Crisi umanitaria in Yemen

Proteste contro Ali Abdullah Saleh

Non basta la difficile transizione dopo trentatré anni di regime del presidente Ali Abdullah Saleh e nemmeno gli attacchi di Al Qaeda nella Penisola arabica. Ai guai dello Yemen, il più povero dei paesi arabi, si aggiunge ora anche una possibile crisi umanitaria.

A lanciare l’allarme è stato l’inviato speciale dell’Onu Jamal Benomar, che ha riferito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la sua valutazione sulla situazione nel paese. Benomar ha detto che ci sono almeno tre milioni di persone che hanno bisogno urgente di aiuti umanitari, mentre oltre sei milioni e mezzo di persone hanno lasciato le proprie case e in alcuni casi il paese durante gli ultimi mesi di altissima tensione politica e per sfuggire ai combattimenti tra l’esercito regolare e le formazioni ribelli. Tra loro anche le milizie legate ad Al Qaeda che nei giorni scorsi hanno lanciato un’offensiva nella regione meridionale di Abyan. “C’è una imminente crisi umanitaria nel paese”, ha detto  Benomar al Consiglio di sicurezza, dove ha spiegato che dei 446 milioni di dollari che l’Onu aveva chiesto per aiutare lo Yemen, ne sono arrivati appena il 15 per cento.

Secondo Benomar, la lunga agonia del regime di Saleh, “ha creato un collasso dell’autorità in diverse zone del paese”. Un crollo da cui ha tratto vantaggio Al Qaeda, la cui presenza «è una sfida per il prossimo futuro». La transizione in Yemen, dopo quasi un anno di proteste sociali culminate con il passaggio di poteri tra il presidente Saleh e il suo vice Hadi, prevede che si apra adesso un periodo di dialogo nazionale che dovrebbe portare entro due anni a nuove istituzioni democratiche e libere elezioni. Su questo già difficile percorso, però, c’è l’ombra della presenza delle milizie jihadiste che nei giorni scorsi hanno colpito duramente vicino la città di Zinjian.

I miliziani, secondo l’agenzia di stampa Reuters, chiedono al governo di liberare i “prigionieri detenuti nelle carceri nazionali e della sicurezza” e in cambio promettono di liberare i 73 soldati catturati nei combattimenti dei giorni scorsi, che altrimenti saranno uccisi. In un’altra città della stessa provincia, Jaar, intanto, i miliziani hanno consentito a un team della Croce rossa internazionale di portare soccorso a una dozzina di soldati feriti, tenuti in un ospedale improvvisato all’interno di una scuola.

La provincia di Abyan, nel sud del paese, con lo sbocco al mare sul golfo di Aden e su una delle principali rotte petrolifere mondiali, è il centro dello scontro tra governo e ribelli jihadisti, nonché la più immediata fonte di preoccupazione sia per il Pentagono che per la vicina Arabia saudita, che teme l’espandersi dell’insurrezione armata anche nel suo territorio. Tuttavia, a quei governi che se ne fossero dimenticati, il resoconto di Benomar ricorda che lo Yemen ha anche altri problemi, di cui la presenza islamista radicata da molti anni è in parte una conseguenza. L’Onu aveva già richiamato l’attenzione internazionale sulla “perdita di controllo” in diverse zone del paese già in un primo rapporto, datato settembre 2011. Tanto durante i mesi di proteste contro Saleh, che adesso, nelle prime settimane di transizione, la risposta del governo è però stata puramente militare, con la conseguenza che decine di migliaia di persone sono scappate dalle zone dei combattimenti. Una ulteriore complicazione per un paese dove già più del 40 per cento della popolazione vive con meno di due dollari al giorno e dove, secondo l’ong internazionale Oxfam, 7,5 milioni di persone, un terzo della popolazione, si trovano in una situazione di sottoalimentazione o denutrizione.

Una serie di donatori internazionali, tra cui la Banca mondiale che a metà dello scorso anno aveva sospeso un trasferimento per oltre 500 milioni di dollari, dovrebbe riprendere le proprie attività nel paese e l’assistenza finanziaria allo stato proprio in questa fase di transizione, che rischia però di diventare molto più lunga e tormentata se l’escalation militare delle ultime settimane non viene in qualche modo arrestata. La “qualità” della minaccia, su un paese così fragile, è stata testimoniata, prima dell’offensiva di Abyan, dall’autobomba esplosa il 25 febbraio a Mukalla, nel sud del paese, davanti a uno dei palazzi presidenziali. Nell’attentato, rivendicato da Al Qaeda, sono morti 25 soldati della Guardia repubblicana. Appena poche ore prima, nella capitale Sana’a, il presidente Abd-Rabbu Mansur Hadi, aveva giurato quale nuovo capo dello stato.

di Joseph Zarlingo

January 10, 2012

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sistema giudiziario degli Stati uniti

di Marco Cinque – il manifesto, 5-1-2012

Un bambino di 12 anni, arrestato e ammanettato alla stregua di un criminale incallito, poi condannato all’ergastolo senza possibilità di liberazione. Succede negli Stati uniti, dove il piccolo Cristian Fernandez, afroamericano della Florida, è in cella da ormai quasi un anno.
La storia di Cristian è la stessa di tanti altri bambini americani che come lui vivono in condizioni drammatiche di povertà ed emarginazione con sua madre, Biannela Marie Susana, che lo mise al mondo quando lei stessa aveva appena 12 anni. Oggi Marie Susana ha 25 anni e quattro figli, avuti da diversi uomini.

I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 14 marzo 2011, giorno in cui David Gallariago, 2 anni, batté violentemente la testa contro una libreria dopo essere stato percosso, e non era la prima volta, dal fratello Cristian. Quando la madre rincasò trovò il bimbo privo di sensi, ma attese alcune ore prima di decidersi a portarlo in ospedale. Là fu diagnosticata un’emorragia cerebrale che nel giro di due giorni provocò la morte di David. Assieme a Cristian è stata dunque arrestata anche sua mamma, tuttora detenuta, e anche lei ora rischia una condanna a 30 anni di reclusione.
[...]
Il sistema giudiziario degli Stati uniti è molto attento alle procedure formali, molto meno alle questioni sostanziali. È possibile che chi si macchia di crimini atroci la faccia franca grazie a costosi avvocati che si concentrano su cavilli procedurali, mentre si può finire dal boia pure se i fatti indicano l’innocenza del condannato.
Tra le leggi americane troviamo casi di razzismo manifesto, come per la Major crime act, legge federale ancora in vigore che, in parole povere, permette la condanna a morte anche in uno stato americano che non prevede la pena capitale se l’autore del crimine è nativo-americano.

May 11, 2010

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Le società multirazziali

carissimi,

Le società multirazziali hanno dato prova in tutto il mondo del loro fallimento! La questione è confermata, nel loro piccolo, anche dalle unioni tra stranieri ma… ci sono dei coglioni che non vogliono capire. Rebus sic stantibus, esploderà il razzismo già insito nella natura umana. I “benpensanti” non ci sono arrivati a capire che gli incontri multirazziali si rivelano sempre scontri? Come si può pensare che un islamico che viene in Italia con l’intenzione di cambiare le regole del nostro paese e della nostra gente (sono tutti così), possa essere accettato? Questi simpaticoni vorrebbero imporci anche la loro religione!
Riguardo ai viaggi… mi fanno pena tutti quelli che si fanno fregare nell’illusione di poter fare chissà cosa anche con pochi soldi e poi…

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March 4, 2010

Posted by: Claudia

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Scegliere di vivere dove il costo della vita ti lascia viveere

Da oltre un anno mi sono spostata da due delle citta` piu` costose del mondo, Firenze e Roma dove ho vissuto a fasi alterne, nella piccola Ungheria. Le ragioni per cui l`ho fatto sono lavorative, nonostante non conosca la lingua di questo paese e a dispetto del suo essere famoso per i salari bassi. Gli stipendi minimi sono bassi, verissimo, ma bisogna anche considerare che la vita ha un costo decisamente piu` abbordabile. Entrata nell`Unione europea nel 2004, l`Ungheria mantiene la sua propria valuta (info su http://www.economia.hu) , il fiorino ungherese, a causa della difficolta` nel raggiungere il requisito di deficit necessario per far parte della Erm II o Eurolandia. Da un lato questa e` una fortuna. Credo che i tempi diventeranno davvero duri qui quando arrivera` l`amico Euro ad alzare tutti i prezzi. Adesso 270 fiorini si cambiano con 1 euro, ma hanno un potere d`acquisto superiore alla nostra moneta. Vivere a Budapest e` bello anche solo perche` la citta` e` camminabile, i mezzi pubblici sono numerosi e frequenti, il Danubio e` suggestivo, l`arte abbonda e per mille altri motivi. Un altro aspetto positivo e` il potersi abbonare ai trasporti con poco piu` di 3500 fiorini da studente e di 9000 da comune mortale, di poter andare al cinema con 3 euro circa e bere una birra grande con un euro. Sono aspetti che pesano sulle decisioni. Spero davvero che l`Euro non renda disumana anche questa citta`. Economia vuol dire vivere con saggezza e misura, cosa che mi riesce bene in questo paese, piu` difficile in uno stato che mi chiede fogli da 50 euro a profusione per viaggiare in treno e continua ad implementare l`offerta di frecce variopinte e superveloci che costano quasi quanto uno dei nostri, proibitivi, affitti.

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January 8, 2010

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la concorrrenza cinese

MA COSA VOLETE DAI CINESI?
L’economia è ferma! Occorre promuovere la concorrenza per smuovere il mercato!
Chi di noi non ha sentito o letto affermazioni del genere ? La Cina entra nel mercato europeo, giustamente, essendo il mercato ormai globalizzato. Quale altra azione di mercato può alimentare la concorrenza, più dei prodotti cinesi? Ma allora ben venga la Cina!
I prodotti italiani fabbricati in Cina e venduti col marchio italian style (non li ho visti solo io spero) a prezzi comunque inavvicinabili il mercato non lo uccidevano? Hanno fatto di più, hanno annientato il vero made in Italy. Se ci pensate l’originale made in Italy è quello che si fabbrica a Napoli e dintorni e che è stato sempre stigmatizzato come tarocco in difesa del made in Italy prodotto in Cina.
Nella circolazione delle merci il “certificato d’origine” è sempre stato il documento che garantiva l’autenticità di un prodotto. Non solo, grazie al certificato d’origine, si smascheravano traffici illeciti, soprattutto di prodotti alimentari (olio in particolare). A chi conveniva eliminarlo e ci ha provato, ora conviene il contrario (vedi appello di Controversial di qualche settimana fa’).
MA COSA VOLETE DAI CINESI?
Chi si lamentava dei meridionali prima, degli extracomunitari poi, dicendo che non lavoravano, si lamentano ora dei Cinesi che lavorano? Beh, certo, lavorano per essi stessi e questa reca un po’ di fastidio perché bisogna cominciare a preoccuparsi di difendere l’agiatezza conquistata! Come? Con il rischio imprenditoriale sovvenzionato dallo Stato? Dal paparino Stato che adesso glielo farà vedere ai Cinesi, con i dazi ? hih !(suono che non so tradurre in lettere ma viene spontaneo).
I cinesi mangiano lo spropositato guadagno che finora hanno intascato gli industriali. E questi cosa fanno per difendere i loro profitti? Ma da che mondo e mondo, per difendersi bisogna alzare delle barricate (i dazi). Però si è gridato fino all’altro ieri di abbattere le barriere in Europa. SEMPRE GLI STESSI.
Ciò che manca ai loro profitti di sempre lo risparmiamo noi, certo solo per alcune categorie merceologiche, altro che difendere il made in Italy by Cina.
Noi, invece, comprese le commesse che sbagliano a dare il resto e che si fanno un c…, lavoriamo e ci lamentiamo ormai per salvaguardare qualche diritto che ci è rimasto (ottenerne di nuovi sarà difficile)ma lo Stato è sordo. La provocazione di Controversial io l’ho letta come un invito a NON ABBASSARE LA GUARDIA, MAI! NEANCHE AL SUPERMERCATO PER POCHI SPICCIOLI, PERCHE’ SERVE A TRASMETTERE IL VERO UMORE CHE L’ITALIA VERA PERCEPISCE. E noi, sempre noi, abbiamo alzato il dito sui commercianti, molti dei quali ci marciano è vero, ma vediamo di puntare il dito più in alto altrimenti non si capisce da che parte stiamo. L’ultima cosa da fare è provocare una guerra tra poveri.
Ciao a tutti.

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January 6, 2010

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la Nestlè nel mondo

amici,

Quello che segue è un elenco abbastanza sommario

- Dicembre 2002: l’associazione dei consumatori pakistana ha rivelato che, in Pakistan, Nestlé compra il latte dagli allevatori ad un prezzo che non copre neanche i costi di produzione e lo rivende guadagnando il 200%. La Nestlé ha reagito alle affermazioni dell’associazione pakistana definendole “escrementi bovini”

- Violazione del codice dell’OMS: Nel gennaio 2003 la rivista scientifica “British Medical Journal” ha svolto una indagine in Togo e Burkina Faso per verificare il rispetto del codice dell’OMS relativo alla commercializzazione dei sostituti del latte materno. Ha scoperto violazioni da parte della Nestlé e Danone. Secondo un rapporto di “Babi Food Action Network” del 2001 la Nestlé continua a violare questi codici promuovendo il latte in polvere in Bolivia, Costa d’Avorio, Ghana, Honk Kong, Malaysia, Messico, Russia, Taiwan, Togo. In Italia, una indagine dell’antitrust ha messo in evidenza come la Nestlé abbia l’abitudine di distribuire gratuitamente latte in polvere agli ospedali, ponendo seri dubbi sul rispetto del codice OMS che regolamenta le forniture agli ospedali. In Belgio, il 16 marzo 2002, è morto un neonato di pochi giorni, in perfette condizioni fisiche. La morte è intervenuta per una infezione dal Enterobacter Sakazakiia, un germe molto resistente che si annida nel latte in polvere. Il bimbo era stato alimentato con il latte in polvere Beba1 di Nestlé.

- Nel novembre 2002 alcuni senatori colombiani hanno denunciato un comportamento fraudolento di nestlé colombia: importava latte scaduto dall’Uruguay e lo rivendeva con una nuova data di confezionamento

- Comportamenti antisindacali: In colombia ha intimato ai suoi dipendenti di abbandonare il sindacato con la minaccia del licenziamento; nelle filippine il sindacato PAMANTIK-KMU ha denunciato comportamenti ricattatori di Nestlé Filippine nei confronti dei dipendenti sindacalizzati (marzo 2000);

- Lavoro minorile: secondo “Earth Island Journal” la nestlé è compromessa col lavoro minorile nelle piantagioni di cacao in Africa Occidentale: le piantagioni di cacao utilizzano il lavoro di centinaia di migliaia di bambini e che molti di loro svolgono lavorazioni pericolose. Alcune migliaia risultano in condizioni di schiavitù (ricerche condotte in Costa d’Avorio, Camerun, Nigeria e Ghana, 2002)

- Nel febbraio 2003 l’associazione ambientalista indiana ha rilevato nelle bottiglie d’acqua della Nestlé (ma non solo), spacciate come “microbiologicamente pure”, grosse quantità di pesticidi.

- Nestlé è citata da “Friends of the Earth” come una delle imprese dolciarie che in Inghilterra ha superato di più i limiti ammessi per le emissioni inquinanti

- OGM: Dove è permesso la Nestlé vende prodotti contenenti OGM. Questa posizione è dichiarata dalla stessa multinazionale.
Greenpeace ha promosso varie manifestazioni di protesta per chiedere a Nestlè di smettere di vendere cibo, compreso quello per bambini, contenente OGM. Test eseguiti in varie parti del mondo hanno rivelato la presenza di OGM nei prodotti Nestlé in Thailandia, Filippine, e Cina. Nonostante l’opposizione della popolazione locale, la multinazionale si rifiuta di abbandonare gli OGM e di segnalare in etichetta la loro presenza.
Vende OGM anche in USA.
In Italia la Nestlé ha escluso la presenza di OGM ma non ha specificato quali iniziative siano state assunte a garanzia di tale affermazione. Però non ha neanche potuto escludere che i piatti pronti a marchio Buitoni contengano ingredienti provenienti da allevamenti che utilizzano mangimi contenenti OGM.

- Compare fra le imprese che, secondo “Naturewatch”, utilizzano ingredienti sperimentati sugli animali

- E’ accusata di aver collaborato col regime razzista in sudafrica fino al 1994.

- BOICOTTAGGIO: nel 2003 è ancora in corso un boicottaggio internazionale coordinato da “baby Milk Action” per indurre Nestlé a non violare più il codice elaborato dall’OMS per la commercializzazione dei sostituti del latte materno. Nel 2002 varie associazioni, raggruppate sotto la denominazione CoRe hanno lanciato la “campagna consumo responsabile per la libertà d’informazione”. Essa chiede di boicottare Barilla, Bolton, Ferrero, Nestlé e Unilever come forma di pressione indiretta per indurre Silvio Berlusconi a risolvere il proprio conflitto di interessi. La scelta è ricaduta su tali aziende perché sono i principali clienti pubblicitari di mediaset. Ad esse è richiesto di interrompere qualsiasi rapporto commerciale con Mediaset per procurare un danno economico a Berlusconi e fargli capire che deve scegliere se essere presidente del Consiglio o imprenditore che detiene il monopolio televisivo.

Per sapere cosa non comprare per boicottare la Nestlé ecco l’elenco de

I MARCHI DELLA NESTLE’ (aggiornato a 9/2003):

ACQUE: Claudia, Issima, Levissima, Limpia, Lora Recoaro, Pannam Pejo F. Alpina, San Bernardo, San Pellegrino, Tione, Ulmeta, Vera.
ARANCIATE, COLE E SIMILI: Acqua Brillante Recoaro, Belté, Chinò, Five, Gingerino Recoaro, Nestea, San Pellegrino, Sanbitter, Vera, Vera Mirage.
POLVERI PER BEVANDE: Diger Selz.
CIOCCOLATA E CIOCCOLATINI: After Eight, Alemagna, Baci, Cioccoblocco, Galak, Motta, Nestlé, Perugina, Quality Street, Rowntree, Smarties.
BISCOTTI: Le ore liete
PRODOTTI PER RICORRENZE: Alemagna, Motta.
MERENDINE: Kit Kat, Lion.
CACAO: Perugina.
CAFFE’: Nescafè [io aggiungo anche le nuove macchine NESPRESSO per fare il caffé in casa]
ORZO: Orzoro
SOLUBILI PRIMA COLAZIONE: Cappuccino, Ecco, Malto Kneipp, Nesquik, Fero Frank.
CEREALI PRIMA COLAZIONE: Cheerios, Chocapic, Fibre 1, Fitness, Kix, Nesquik Cereali, Trio.
PASTA: Buitoni, Pezzullo.
FETTE BISCOTTATE e PIATTI PRONTI: Buitoni, Buitoni Fresco.
PESCE SURGELATO, PIATTI SURGELATI: Buitoni, Mare Fresco, Surgela.
VERDURE SURGELATE: La valle degli orti, Surgela.
FORMAGGI CONF: Mio.
YOGURT, DESSERT, GELATI e SNACK SURGELATI: Fruttolo, Galak, LC1, Mio, Nesquik, Nestlè, Alemagna, Antica Gelateria Del Corso, La Cremeria Motta, Motta.
LATTE PER BAMBINI, BISCOTTI E PAPPE: Mio, Nidina, Nestum.
SUGHI e DADI: Buitoni, Maggi.
PIATTI PRONTI: Maggi.

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January 1, 2010

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commercio illegale degli animali

lettore amico,

dovresti sapere che il terzo business della criminalità internazionale dopo armi e droga è rappresentato dal commercio illegale degli animali protetti e dai derivati dalla loro uccisione (fonte IUCN del 2000). O magari considera i 140.000 cani abbandonati ogni anno nel nostro paese, fatti un giro in un qualsiasi canile (o lo facciano tutti coloro che deridono gli animalisti) e guarda una gabbia qualsiasi e pensa se quello che vedi si tratta di zoofilia postmoderna.

Ci sono gabbie in Cina e Russia dove degli orsi passano la vita intubati per prelevargli la bile, senza potersi muovere, o migliaia di animali che subiscono crudeltà degne delle peggiori torture medievali, magari guardati alcuni video su http://www.petatv. com .

Ma gli animalisti che si battono contro il peggio di quest’umanità perdono il tempo con futili problemi perchè al mondo muoiono i bambini di fame e di sete, peccato però che la maggior parte delle persone che muovono queste critiche se ne sbattano ugualmente sia dei bambini che degli animali.

Francamente ho molto più rispetto per gli animalisti che per chi li deride, non sono animalista ma a leggere i post di molti zoofobi che scrivono nel tuo blog mi viene voglia di esserlo.

Tu che parli del corretto uso delle parole che nei tuoi spettacoli e t’incazzi (fai benissimo) contro chi parla di “operatori di pace” riferito ai soldati muniti di mitragliatore, come fai a pensare che siamo in una società zoofila? Guardati quei video nei link che ti ho lasciato dove gli animali vengono scuoiati vivi per prendere la loro pelliccia dimmi in tutta franchezza se non ti ribolle qualcosa dentro mentre vedi sperimentazioni di ogni tipo sugli animali dimmi se riesci ad arrivare a vederli per intero?
Dimmi se alla vigilia di quest’estate in cui il 50% di quei 140.000 cani che in Italia verranno abbandonati da coloro che ne sono l’unico motivo di vita, il tuo intervento di grande comunicatore ha dato un contributo positivo o negativo al problema?

Controversial ti adoro per le tue battaglie, per la tua passione, per come scuoti le nostre coscienze ma prendere per esempio quelle migliaia di persone che hanno cercato di “umanizzare” all’eccesso il proprio animale domestico come esempio della tendenza del rapporto che la nostra società è un paradosso dannoso se non viene circoscritto in quell’ambito e purtroppo nel tuo intervento non hai fatto dei distinguo che erano doverosissimi..

Anch’io come dicevi in un tuo articolo di alcuni giorni fa voglio lasciare ai miei figli un ambiente intatto ma di quell’ambiente gli animali ne fanno parte integrante e vorrei che i miei figli potessero vedere per intero certe meraviglie.

PS chi entrando in casa saluta il cane prima dei propri congiunti lo fa perchè il cane è il primo a venirti incontro visto aspettava per ore il ritorno e in quell’istante riversa tutte le proprie aspettative.

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January 1, 2010

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difendere gli animali

amici cari.

mi batto da anni per dare voce a chi non ce l’ha: animali, certo, ma anche bambini di cernobyl, adotto bambini a distanza, faccio consumo equo,evito le multinazionali, metto pannelli solari,cerco diinquinare meno… non ce la faccio ad aiutare anche gli anziani e i barboni, e lo vorrei tanto.
ma non si può generalizzare . ogni secondo che dio manda in terra, muoiono 800 animali!!! solo negli allevamenti di bovini suini caprini ovini! senza contare pesci (che non si contano come esseri, ma si “misurano” a milioni di tonnellate! senza contare i selvatici, e senza contare tutti gli altri. non ti pare un numero tremendamente spaventoso? non ti pare che il pianeta grondi sangue morte e sofferenza? lo sai che nel breve spazio della scrittura di un tuo blog probabilmente muoiono più animali degli ebrei uccisi nei lagher?
caro Controversial, ci sono tante tragedie ed emergenze, e certamente un bambino (uno solo, anche uno solo!!!) che muore e potrebbe essere salvato con la ns azione è un crimine orrendo, e ci penso spesso, e mi fa male, e penso a mia figlia che ha la fortuna di essere amata e rispettata. ma la violenza inumana che facciamo agli animali è inimmaginabile. verrà un giorno in cui ci chiederemo come mai sia stato possibile ignorarlo.
quindi è certo che le assurdità del collare di gucci sono robe da pazzi, ma non puoi mettere tutto e tutti in un unico calderone.
gli animali non devono essere amati, MA IGNORATI! ne sarebbero felici, vivrebbero 1000 volte meglio.
a parte i domestici, naturalmente, di cui portiamo la responsabilità (assunta circa 14.000 anni fa).
per completezza, ti dico che sono vegetarianoc(come mia moglie e mia figlia) e vivo con un cane che abbiamo trovato per strada.

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December 29, 2009

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vivere in svizzera

amico di controversial vieni a vivere in svizzera

qua la gente si chiama per nome, dal lavapiatti al dirigente, dal politico all’industriale ecc…

di cosa hai studiato e da quale famiglia provieni non gliene frega niente a nessuno

e se ti presenti tipo: sono l’ing. Mario Rossi passi per cafone e non ti si filano un centesimo

figurati quanto varrebbe qui l’idiota ragioniere o il deficiente geometra di turno

ma bada bene: la colpa è della popolazione che ha creato questi “miti” del cazzo
e l’Italia è l’unico paese d’Europa (forse del mondo?) che chiama ogni cittadino eletto come Onorevole

a uno al quale piscerei in testa lo devo pure chiamare onorevole?

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December 29, 2009

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le istituzioni in inghilterra

fratelli di controversial

L’Inghilterra rappresenta l’esempio univoco di come le istituzioni e gli amministratori pubblici si mettono al totale servizio del cittadino. Chiunque vi sia stato queste cose le ha viste di presenza.

La privatizzazione spinta, in qualche settore porta grosse distorsioni e malfunzionamenti, anche da loro.

Penso che se gli inglesi, per tappare le falle del loro sistema sanitario chiamino medici spagnoli, sicuramente li richiederanno preparati. Altrimenti i poveri malati morirebbero come le mosche. Cosa che quegli amministratori di certo non vogliono.

In Italia come rispondono le istituzioni a malfunzionamenti e distorsioni nelle strutture pubbliche? Meglio stendere un pietoso velo.

Ciao

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December 23, 2009

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ricerctori italiani all’estero

Se avete visto il programma “educativo” di Riccardo Iacona su rai3 “W la ricerca” ha detto che 1200 “testoni” ogni anno vanno all’ estero a fare ricerca (ragazzi/e dai 25 anni in su’).
Ogni uno costa allo stato 500000 eurini… fate un po voi il calcolo.
Perche’ l’Italia del dopoguerra e’ diventata una delle potenze maggiori nel mondo?? Semplicemente perche’ c’erano dei geni che arrivavano ancora dalla guerra, con le ricerce (giuste o sbagliate) fatte per la guerra, e poi ci sono stati quelli che si sono laureati sotto questi…
ora che ci resta?? sentivo il fratello di un mio amico che mi diceva che il suo prof di elettronica quando entrava in classe molte volte diceva “Ho mal di testa, non fate casino, e si metteva a leggere un giornale.”
Cosa volete che impari un alunno con un insegnante cosi’????
Io ho avuto nelle mie precedenti avventure lavorative parecchia gente uscita da quella scuola (che una volta negli anni 60 e anche prima era quesi meglio dell’ universita’) e quando vedevo che per esempio non riconoscevano dei componenti elettronici che anche un bambino saprebbe dire che cosa e’, io dicevo scherzosamente “Vedi io non boccerei te e nemmeno la tua classe, ma il tuo prof e il prof del tuo prof.”
Sara’ che attualmente la vedo con negativita’ ma mi sa che l’Argentina non e’ molto lontana….

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December 21, 2009

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I paradisi fiscali

Abbondano anche in Africa i centri finanziari offshore. Quelli legali nelle Isole Maurizio e Seicelle. Mentre dal 2001 la Nigeria è finita nella lista nera, assieme ad altre nazioni dove imperversano la guerra e la corruzione. Controlli internazionali intensificati, soprattutto dopo l’11 settembre. Istituite speciali task force.

La definizione ufficiale è Centri finanziari internazionali offshore. Ma sono meglio noti come “paradisi fiscali”. Ogni anno, fiumi di denaro si dirigono verso queste realtà. La sola Banca centrale americana li calcola in oltre duemila miliardi di dollari all’anno, tutelati da legislazioni locali permissive.

I paradisi fiscali nascono in paesi in via di sviluppo e con situazioni economiche molto depresse – oltre che nella tradizionale area dei Caraibi – per attrarre finanziamenti esteri e promuovere l’economia locale. Promettono l’assenza o quasi di tassazione, al riparo dell’inviolabile segreto bancario.

Questi paesi, di fatto, “commercializzano” la propria sovranità, offrendo un regime bancario e fiscale di assoluto favore, una totale deregulation, ai detentori di capitali, indipendentemente dall’origine di questi ultimi. Solamente nelle famose isole caraibiche delle Cayman hanno sede oltre 600 banche. Enclave fiscali che procurano gravi danni a quelle nazioni in cui, invece, le tasse si pagano e si effettuano controlli più o meno efficaci.

E se i paradisi fiscali sono nati per aiutare le società a eludere le tasse, negli ultimi venti anni il loro utilizzo ha avuto altri scopi e obiettivi: “ripulire” e poi reinvestire in business assolutamente legali tutti gli enormi profitti derivanti dalle attività criminali e illecite. La tecnica è semplice. Si parte dal “prelavaggio”, fase nella quale il denaro entra, con i più svariati sistemi, nel circuito legale.

Tra i metodi adottati, il più diffuso è quello di frazionare i capitali in tante piccole somme – che destano meno sospetti – da versare in diversi conti bancari. Da essi, e questo è il passaggio successivo, nasceranno altri conti bancari, aperti nei centri offshore. La tappa successiva è il riciclaggio vero e proprio, con società di comodo, sempre costituite nei paradisi fiscali. Da quest’ultimi il denaro viene investito in attività legali: immobili, catene di ristorazione, shopping center, catene alberghiere, partecipazioni azionarie…

L’avvento rivoluzionario di Internet ha ingigantito lo scambio di informazioni e transazioni, dando un impulso senza eguali a queste attività e scambi. Ogni ora, migliaia e migliaia di operazioni bancarie vengono svolte a velocità impressionante tra «l’impero delle mafie internazionali» (definizioni del generale Fabio Mini) e i paradisi fiscali compiacenti. Alcuni osservatori hanno coniato l’espressione “the short arm of the law”. E il braccio della legge è veramente molto corto per fronteggiare la marea montante di flussi illegali di denaro.

La fotografia africana

I paradisi fiscali possono essere divisi in due categorie: i legali e gli illegali.

La Financial Action Task Force on Money Laundering (Fatf) è l’organizzazione internazionale che compila la lista dei “buoni e dei cattivi di turno”, anche se non è un elenco esaustivo.

È nata al G-7 parigino del 1989 e ha fissato “le 40 raccomandazioni”, diventate il quadro di riferimento internazionale per la lotta al fenomeno del riciclaggio.

Nella “lista nera” troviamo le nazioni che violano la normativa internazionale e nelle quali è carente la trasparenza informativa nelle transazioni bancarie e finanziarie.

Gli esperti della Fatf hanno coniato anche un termine per individuare quei paesi: Ncct (Non-Cooperative Countries and Territories). La lista è compilata in base al mancato rispetto e/o osservanza di una lista di 25 criteri. Tra i più importanti troviamo quelli sulla legislazione anticrimine, sulla supervisione finanziaria, sull’identità dei clienti, sul controllo delle attività sospette e sulla cooperazione internazionale.

Secondo la Fatf, sono due in Africa i paradisi fiscali rispettosi della legalità internazionale: le Isole Seicelle e le Isole Maurizio.

Nelle prime, il settore è nato a metà anni ’90, con una normativa che permetteva di offrire la cittadinanza a chiunque avesse depositato una somma di almeno 10 milioni di dollari. Poi, sotto pressione degli Usa, questa “vendita” della cittadinanza è stata abolita.

Le Isole Maurizio, invece, hanno cercato, fin dagli anni ’80, di predisporre una legislazione accurata per definire e gestire le proprie attività di “centro offshore”, per contrastare i flussi finanziari di provenienza illecita.

Ciò non toglie, però, che di queste isole si parlò nel 2002, quando scoppiò il caso Enron, società d’energia texana. Il colosso americano, prima dell’incredibile fallimento, aveva ben 881 società di comodo sparse nei vari paradisi fiscali, di cui ben 43 nelle Maurizio. Nel caso Enron, l’uso sistematico dei paradisi fiscali non è stato fondamentale per i vantaggi fiscali che produceva, quanto per l’anonimato bancario e commerciale. Quest’ultimo è stato usato e abusato nell’elaborazione delle sofisticate strategie di occultamento delle colossali perdite, prodottesi con la gestione della società texana.

Il terrorismo

Ma con lo scoppio della guerra al terrorismo, i problemi provocati dal fenomeno del riciclaggio del denaro diventano ancor più gravi. Difatti, si è scatenata una puntigliosa, ma difficilissima, caccia ai finanziamenti di al-Qaida e degli altri gruppi islamici estremisti. Caccia resa ardua anche dalla peculiare natura e legislazione del sistema bancario islamico.

La Fatf, nella sessione plenaria straordinaria svoltasi a Washington nell’ottobre 2001, varava le Special Recommendations, ossia i nuovi standard internazionali tesi a controllare, e quindi a impedire, l’accesso al sistema finanziario internazionale, da parte sia delle organizzazioni terroristiche, sia dei loro sponsor.

Le Special Recommendations, in estrema sintesi, prevedono:

Il blocco e confisca degli asset finanziari in mano ai terroristi.
Il rafforzamento delle misure di identificazione delle persone coinvolte nei trasferimenti on-line di denaro.
L’attivazione di rigidi controlli, in particolare sulle organizzazioni non-profit, tipiche nel mondo islamico. L’obiettivo è evitare che diventino i vettori di finanziamento delle organizzazioni terroristiche.
L’identificazione di quegli stati dove la normativa e i controlli sono già, o rischiano di diventare, fortemente carenti.

Per rafforzare la rete di controlli, la Fatf collabora con le Nazioni Unite e con il Gruppo Egmont delle Financial Intelligence Unit (team operativi sul campo per la raccolta informazioni e il coordinamento delle azioni di contrasto al riciclaggio).

Inoltre collabora con l’equivalente organo americano del Financial Crimes Enforcement Network (FinCen) e altri organismi specializzati come l’Offshore Group of Banking Supervisors (Og-bs), istituito negli anni ’80 per supervisionare le attività dei paradisi fiscali ed “educare” al rispetto delle regole di trasparenza. Organismo che, nella sostanza, è però inficiato dall’essere formato solo da circa la metà dei centri offshore mondiali.

Gli accordi

Con l’obiettivo di incoraggiare la collaborazione nei controlli dei flussi finanziari di provenienza illecita o sospetta, la Fatf ha preso accordi per istituire nei paesi non appartenenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) specifiche strutture regionali. Attualmente, a livello mondiale vi sono sette realtà regionali, di cui tre create per l’Africa:

Il Gruppo per la zona dell’Africa Orientale e del Sud dell’Africa.
Il Gruppo per la zona Africa Occidentale.
Una struttura che si occupa del Nord Africa e del Medio Oriente.

Nel 2003, ad Addis Abeba, c’è stata una conferenza sul tema. Vi hanno partecipato una trentina di membri dell’Unione africana, assieme a esperti mondiali, funzionari del Fondo monetario internazionale e delle strutture Onu competenti per la lotta la terrorismo, al crimine e al traffico di droga.

Il risultato è stata la stesura di una sorta di “road map” per combattere il terrorismo e le sue fonti di finanziamento nel continente africano. Si è proposta anche l’istituzione, in tutti i paesi del continente, di una task force specializzata in attività di “intelligence finanziaria”.

Nel caso delle nazioni africane, l’Egitto, nel febbraio 2004, è stato rimosso dall’elenco dei paesi e territori non cooperanti, dato che nel triennio 2001-2003 è riuscito a ottemperare a tutte le richieste dei rappresentanti della Fatf. Nel giugno dello stesso anno, il paese dei faraoni è diventato membro dell’Egmont Group.

La Nigeria, invece, è dal 2001 nella lista dei “non cooperanti”, assieme alle Isole Cook, Indonesia, Myanmar, Nauru e Filippine. I nigeriani, per bocca del presidente della Commissione sui crimini economico-finanziari (Efcc), Mallam Nuhu Ribadu, si sono lamentati della presenza del loro paese in quell’elenco. Ribadu ha evidenziato i grossi sforzi fatti per ottenere quello che, in gergo tecnico, si chiama “delisting”, ovvero il rientro della Nigeria nella comunità finanziaria mondiale.

Ha poi sottolineato come il suo paese abbia «instaurato valide procedure sul campo con le autorità competenti, specie per quanto riguarda l’analisi e la diffusione delle informazioni finanziarie inerenti il riciclaggio del denaro e il finanziamento delle organizzazioni terroristiche». Spiegazioni inutili.

Del resto, i responsabili degli organismi internazionali mostrano una scarsa capacità di intervento nelle attività e transazioni bancarie, svolte negli stati africani collocati nella cosiddetta “zona grigia”.

Ovvero, quegli stati in cui sono in corso guerre o che sono temporaneamente sotto il controllo delle forze di peacekeeping Onu (vedi Liberia e Sierra Leone). Oppure quei paesi dove la corruzione è a livelli endemici, come Kenya, Repubblica democratica del Congo e Zimbabwe. Per non parlare della Somalia, di fatto abbandonata dalla comunità internazionale da oltre 15 anni e di cui nessuno parla più.

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December 21, 2009

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le strutture di Enzo Piano

amici,

chiediamo a Renzo Piano quanto costano le sue strutture architettoniche e se ottimizzano l’energia ovvero sono ecologiche..
In genere ciò che progetta Renzo Piano sono cose che solo pochi si possono permettere..
A volte sono strutture fine a se stesse ma difficili da gestire se non impossibili.
Vedi ad esempio la palazzina del lingotto a Torino fatta con tutte le pareti di vetro ma senza un posto dedicato alle donne delle pulizie per cambiarsi(sai sono antiestetiche con quei costumi grigi)..
Pavimenti fatti da una lastra unica di resina color arancione acceso!!
50mt di pavimento in una lastra unica che ovviamente si crepa per le sollecitazioni del terreno!! – sulla via di fronte ci passa il tram..
Inoltre quando bisogna fare della manutenzione agli impianti sotto pavimento? Come si fa?..
Nel progetto originario anche i bagni dovevano avere pareti in vetro!!… (evviva…)
Struttura costata milioni e difficile da riscaldare d’inverno perche’ aperta su 4 piani..
D’inverno il custode al pian terreno gela e le segretarie al 4° piano girano in maglietta..

Io dico che bisognerebbe cercare di costruire in maniera coscienziosa e funzionale per le persone e per l’ambiente… senza pensare solo all’estetica

This post was submitted by bultaco.

December 20, 2009

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adozioni a distanza

Chiarimenti sulle adozioni a distanza

L’iniziativa partita prima della catastrofe era rivolta ai bambini orfani della guerra civile che ha martoriato questo paese e ai bambini poveri. Con l’Emergenza Tsunami l’Associazione ha deciso di allargare le adozioni anche a quei Bambini rimasti colpiti dalla tragedia e di allargare l’ospitalità, una volta terminata la Casa, anche ai bambini colpiti dallo Tsunami. L’ospitalità durerà per uno massimo due anni in quanto la casa può ospitare fino a 50 bambini ma contiamo di estendere l’accoglienza fino a 150 (molto dipenderà dall’andamento della campagna raccolta fondi). Saranno le autorità governative e sociali dello Sri Lanka, oltre ai Ns. Associati, a segnalarci i bambini dello Tsunami che verranno ospitati . In questo arco di tempo la Casa fungerà da cuscinetto per altre sistemazioni. Nel frattempo le adozioni a distanza saranno indirizzate ai bambini già inseriti nel nostro programma a cui si aggiungono i bambini dello Tsunami segnalati dal Ns. Rev. Punnyasara Thero e da altri nostri Associati nello Sri Lanka.

Sostanzialmente l’aiuto con l’adozione a distanza è un sostegno economico per l’istruzione e il sostentamento. I bambini e le loro famiglie naturali o allargate non riceveranno soldi ma materiale didattico, vestiti, cibo. Il tutto verrà contabilizzato per ogni bambino in modo che annualmente vi sarà un resoconto delle spese sostenute e trasmesso ai donatori.

Purtroppo i bollettini postali con l’indicazione dell’indirizzo del donatore ci vengono recapitati dopo 30-35 gg. E questo ci impedisce di essere tempestivi nel trasmettere la scheda del bambino/a adottato.

Per cui se vogliamo accelerare i tempi occorre che ci venga spedito il fax leggibile della ricevuta del versamento, con l’indicazione del nome, cognome, indirizzo e causale, a questo numero di fax: 1782205702

Alcuni amici rinunciano in parte ai regali o alle bomboniere tradizionali per il loro matrimonio facendo delle adozioni a distanza o donazioni per il mantenimento della casa o altro. A costoro su richiesta faremo pervenire una documentazione ufficiale, tipo pergamena, da donare agli amici e agli sposi.

Per ogni chiarimento, suggerimento, richieste, in merito alle “Adozioni a distanza” contattate il ns. responsabile:

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December 20, 2009

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ENEL in Romania

Enel: firmato il contratto per l’acquisizione delle società rumene Electrica Banat ed Electrica Dobrogea

Con l’acquisizione delle due società per la distribuzione di energia elettrica in Romania, che servono oltre 1 milione e 400 mila clienti, Enel ha riconquistato all’estero i clienti che ha dovuto cedere in Italia alle ex municipalizzate per favorire la liberalizzazione. Il controvalore dell’operazione è stato fissato in 112 milioni di euro per il 51% del capitale delle due Società

Nicolae Coroiu, Direttore generale di Electrica S.A., la società di Stato rumena per l’energia elettrica, e Paolo Scaroni, amministratore delegato di Enel, hanno firmato oggi gli atti conclusivi per il trasferimento della partecipazione di controllo nelle società di distribuzione Electrica Banat ed Electrica Dobrogea.

Alla cerimonia hanno partecipato il Ministro per le Attività Produttive Claudio Scajola, il Ministro rumeno per l’Economia e il Commercio Ioan-Codrut Seres, il Presidente di Enel Piero Gnudi.

Il valore complessivo dell’operazione è di 112 milioni di euro e comprende sia il trasferimento del 24,62% del capitale di ciascuna delle due società, sia la contestuale sottoscrizione di un aumento del capitale stesso. La partecipazione complessiva di Enel si attesta così al 51%.

Electrica Banat opera nella regione di Timishoara (nella parte occidentale del Paese), mentre Electrica Dobrogea nella regione di Costanza (nella parte orientale del Paese). Insieme le due società rappresentano quasi il 20% del mercato della distribuzione e vendita di elettricità in Romania.
Electrica Banat ed Electrica Dobrogea servono oltre 1 milione e 400 mila clienti, 100 mila dei quali sono industrie e imprese commerciali. E’ un numero totale simile a quello dei clienti che Enel ha ceduto in Italia alle ex municipalizzate per favorire la liberalizzazione del mercato della distribuzione di energia elettrica.

La rete di distribuzione delle due Società è di oltre 68 mila chilometri; nel 2003 hanno venduto 6,8 Terawattora di energia elettrica, con ricavi per circa 358 milioni di euro e un Ebitda di circa 6,4 milioni di euro. Il numero complessivo delle risorse umane alla stessa data era pari a 3.673.

Paolo Scaroni, Amministratore Delegato di Enel, ha così commentato: “Con questa acquisizione Enel partecipa attivamente al processo di liberalizzazione del settore dell’energia in Romania. Avvieremo un importante piano di investimenti per l’ammodernamento delle reti di distribuzione di Electrica Dobrogea ed Electrica Banat, con l’obiettivo di migliorare il livello di efficienza e la qualità del servizio delle due società”.

Ioan-Codrut Seres, Ministro rumeno per l’Economia e il Commercio, ha dichiarato: “La privatizzazione di Electrica Banat ed Electrica Dobrogea è stata realizzata con un investitore strategico – una della maggiori aziende europee nel settore della produzione e della distribuzione di energia. Dopo il successo della privatizzazione di Petrom con OMV, il Ministero dell’Economia e del Commercio, attraverso OPSPI, porta a termine la prima privatizzazione di aziende di distribuzione di energia elettrica in Romania.
Un avvenimento lungamente atteso. Un’ulteriore occasione per dimostrare che il Ministero non cede asset ma privatizza, senza falsa modestia, i business migliori e di lunga durata. Vale la pena ricordare che questo mese abbiamo concluso quattro contratti preliminari di privatizzazione nel settore della distribuzione di energia elettrica mentre, il mese prossimo, concluderemo il processo di privatizzazione nella distribuzione del gas naturale con Distrigaz Nord e Distrigaz Sud. La positiva conclusione dell’operazione con Enel dimostra ulteriormente e senza alcun dubbio, ai nostri colleghi, alle altre istituzioni pubbliche e, soprattutto alla comunità finanziaria internazionale, lo stato di salute dell’economia rumena”.

Quella conclusa oggi è la prima privatizzazione portata a compimento in Romania dall’apertura del mercato elettrico. Un processo che ha avuto inizio nel 2003 e dovrebbe proseguire nei prossimi anni con la privatizzazione delle altre sei società regionali della distribuzione e degli impianti di generazione, allineando il mercato elettrico del Paese alle Direttive Europee in vista dell’ingresso della Romania nell’Unione Europea previsto per il 1° gennaio 2007.

Con la formalizzazione dell’acquisizione delle due Società, si rafforza ulteriormente la presenza di Enel nell’area dell’Europa Centro-orientale: Enel è presente in Slovacchia, con la stipula del contratto per l’acquisizione di Slovenske Elektrarne, il maggior produttore di energia elettrica del Paese e il secondo nell’area, con una capacità di circa 7.000 MW; in Bulgaria ha acquisito una centrale da circa 900 MW; in Russia gestisce una centrale a ciclo combinato da 450 MW vicino a San Pietroburgo.

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December 19, 2009

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trasferire produzione in oriente e Cina

Caro Eroe!!
Sono un piccolo imprenditore che lavora nel settore dell’auto e questa notizia è solo l’ultima di una lunga serie. Una tendenza che ridurrà in breve tempo l’Italia sul lastrico, arricchendo solo azionisti e grandi industriali.
Una domanda: ma a furia di trasferire le produzioni in oriente chi lavorerà qui in Italia? E se non lavoro, e quindi non ho soldi cosa cavolo me ne frega se un prodotto fatto in Cina magari costerà meno? Ma quei super stipendiati della comunità europea (e ormai è a loro che bisogna rivolgersi e non solo al nostro governo) che cavolo hanno in testa? Sono cecati?
Qui se non li fermiamo (sia i cinesi che gli imprenditori senza scruploli che si trasferiscono laggiù) siamo tutti rovinati!! Altro che aumebti agli statali! E dove li troveremo i soldi se le aziende non lavorano più qui e i lavoratori sono disoccupati? Ma non ci si rende conto che qui, alla lunga ( o breve) saranno gli stessi stati a rischiare la bancarotta?
Piccola notazione critica nei confronti della FIAT. Ma allora ci prendono proprio per il culo!!Avete visto la pubblicità dove si vedono tedeschi e giapponesi che ringraziano perchè acquistiamo le loro auto? Bene…in Brasile si produce la Palio (obrigado!) in Polonia si fa la Panda e la 600 ( jimcuie bardzo! o una roba simile) in Turchia il Doblo’ e ora si pensa di produrre la Croma in Cina. Non so come si dice grazie in cinese e in turco. Mi aiuta lei? So però cosa vorrei dire ai dirigenti della Fiat, in Italiano però, così lo capiscono bene….!!!
Un saluto con ammirazione e devozione
Luca

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December 19, 2009

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il tessile importato

Da artigiano del settore tessile vedo che è già da tempo che gli “imprenditori” del tessile italiano vanno all’estero. Ora è la Cina che ci insidia, ma prima tutti andavano nei paesi dell’est per risparmiare.
Il prodotto all’origine costava sempre meno, al punto di arrivare ad avere il 30% della produzione buttata (incompetenza lavorativa), tanto ci si guadagnava lo stesso (alla faccia dello spreco!) intanto il prezzo finale continuava ad aumentare.
Proporrei di imporre a questi “imprenditori” di immettere sul mercato il prodotto con lo stesso prezzo che avrebbe nel paese di origine, con un margine di profitto del 40-50 %, probabilmente dopo i loro dovuti calcoli riuscirebbero anche ad andare a produrre a Hong Kong (per applicare il ricarico maggiore!).

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December 19, 2009

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ascesa del commercio cinese

Io sono sicuro che non sarà tanto facile arrestare l’ascesa del commercio dei cinesi in Italia.
Gli imprenditori di qualsiasi marchio prodotto in Italia possono fare tutto ciò che vogliono con i loro marchi, e quindi possono anche fare produrre la loro merce a qualsiasi paese gli faccia comodo.
Perché, voi…. nei loro panni cosa fereste? Ma suvvia, guardiamoci in faccia e ammettiamo di essere arrivati a una svolta epocale che insieme all’Euro ci metterà in ginocchio a tutti.
Il corso dell’evoluzione nel cambiamento degli eventi, e quindi la libera concorrenza dei mercati che adesso viene perpetrata non più a livello regionale, ma con la globalizzazione in atto, essa assume una naturale espansione globale e quindi di tipo intercontinentale, in una maniera inarrestabile e obbligata alle aziende per potersi economicamente salvare.
Non tarderà molto che forse in un futuro non molto lontano, qualche azienda si dovrà spostare su qualche altro pianeta incluso nel sistema solare.
Io consosco molto bene: “il lato oscuro della mente”, e posso dire che tutto quello che stà avvenendo nel delocalizzare le aziende italiane all’estero: tutto ciò deve assolutamente avvenire, per poter essere competitivi e non morire. Quindi, il processo della delocalizzazione delle aziende italiane è oramai inarrestabile e mai nessuno potrà più fermare questo accadimento.

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boicottare i marchi di queste ditte che delocalizzano

Noi non abbiamo fede nella potenza di internet, in quella del boicottaggio e neanche in noi stessi.

Io penso che è arrivato davvero il momento di far sentire la nostra voce. E di smetterla di stare qui a parlare
e discutere del perchè e del per come le aziende disclocano ecc..
per carita.. il discutere è il
primo passo che si deve fare.. però ribadisco ancora una volta che si deve passare all’azione.. e
dobbiamo smetterla di essere cittadini o utenti passivi.. e continuare a subire tutto questo stato di
cose che non va proprio a nessuno tranne a quelli che stanno al potere o ai vertici del capitalismo, i quali,
sono convinto che non gliene frega un fico secco di noi tranne che continuare a tenerci nell’ignoranza,
governarci a loro piacimento e tirarci dalle tasche quanti più soldi possibili con tasse delle quali se ne inventano una al giorno..

Questo stato di cose io non lo digerisco affatto!!! Non so voi.

Sono stufo e strastufo di continuare a vedere il presidente del consiglio (se cosi si può chiamare) in televisione a ridacchiarsela dopo che
in tre anni, ha assassinato la libertà di
informazione in italia, monopolizzando tutte le televisioni nazionali (vedere libro di travaglio), dopo che il famoso PIL è sceso di brutto nell’ultimo trimestre, dopo che i prezzi in tre anni sono triplicati, e gli stipendi sono sempre quelli del dopoguerra.. e ancora dopo che
l’italia continua a scendere precipitosamente
su tutti gli indici mondiali, a partire da quello della libertà di informazione, per continuare con quello della competitività ecc…

Io propongo a questo punto di iniziare a far sentire davvero la nostra voce iniziando a boicottare seriamente i marchi di queste ditte che dislocano le loro fabbriche nei paesi che piace a loro.. anche se non centra la fabbrica, e neanche valentino rossi.. comunque con il boicottaggio
faremo sentire la nostra voce di popolo, stanco e intollerante a questa grossa presa per il culo che si chiama: politica italiana!! Che si chiama “interessi che vanno ancora d’accordo” e che non li vedo affatto in conflitto anzi tendono ad
unirsi sempre di più!!

Iniziamo da oggi a non comprare tutti i prodotti della AGV! facciamolo almeno in difesa di quelle persone di Alessandria che con famiglie a carico pure, sono state ingiustamente licenziate e che non centrano nulla con la globalizzazione, la
cina e quant’altro c’è di mezzo.. Loro sono i politici e devono fare il loro dovere per risolvere questo problema della
Cina, che non so sinceramente neanche io come si fa a risolverlo viste le proporzioni del fenomeno. Però loro sono i politici, hanno gli stumenti per farlo e devono darsi una mossa, visto che hanno scelto loro stessi di fare questo
mestiere!! Noi pure che siamo il popolo inizieremo a fare la nostra parte, mediante l’arma del boicottaggio in segno di forte protesta!!!

IN proposito ho trovato un valido manuale che descrive come fare il boicottaggio e questo è il link da dove poterlo scaricare:

http://it.geocities.com/conversazioni/versioni/ultima/manuale035.zip

Se non riuscite a scaricarlo mandatemi una mail che ve lo spedisco. whatthehellsgoinon@yahoo.com

Con questo manuale ci si può davvero “costruire” l’arma del boicottaggio della quale vorrei tanto che tutti insieme ci munissimo se vogliamo davvero trovare una soluzione ai tanti problemi italiani e non che, iniziano a spaccarci davvero le palle.. (scusate l’espressione)

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December 19, 2009

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aziende costrette a delocalizzare

Buon giorno a tutti,

leggo sempre più spesso che le aziende italiane sono “costrette” a delocalizzarsi per sopravvivere alla concorrenza internazionale che produce a costi più bassi : se assumiamo ciò come verità, qualcuno degli assertori di questa teoria mi sa indicare quale prodotto di azienda “delocalizzata” è stato soggetto di decremento del prezzo di vendita al pubblico ?
Io invece ho la netta sensazione che tutto quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi non nè altro che la realizzazione delle aspettative avide di chi vuol massimizzare il proprio profitto, contro ogni etica industriale che aveva animato gli Imprenditori (la “I” maiuscola in questo caso non è un errore)che avevano caratterizzato il 20° secolo (ad esempio FORD, HONDA, MARZOTTO,FERRARI e il già citato OLIVETTI).

Siamo tutti consapevoli della delicatissima situazione in cui già ci troviamo, viviamo questo momento con la massima preoccupazione, ma dobbiamo essere anche convinti che cambiamenti di rotta sono possibili e che questo è di competenza della classe politica dirigente che noi voteremo.
Solo un’alta qualità dei nostri politici ci può portare fuori dal crack del sistema Italia.
Chi ha queste qualità si faccia avanti e riconoscere dalla gente comune (oscuramenti televisi di regime permettendo).

Il nostro futuro si stà costruendo oggi.

This post was submitted by manolo.

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