E’ facile immaginare la discussione sugli additivi alimentari come un dibattito tra chimica e natura, ma non è affatto così semplice. Per secoli, gli uomini hanno usato sostanze naturali, quali sale e fumo, come mezzo per conservare il cibo. Nelle società primitive dove l’esito di una battuta di caccia non poteva essere certo e i raccolti potevano facilmente essere vittime di malattie, la ricerca di un modo per conservare le eccedenze di cibo era di vitale importanza.
Ai giorni nostri, in rapporto al loro peso, meno dell’1% degli additivi alimentari servono alla conservazione del cibo. Il 90% è rappresentato da quelli conosciuti come additivi «cosmetici»: aromatizzanti, coloranti, emulsionanti (per rendere il cibo più omogeneo nella vostra bocca), addensanti e dolcificanti. Sono queste sostanze quelle che preoccupano maggiormente chi si batte contro gli additivi. Mascherando ingredienti base insipidi e di bassa qualità, sostanze dei genere possono convincerci che stiamo mangiando qualcosa che è migliore dell’insieme delle sue parti. Solo chi ha un’elevata conoscenza di come agisca ogni sostanza può essere sicuro dì quello che sta mangiando. E ciò è preoccupante.
Il mercato mondiale degli aromi è di tre miliardi e seicento milioni di dollari ogni anno.(2) La sintesi degli aromi è un processo estremamente complesso e molti produttori custodiscono gelosamente le loro formule. Anche un sapore che potremmo considerare semplice – per esempio, di banana o di mela – è il prodotto dì un centinaio di reazioni chimiche. La quantità di aromi chimici necessaria a rendere la mia bevanda gassata più «aranciosa» è minima. I produttori non devono nemmeno fornire i dettagli di cosa sia contenuto in questo aroma, tutto quello che devono dire è se è naturale o artificiale.

Anche questa distinzione è ingannevole. Le disposizioni dell’Unione Europea prevedono che il termine «aromi naturali» possa essere usato solo per sostanze aromatizzanti estratte da materiali animali o vegetali, ma non viene richiesto che l’aroma naturale alla fragola dei vostro yogurt debba provenire da una fragola. Tutto quello che vuole dire è che è stato estratto da una fonte naturale.
La lettura dei siti Internet dei produttori di aromi è un’esperienza surreale. Un sito descrive un’«emulsione di aroma naturale al lime… omogeneizzata, resistente al calore, con certificazione kasher e senza sali». Puoi comprare concentrato di birra in polvere, liquidi che imitano il sapore di panna densa e di torta al burro. Finché provengono da fonti naturali, molti consumatori non lo sapranno mai.
I dolcificanti artificiali sono un altro settore immensamente redditizio. Il gruppo industriale Britain’s Food Additives and Ingredients Association giustifica la popolarità dei dolcificanti facendo riferimento alla salute: «Il sovraconsumo è collegato all’obesità e al diabete, per cui i dolcificanti senza contenuto energetico sono ovviamente desiderabili in molti cibi»(3) Le persone preoccupate dall’assunzione di zuccheri, possono ora scegliere tra un’ampia varietà di cibi con pochi zuccheri, senza sacrificare quel dolce sapore che cercano.
Ma c’è un’altra potente ragione per esagerare la dolcezza senza zuccheri: il costo. Mentre addolcire un litro di bevanda con lo zucchero costa circa sei centesimi di sterlina, il dolcificante privo di zucchero più venduto, l’aspartame, ne costa solo due. La saccarina costa meno di mezzo centesimo.(4) In tutto il mondo vengono usati ogni anno approssimativamente quindicimila tonnellate di dolcificanti sintetici.(5)

Sia le industrie di additivi alimentari sia gli organi regolatori, come la Food Standard Agency della Gran Bretagna, sono convinti che i dolcificanti naturali siano sani. Ma coloro che sono contrari sostengono che sussistano dubbi considerevoli a proposito di molti dei prodotti più usati. Gli esperti di tumori hanno espresso dubbi circa gli esperimenti su un dolcificante, l’acesulfame-K, e hanno richiesto controlli più rigorosi; un vice Direttore Generale Federale della Sanità degli Stati Uniti in riposo ha detto che «è probabile che l’acesulfame-K può essere cancerogeno… e che dovrebbe essere eseguita un’apposita ricerca a lungo termine su topi e ratti».(6) E’ stato dimostrato che la saccarina provoca il cancro nei roditori e a quanto si dice l’aspartame è stato collegato ad effetti neurologici come le vertigini e l’emicrania.(7)
In Gran Bretagna la sicurezza degli additivi alimentari è determinata dalla Commissione Europea sulla sicurezza dei cibi. Ci sono prove di grandi pressioni dietro le quinte, con l’industria alimentare che cerca di influenzare l’Unione Europea. E neppure la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ne è immune. Nel 1977 uno studio canadese confermò dei test iniziali che avevano dimostrato che i ratti sviluppavano il tumore alla vescica quando venivano nutriti con alte quantità di saccarina e la Food and Drug Administration propose un bando totale. In seguito a una protesta pubblica, senza dubbio sovvenzionata dai produttori, il Congresso ordinò una moratoria e poi emanò una legge che richiedeva che i prodotti contenenti saccarina dovessero portare l’indicazione sull’etichetta di essere potenzialmente nocivi. Anche questa richiesta ora è stata limitata.
E’ chiaro che il pubblico inglese è preoccupato per la sicurezza dei cibo: una ricerca della compagnia di sondaggi Mintel ha mostrato che il 44% dei consumatori è preoccupato al riguardo e il 36% degli adulti crede che dovrebbe esserci un’etichettatura più chiara a proposito degli ingredienti, degli additivi e degli «E seguiti dai numeri». Non c’è dubbio che facciano bene a preoccuparsi. Ma inasprire le condizioni di etichettatura non porterà necessariamente a una soluzione. Mentre i comitati di controllo stimano che ci sono cinquecentoquaranta composti di additivi alimentari sicuri per il consumo umano, sussistono dubbi sulla sicurezza di centocinquanta di questi. Trenta potrebbero addirittura causare danni duraturi a chiunque li consumi. (8)

L’Autorità sulla Sicurezza Alimentare dell’UE ha annunciato nel marzo 2003 che avrebbe cambiato i criteri di regolamentazione degli aromi: dal luglio 2005 saranno autorizzati solo gli aromi che fanno parte di un «elenco sicuro». L’elenco comprenderà solo sostanze valutate secondo una procedura stabilita e risultate appunto sicure. è un buon inizio, ma ancora una volta il messaggio sembra essere chiaro: se il cibo viene considerato «sicuro», l’Europa non si preoccuperà di controllare di che cosa è fatto. Dunque non c’è differenza tra vere fragole e l’aroma di fragola frutto di dozzine di composti chimici?
Ebbene, in questo momento, no. Ma ciò di cui noi vogliamo parlare è che cosa ci mettiamo in bocca e il fatto che tutti questi additivi alimentari stiano perpetrando una sorte di frode a danno di tutti noi. Se compro un panino al prosciutto voglio sentire il sapore reale dei prosciutto, non uno strano miscuglio di tessuto animale aromatizzato con prodotti chimici. Non voglio dover leggere le parti stampate in piccolo sulla mia bibita alla frutta per vedere se contiene dolcificanti.
Il cibo fresco e ben cotto possiede già di per sé tutto l’aroma e la consistenza di cui ha bisogno.
Alcune di queste cose interessano le scelte che compiamo, ma la maggior parte riguardano scelte che sono fatte per noi dai venditori e dai produttori. Fare pressioni per introdurre delle regole migliori è una cosa facile, e la prossima volta che andate al supermercato fermatevi un momento a dare un’occhiata alle scritte piccole: se c’è qualcosa che ha un aspetto che non vi piace, non compratela. I produttori e i rivenditori non ci metteranno molto a capire l’antifona.

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vivere al di sotto della soglia di povertà

Pensate che certe popolazioni dei cosidetti “paradisi tropicali” che vivono al di sotto della soglia di povertà (anche con i messaggini), non sanno nemmeno cosa è un interruttore per accendere una lampadina! E non mi venite a dire che esistono le multinazionali che hanno messo su delle fabbriche in questi paesi e che quindi il “benessere” arriva o arriverà anche lì. Se così fosse perché allora quelle popolazioni continuano a vivere al di sotto della soglia di povertà????? Forse lo sapete già, ma in quei paesi le multinazionali fanno delle pressioni sui rispettivi governi per “uccidere” la democrazia a loro vantaggio, facendo in modo che vengano emanate delle leggi che permettano a loro di sfruttare il lavoro anche dei bambini!!! Quindi per me l’idea è senza dubbio costruttiva. Però mi permetto di allargare, ma di poco, il discorso sugli aiuti. Quanti di voi sanno che le popolazioni, non solo quelle colpite dallo tsunami, possono essere aiutate attraverso gli strumenti della finanza etica e del microcredito (www.finanza-etica.org) e del commercio equo e solidale (www.equo.it)? Informatevi e vedrete quanto è possibile fare per avere un mondo migliore. E cioè tanto! Anche boicottando le multinazionali che hanno fabbriche in questi “paradisi tropicali”. Come al solito, basta informarsi per capire chi sono queste multinazionali…
Mi chiedo quanti di quelli che hanno mandato i messaggini, che è un modo velocissimo per mettere a tacere la propria coscienza, sono disposti a rinunciare all’uso del cellulare per un mese, dando i soldi risparmiati a quelle popolazioni? Anche attraverso l’idea proposta dal signor Alberto Sumbo. Ci guadagnereste per diversi motivi, anche per la vostra stessa salute, perché non crediate che i cellulari non facciano male. Sia chiaro.
Ritornando all’idea del signor Sumbo, io direi che gli eventuali soldi raccolti potrebbero essere usati non solo per avere delle auto che non inquinano, ma anche per produrre energia pulita per le quotidiane attività della vita, non vi pare?
Saluti

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December 15, 2009

Posted by: saturniade

Category: Ecologia, Tutto il resto

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Le lampadine a led

Ai pazzi che scrivono su questo blog.

Le lampadine a led da installare al posto delle lampadine tradizionali esistono già e sono in vendita all’estero. Date uno sguardo a questo sito:
www.ledtronics.com
Però come vi renderete conto costano una follia.
Ho trovato in un noto negozio di elettronica le lampade dicroiche a led (consumo 1W) da sostituire alle corrispondenti alogene nei faretti. Costano 20 euro l’una!!
Se tentate di comprare i led in un negozio di elettronica italiano per costruirvele pagherete i led da 1 a 2 euro ciascuno e ancora il gioco non vale la “candela”.
Io ho comprato da un tizio di Hong Kong dei led superluminosi a un ottimo prezzo e mi sono costruito un kit di retrofit per i lampioncini del giardino. Eccone uno in funzione (inaugurato la sera del “M’ilumino di meno”):
www.geocities.com/lucazaggia/Lampioncino.jpg
vanno ch è una meraviglia ma alla fine non si risparmia molto sull’acquisto (anche se si risparmia comunque sull’energia). Le vecchie lampade a basso consumo le ho messe in pensione.
Nell’altra immagine i miei collettori solari autocostruiti (ieri 16 Febbraio mi hanno dato 200 litri di acqua a 40 gradi):
www.geocities.com/lucazaggia/Pannelli.jpg
Saluti Luca

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l’ALCOOL ETILICO come combustibile

Mi presento: sono uno studente di 5° superiore e frequento lo Scientifico Tecnlogico presso l’ITIS “G. Capellini” della Spezia.

Parlando a scuola di inquinamento con i miei compagni di classe e insegnanti ci siamo posti alcuni quesiti:

1) Come mai si continua ad utilizzare cobustibili inquinanti?

Le risposte che sono venute fuori tra di noi sono state i classici luoghi comuni:
perchè “i petroliferi comandano il mondo”
perchè “costa di meno”
perchè “conviene”

2) Esiste qualche combustibile non inquinante?

Dopo qualche ricerca sul Web e confrontandolo con quello che ci insegnavano di chimica (stiamo facendo chimica organica) ci siamo risposti l’ALCOOL ETILICO!!

3)come mai non viene utilizzato l’ALCOOL ETILICO facilmente ricavabile da quasi qualunque cosa in fermentazione?

(ecco un altro luogo comune)
Perchè, lo sanno tutti, il motore a scoppio va solo a benzina!
QUESTA è UNA S..ATA: NON é VERO, i motori a scoppio possono andare tranquillamente ad alcool, tanto è vero che “il motore ad alcool” è una tecnologia che possiede da tantissimo tempo anche la FIAT:

andando sul sito della FIAT brasiliana – www.fiat.br – si può trovare un’automobile, la Fiat Palio (che viene venduta anche in italia) nella versione Fiat Palio FLEX.
Il motore FLEX è un motore, che chissà come mai viene venduto solo in brasile, che va sia ad alcool etilico che a benzina, o con una miscela delle due.

La prof. di Biologia che l’ALCOL ETILICO è facilmente ricavabili dalla fermentazione (da quella “dell’amato vino” a quella degli escrementi!)
Per di più il ciclo del Carbonio rimane inalterato:
supponiamo di produrre Alcool tramite la fermentazione del grano;
ecco una volta trasformato il grano in alcool e bruciato viene prodotto:
CH3COH+O2—>H20+CO2
SI solo semplice acqua e anidride carbonica.
Questa acqua e anidride carbonica dispersa nell’atmosfera NON INQUINA E NON SCONVOLGE L’EFFETTO SERRA POICHE’ LA STESSA QUANTITA DI ANIDRIDE CARBONICA VIENE RI-ASSORBITA DALLE PIANTE (CHE VENGONO UTILIZZATE PER LA PRODUZIONE DELL’ALCOOL) TRAMITE LA FOTOSINTESI.

CONCLUDENDO,
la domanda che io vi pongo è:
Perchè si continuano a spendere migliardi per un’ipotetica conversione ad idrogeno (tecnologia che a mio avviso non risolve l’inquinamento!*) quando esiste una tecnologia pulita a basso costo (quella dell’ALCOOL) che esiste gia’ da anni e che non viene utilizzata?
Perchè non rompete un po’ questo tabu’ che va avanti ormai da anni!?
Perchè non fate una campagna pubblicitaria seria a favore di questo sviluppo?!

Ma se a tutto questo ragionamento lo capiamo arrivati noi di 5° superiore perchè non lo spiegate meglio con l’aiuto di “testoni, ingegneri, fisici, chimici e scienziati” ai GOVERNATORI, ai POLITICI sia di MAGGIORANZA che di OPPOSIZIONE!!!!

La scienza e il progresso (quello “buono”) si basano sulla conoscenza!!

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inquinamento da riscaldamento

ciao amici

Si parla tanto di inquinamento da Automobili ma molto meno di quello da riscaldamento, per non parlare dei consumi sia per riscaldare che per raffreddare.
Pensate che esiste un materiale isolante, il quale serve per ereggere muri perimetrali. questo materiale ha delle caratteristiche di isolamento straordinarie (per i tecnici il coeff. termico K 0,26) e in più costa meno dei mattoni. Viene prodotto in germania dove lo usano da anni e permette di coibentare le abitazioni al punto che si risparmia oltre il 60% del costo di riscaldamento e isola anche dal caldo estivo.

Permette inoltre di far risparmiare le imprese edili perchè consente di impiegare un sesto di mano d’opera nella realizzazione delle stutture, con conseguente diminuzione dei costi generali. (le case costerebbero meno).

Ma in Italia si continua a costruire con i mattoni che hanno un coefficente termico altissimo, quindi non isolano affatto e noi ci troviamo bollette da paura.
Abbinato poi ad un impianto Geotermico basato su una semplice tubazione dove circola ARIA (che sfrutta la temperatura del terreno a 4 mt di profondità si porta la temperatura esterna che può essere sotto ZERO o a 40 gradi ad una temperatura costante di 10 gradi senza aver consumato energia.
Pensate che in Svizzera le agenzie immobiliari che vendono case costruite con questi criteri sul contratto di compravendita si possono permettere di scrivere quanto si spenderà per il riscaldamento e lo usano come argomentazione commerciale, coi miei occhi ho visto un contratto di compravendita dove una casa da 120 m2 veniva garantito un consumo annuo di 700 franchi svizzeri all anno (circa 460 euro) per il riscaldamento, in svizzera fa freddo !!

Questi Impianti pensate che costano meno di quelli tradizionali, ma non vengono usati per vera ignoranza, in Italia a livello edilizio siamo all’ età della PIETRA (infatti usano le pietre per ereggere muri).

Aiutare a diffondere questa info farà si che i committenti chiedano soluzioni innovative e i progettisti saranno costretti ad usare queste innovazioni, altrimenti saranno tagliati fuori dal mercato, e nel nostro piccolo potremo finalmente ridurre consumo e inquinamento.
Carlo

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ECOCENTRICO, il portale che fa bene all’ambiente

C’è sempre più bisogno di pensare ecosostenibile. Ecocentrico nasce proprio per questo: per promuovere e diffondere una cultura ecocentrica che contribuisca alla presa di coscienza che la sostenibilità ambientale passa da una visione egocentrica ed individuale ad una più ampia visione collettiva e globale, che migliori la qualità della vita ed il benessere di tutti, per creare un luogo migliore in cui vivere meglio.

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RDR SYSTEM

RDR SYSTEM
L’Amministrazione Comunale intende andare ben oltre gli attuali risultati della raccolta differenziata dei rifiuti, pensando all’adozione di sistemi alternativi di tipo obbligatorio .
Gli attuali sistemi attuati a livello nazionale sono:
- Sistema con contenitori personalizzati più l’uso di campane vetro-ferro, carta, plastica più bidoni per l’organico ( come avviene nel Comune di Gonzaga) ;
- sistema porta a porta per le frazioni secche;
- sistema porta a porta spinto.
Questi metodi richiedono un certo impegno da parte delle famiglie senza ottenere vantaggi economici sull’intero servizio.
Per queste ragioni l’Amministrazione Comunale ha deciso di sperimentare l’avvio di un sistema innovativo che dovrebbe consentire una alta raccolta differenziata pari al 90% circa, senza l’aggravio dell’attuale tariffa, anzi con riduzioni significative della stessa.
Il nuovo sistema, unico nel suo genere, prevede la dotazione di un elettrodomestico ad uso famigliare e di un unico cassonetto stradale accessibile con chiave, per gruppi di famiglie.
R.D.R. SYSTEM ha conseguito il brevetto d’invenzione EUROPEO e AMERICANO, inoltre, ha ottenuto il 1° premio al concorso europeo “ Inno Tender”.
Attualmente è oggetto di studio per una tesi presso l’Università di Parma.
Pegognaga è il primo Comune d’Europa ad adottare questa sperimentazione.
Elettrodomestico RDR – modello per esterno

Con R.D.R. System i rifiuti secchi saranno tutti in un unico cassetto, divisi e compattati.
L’organico, invece, verrà immediatamente eliminato tramite la rete fognaria, evitando la formazione di cattivi odori e di insetti fastidiosi.

Elettrodomestico RDR – modello ad incasso
Il cassonetto contiene nove frazioni di rifiuto completamente separate tra di loro: vetro, metalli, plastica eterogenea, P.E.T., carta e cartone, indifferenziato, pile, medicinali scaduti, olio vegetale, ( la decima frazione, l’organico, viene eliminata tramite la rete fognaria).
I cassonetti vengono svuotati in collaborazione con TEA s.p.a.
Il cassonetto
Con l’acquisto di venti elettrodomestici R.D.R. e tre cassonetti stradali R.D.R. il Comune di Pegognaga , in collaborazione con lo studio R.D.R. di Pegognaga, ha dato avvio, a partire dal giorno 19 luglio 2004, al progetto pilota sperimentale coinvolgendo venti famiglie che per la durata di un anno utilizzeranno il nuovo sistema per la raccolta differenziata dei rifiuti.
I nuclei famigliari sono stati individuati in tre gruppi appartenenti a quartieri diversi, essi hanno una composizione di membri che varia per numero e per età. Il totale delle persone coinvolte è 80.
Una commissione nominata dall’amministrazione comunale svolge il compito di seguire l’andamento dell’anno sperimentale, sia per quanto riguarda la qualità e l’entità della raccolta differenziata, sia come i cittadini dediti alla sperimentazione recepiranno questa innovazione.
L’andamento della sperimentazione per la raccolta differenziata dei rifiuti che si sta attuando nel Comune di Pegognaga è in atto da sei mesi, i risultati fin qui ottenuti sono molto positivi:
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lo svuotamento dei cassonetti è avvenuto ogni 15 giorni
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la divisione delle singole frazioni è risultata ottima
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la raccolta differenziata ha raggiunto il 92%
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le famiglie stanno utilizzando l’elettrodomestico con diligenza e giudicano il nuovo sistema semplice e molto utile allo scopo
Parlare di RDR SYSTEM e limitarsi alla sola percentuale di raccolta differenziata è molto riduttivo in quanto siamo di fronte ad una innovazione che consente il raggiungimento di notevoli risultati positivi per l’ambiente, per l’economia energetica e per le famiglie.

I dati in nostro possesso ci consentono di stimare una proiezione attendibile su base annua per l’intero comune:
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tutti i materiali post consumo, riciclabili, il 65% circa del totale dei RSU, vanno all’industria in ottimo stato pronti per la loro trasformazione in nuova materia quindi in nuovi prodotti
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l’organico di cucina, che rappresenta poco meno del 30% del totale dei RSU, viene eliminato attraverso la rete fognaria, arricchendo l’apporto organico al depuratore e migliorandone il funzionamento.
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dal 6 al 9% sono rifiuti non riciclabili (residuo) con destinazione termovalorizzazione.
La drastica riduzione del numero degli svuotamenti dei cassonetti, 24 annui contro gli attuali 160, campane incluse, consente un risparmio del 70% circa di carburanti con relativa riduzione delle immissioni in atmosfera.
Le entrate che derivano dalla vendita dei materiali riciclabili rappresentano il 12% delle attuali entrate del servizio.
Il costo di conferimento e smaltimento sarà ridotto di oltre il 90% rispetto al costo attuale.
Il costo del solo servizio sarà inferiore dell’80% circa rispetto al costo attuale.
Il costo per l’investimento delle nuove tecnologie viene stimato nel 45% circa dell’intero costo dell’attuale sistema.
Il risparmio energetico, che si ottiene dalla produzione di nuovi prodotti utilizzando materiali riciclabili per circa 1800 tonnellate annue, è stimabile in alcune decine di migliaia di Mw.
Le famiglie, oltre ai vantaggi in termini di gestione in ambito abitativo, a quelli di tipo igienico sanitario, avranno anche un minor costo del servizio (con possibile riduzione della tariffa) che oscilla dal 25 al 35% rispetto alla tariffa attuale.

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