December 19, 2009

Posted by: foroma

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delocalizzare in Romania

QUESTA E’ LA MENTALITA IMPRENDITORIALE DI IMPRENDITORI LAUREATI ITALIANI DOPO CHE HANNO SUCCHIATO SOLDI ALL’ITALIA E FATTO I LORO AFFAREI SULLE SPALLE DI CHI HA LAVORATO PER LORO……….IN QUESTI ANNI ANNO DELOCALIZZATO IN ROMANIA…:”Se il governo di Bucarest continua con queste riforme qui non arriverà più nessun imprenditore straniero e molte aziende che ci sono saranno costrette a chiudere. Alcuni imprenditori del tessile se ne sono già andati in Moldavia,( POVERETTI..NON HANNO NEANCHE GLI OCCHI PER PIANGERE…UNA VOLTA VIDI UN PULMAN IN MOLDAVIA FARE UNA STRADA IN DISCESA A MOTORE SPENTO…UN’AMICA MI DISSE CHE IL GASOLIO RISPARMIATO IN QUESTE DISCESE LO PRENDEVA L’AUTISTA PER POI USARLO PERSONALMENTE ) dove la manodopera costa un terzo e le regole sono più flessibili”. Gianluca Testa è un fiume in piena. Il country manager della Air, 42 anni, è il capo delle attività della Zoppas in Romania: investimenti da milioni di Euro, una fabbrica da 2.500 dipendenti a duepassi da Timisoara, dove le aziende italiane sono circa 1.400, 350 made in Veneto …
Soprattutto dal primo marzo di quest’anno, quando il governo di sinistra del premier Adrian Nastase con l’approvazione della legge 53 ha fatto quello che Bertinotti ha solo sognato: introdurre l’art. 18 per tutte le imprese. “Prima erano esagerati, si poteva mandare a casa un operaio con un battito di ciglia, ( AGGIUNGO….. IN CAMBIO DI PRESTAZIONI SESSUALI …SI POTREBBE CHIUDERE UN’OCCHIO)adesso siamo all’estremo opposto – rivela il manager – licenziare è diventato complicatissimo …”
“Ora vogliono cambiare il sistema fiscale, aumentare vertiginosamente i prezzi dell’energia, il tutto mentre i costi dei terreni industriali a Timisoara ormai viaggia a 40 euro (CHE SCHIFO…PRATICAMENTE LI AVRANNO PAGATI SOLO 5 ERUO ALL’INIZIO…SI LAMENTA PURE….MIO PENSIERO..)al metro quadrato – rincara Testa – certo, un operaio costa tutto compreso 150 euro al mese, ma rende un terzo rispetto all’italiano e poi ci sono i costi di trasporto da qui all’Italia, più di mille chilometri”.
RIVOLUZIONE SUBITO, RIPRENDIAMOCI LE FABBRICHE E MANIDIAMO LI A LAVORARE BERLUSCONO PRODI E CIAMPI BENETTON BANCHIERI E QUELLA MASSA DI DELINQUENTI LAUREATI CHE SONO I NOSTRI CAPITALISTI ….

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December 19, 2009

Posted by: rinolaw

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il pericolo Iran

Il pericolo che l’Iran rappresenta per l’America non sono i suoi progetti nucleari, le armi di distruzione di massa, o il suo sostegno alle “organizzazioni terroristiche”, come pretende l’Amministrazione Americana.
No, il vero pericolo è rappresentato dal suo tentativo di modificare il sistema economico mondiale utilizzando il petro-euro al posto del petro-dollaro. Un tale cambiamento viene considerato, nei circoli americani, come una vera e propria dichiarazione di guerra economica che appiattirebbe i profitti delle aziende americane provocando anche un probabile collasso economico.
Nel giugno del 2004 l’Iran aveva manifestato la sua intenzione di creare un centro di scambio petrolifero internazionale (una borsa) basata sull’euro. L’iniziativa trovava il favore sia di molti paesi produttori sia di molti paesi consumatori. Secondo le dichiarazioni iraniane tale borsa potrebbe iniziare la sua attività agli inizi del 2006. Naturalmente questa borsa si sarebbe trovata a competere con la borsa petrolifera di Londra (International Petroleum Exchange – IPE-), e con quella di New York (New York Mercantile Exchange – NYMEX-), ambedue in mano americana.

I paesi consumatori oggi non hanno scelta e sono obbligati ad utilizzare il dollaro quale moneta di acquisto del petrolio, dal momento che si tratta dell’unica valuta accettata nel settore. Di conseguenza le banche centrali sono costrette ad alimentare le loro riserve mediante l’acquisto di dollari, rafforzando in tal modo l’economia americana.
Se l’Iran, seguito da altri paesi produttori, fosse disposto ad accettare l’Euro al posto del Dollaro l’economia americana si troverebbe ad affrontare una vera e propria crisi. Un esempio di questa crisi la potremmo vedere alla fine del 2005, inizi del 2006, quando gli acquirenti di petrolio potranno scegliere fra pagare 57 dollari al barile a Londra (IPE) o a New York (NYMEX), oppure 37 euro alla borsa iraniana. Una tale possibilità avrebbe l’effetto di ridurre i volumi di affari delle due borse occidentali basate sul dollaro (IPE e NYMEX).
Alcuni paesi hanno cercato di studiare gli effetti della conversione da un dollaro sempre più debole ad un euro sempre più forte. La debolezza del dollaro è stata causata dal fatto che l’economia americana ha ridotto la propria base produttiva, esportando all’estero i propri impianti, con l’eccezione delle industrie delle armi, e affidando a paesi terzi la propria produzione. Ormai l’economia americana interna si fonda sui posti di lavoro nei servizi e sulle grosse spese necessarie per le due guerre che ha iniziato. Gli investitori stranieri hanno incominciato a ritirare i loro capitali, provocando un ulteriore indebolimento del dollaro.
Un semplice osservatore dei mercati valutari ha potuto veder come la svalutazione del Dollaro sia iniziata dal novembre 2002, mentre il potere di acquisto dell’Euro sia cresciuto fino a raggiungere quota 1,34 dollari. Con lo Yen giapponese il dollaro ha perso da 104,45 a 103,90. La sterlina inglese è risalita un po’: da 1,9122 a 1,9272.
I rapporti economici di questo mese (Marzo) hanno messo in rilievo la rapida caduta dell’economia americana e il costante aumento del deficit che è arrivato, alla fine del 2004, a 665,90 miliardi di dollari. E il peggio deve ancora arrivare. Questa situazione preoccupa i banchieri internazionali, che hanno fatto presente a Bush i loro avvertimenti.
La guerra economica dell’Iran è simile a quella di Saddam Hussein che, nel 2000, aveva convertito tutte le sue riserve di dollari in euro, richiedendo il pagamento del petrolio in euro. Gli economisti dell’epoca si fecero beffe di Saddam perché con la sua mossa aveva avuto ingenti perdite. Però gli stessi economisti furono molto sorpresi quando Saddam ha potuto recuperare tutte le perdite in meno di un anno, a causa della rivalutazione dell’euro. L’amministrazione americana era pienamente consapevole del rischio quando le banche centrali di altri paesi cominciarono a diversificare le loro riserve di dollari con l’euro e a formare un fondo per l’acquisto del petrolio con la stessa valuta (Banche centrali della Russia e della Cina nel 2003). Per evitare un collasso economico Bush si affrettò a invadere e a distruggere il paese, sotto falsi pretesti, per dare un esempio a quei paesi che avessero voluto abbandonare il Dollaro, e per cercare di influenzare le decisioni dell’OPEC avendo il controllo del secondo paese produttore. La vendita del petrolio iracheno è quindi tornata a essere quotata in petro-dollari.
Per utilizzare l’euro quale moneta di scambio dei prodotti petroliferi esiste un solo problema tecnico, e cioè l’assenza di uno standard di quotazione dei prezzi in euro, un “indicatore” del petrolio, come viene utilizzato dagli industriali del settore. Gli attuali tre indicatori utilizzati sono tutti in dollari, sono il West Texas Intermediate Crude(greggio) (WTI), il Norway Brent crude, e il UAE Dubai crude. Però questo non ha impedito all’Iran di richiedere il pagamento in euro nelle sue vendite di petrolio all’Europa e all’Asia, sin dalla primavera del 2003.
La determinazione dell’Iran di utilizzare il petro-euro risulta invitante anche per altri paesi come la Russia e i paesi del Sud-america, come anche per l’Arabia Saudita, dato il recente deteriorarsi dei rapporti USA/Sauditi. Allo stesso tempo questa decisione ha anche provocato una politica americana sempre più aggressiva che utilizza le stesse scuse usate contro l’Irak: armi di distruzione di massa sotto forma delle ricerche nucleari, aiuto all’organizzazione “terroristica” degli Hezbollah, e minacce alla pace in Medio Oriente.
Il problema adesso è: come reagirà l’amministrazione americana? Invaderanno l’Iran come per l’Irak? Però l’esercito americano è impantanato nella palude irachena. La comunità internazionale, ad eccezione dell’Inghilterra e dell’Italia, non vuole offrire nessuna aiuto militare. Un attacco militare all’Iran risulta pertanto molto improbabile. L’Iran non è l’Irak; ha un esercito molto più robusto. E’ fornito di missili anti-nave basati nell’isola di “Abu Mousa” che controlla lo stretto di Hermuz all’ingresso del Golfo Persico. L’Iran è in grado di chiudere lo stretto bloccando tutto il traffico navale petrolifero che rifornisce il mondo intero, provocando così una crisi petrolifera mondiale. Il prezzo del petrolio potrebbe facilmente arrivare a 100 dollari il barile. Gli USA non possono rovesciare il regime di Teheran provocando il caos come hanno già fatto nel 1953 con Mossadeck, dal momento che gli iraniani ormai conoscono il trucco. In più gli Iraniani nutrono un orgoglio patriottico riguardo a quello che essi chiamano “la nostra bomba”. L’America si è dovuta rivolgere al suo figlioccio militare, Israele, per istigarlo e incoraggiarlo a colpire gli impianti nucleari dell’Iran, come fecero con l’Irak. Secondo indiscrezioni gli Israeliani si stanno esercitando a colpire i reattori iraniani per un prossimo attacco previsto per giugno. Israele ha paura della bomba iraniana. Una bomba atomica “islamica” rappresenta una grossa minaccia per l’egemonia militare israeliana nel Medio Oriente. La sua esistenza può provocare qualche concessione da parte di Israele oltre a una corsa agli armamenti che può impegnare tutte le spese israeliane per la difesa. Peggio ancora la presenza della bomba può obbligare gli USA a intavolare dei negoziati con l’Iran che potrebbero limitare ancor di più le ambizioni espansioniste di Israele.
L’Iran ormai ha fatto grossi sforzi e investito molte risorse per soddisfare le sue ambizioni nucleari e non è certo disposta ad abbandonarle, come risulta anche dalla sua retorica politica. A differenza dell’Irak l’Iran non rimarrà inerte di fronte a un attacco di Israele contro i suoi siti nucleari. Sicuramente reagirebbe in modo aggressivo con la destabilizzazione dell’intera regione medio orientale, compresi Israele, gli Stati del Golfo, l’Irak e anche l’Afghanistan.

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December 19, 2009

Posted by: assirol

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Delocalizzare

L’economia si basa sul consumo di energia. Delocalizzare, grazie al basso prezzo dell’energia che consente il trasporto di prodotti da una parte all’altra del mondo (come le pere dall’Argentina – forse le nostre non sono così buone), vuol dire aumentare inquinamento ed effetto serra. Già ora sulla Cina e sull’Asia c’è un’enorme nube di gas inquinanti, ma tanto che ci importa, noi mica abitiamo lì. Ma l’inquinamento e le devastanzti conseguenze dell’effetto serra non conoscono confini. Aprite gli occhi! Gli economisti, i politici, il WTO, non ci stanno rubando solo il lavoro, ci stanno rubando anche il futuro.

Basta con l’iperproduttivismo!
Diamo meno tempo al lavoro e più tempo agli affetti!
Basta con i bisogni indotti di inutili oggetti!
Riappropriamoci delle nostre esistenze!
Riappropriamoci del futuro!

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December 19, 2009

Posted by: wiollop

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Scarpe GEOX – made in china

L’altro giorno vedevo,sugli scaffali di un negozio di scarpe,un paio di Geox a 99 euro.”Porca pupazza”,dico io,”99 euro,spero che siano almeno decenti a mantenere la temparatura del piede,ecc,ecc”(così come sbandierato dalla pubblicità televisiva e dai cartelloni 6X3 visibili in tutte le città italiane).
Prendo le scarpe,guardo internamente e vedo quello che sospettavo”Made in China”!!!
Ora mi chiedo,ma se un paio di Geox(boicottiamole!!!) prodotte in Cina costano quanto un paio di Geox prodotte in Italia,il povero operaio italiano (sempre della Geox) si sente preso per i fondelli.
E si,perchè se in Cina un paio di scarpe,alla produzione costeranno si e no 10-12 euro,la differenza con il costo reale(87-89 euro),dove caspita va a finire??
In pubblicità?Nelle Ferrari che si comprerà il titolare dell’azienda con un ricavo di quasi il doppio che se producesse in Italia?
Boicottiamo la Geox,altro che “Aria ai piedi”!!!

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December 19, 2009

Posted by: ruby vale

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spostare la produzione in Cina

La nota fabbrica di caschi da moto AGV di Alessandria, sponsor di Valentino Rossi, ha chiuso l’azienda e spostato la produzione in Cina.

La Cina è una grande opportunità per le imprese e anche questa volta si sono raggiunti buoni risultati:
- 205 dipendenti licenziati
- caschi prodotti in Cina a bassissimo costo di produzione venduti in Italia al costo di produzione italiana e con la bandierina tricolore
- soldi per pagare Valentino Rossi

Valentino, sei un campione ed un esempio per tanti ragazzi. Fai sentire il rombo della tua voce, non quello della tua marmitta.
Magari non avrai il plauso di milioni di persone, ma solo di 205 famiglie.
Un po’ di palle, rivestiti di nuovo, Valentino.

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December 18, 2009

Posted by: uiello

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l’industria del fotovoltaico

Il solare
Secondo il rapporto “Solar Generation 2″, presentato di recente a Bruxelles da Greenpeace e
dall’Associazione europea dell’industria fotovoltaica (EPIA), un miliardo di persone utilizzerà
l’energia fotovoltaica entro il 2020 e nasceranno grazie a quest’industria 2 milioni di posti di lavoro,
mentre le emissioni di gas serra si ridurranno di 169 milioni di tonnellate l’anno, l’equivalente di 75
centrali a carbone. Dal 1998 il fotovoltaico cresce del 35% l’anno: entro il 2040, il solare potrebbe
coprire oltre il 20% del fabbisogno globale, anche nei luoghi più remoti e senza contribuire ai
cambiamenti climatici. Si tratta di un’industria, quella del fotovoltaico, che raggiungerà il valore di
62 miliardi di euro nei prossimi 15 anni.

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importazione di cani dall’estero

Gentili Signori,

Sono a scriverVi la presente, per esporVi la mia esperienza.
Volevo portare il mio piccolo cane dal Messico in Italia, visto il mio rientro dopo qualche anno di lavoro speso all’estero. Le leggi attuali prevedono un banale esame di un campione di sangue dell’animale, da eseguirsi però solamente nei centri riconosciuti dalla Comunità Europea, i quali si trovano solamente nel numero di due in USA e il resto in Europa. Nessun centro in Latino America è riconosciuto.
Ho preso contatto con i centri in USA, ma nessun courier (contattati DHL, Fedex, TNT tra altri) spedisce in USA materiale biologico per via di una nuova convenzione antiterrorismo biologico partorita da poco da Bush e compagni. L’unica soluzione è spedirlo in Europa, e quindi tanto vale scegliere l’Italia. La spedizione di questo campione, tra diritti doganali, courier ecc. costa circa 500 Euro. Considerato che spedire l’animale costerà circa 400 Euro, il legislatore europeo ha reso l’importazione degli animali un costo insostenibile.
Una volta bastava solo dimostrare l’antirabbia, ora invece hanno scoperto come rubarci 500 Euro.
La vergogna non ha limiti.

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December 17, 2009

Posted by: delliano

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la pena di morte negli USA

Stranieri condannati a morte negli Usa, gli States contro il diritto internazionale
di red.

Gli Usa non vogliono interferenze sulla pena di morte. E lo dimostrano ancora una volta trovando un escamotage per poter giustiziare indisturbati anche gli stranieri che commettono reati nel loro Paese. Gli oppositori della pena di morte in America avranno uno strumento in meno per contrastarla. In una lettera datata 7 marzo – scrive giovedì il Washington Post – il segretario di Stato Condoleeza Rice ha informato il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, del ritiro americano dal Protocollo Facoltativo allegato alla Convenzione di Vienna sui Diritti e sulle Prerogative Consolari. Il Protocollo impegna i paesi firmatari ad interpellare la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja e lasciare che questa abbia l”ultima parola, qualora vi siano contestazioni da parte di cittadini che affermino di essersi visti negare il diritto di incontrare un diplomatico del proprio paese durante il periodo di detenzione all”estero.

Paradossalmente, allo scopo di tutelare i propri connazionali, erano stati proprio gli Usa a proporre nel ”63 il Protocollo, che fu poi ratificato sei anni più tardi insieme alla Convenzione vera e propria; e non a caso furono proprio loro anche i primi a servirsene in concreto contro l”Iran, nel ”79, in occasione della crisi degli ostaggi nell”ambasciata americana a Teheran, in piena rivoluzione khomeinista.

La mossa dell”esecutivo di George W. Bush sembra dettata dall”intento di porre fine a una prassi valutata d”intralcio dagli Stati Uniti: specie negli ultimi tempi, il Protocollo viennese era sempre più spesso invocato da governi di altri Paesi, da movimenti per i diritti civili e da singoli individui, spesso anche cittadini statunitensi, onde rivolgersi ai giudici dell”Aja e cercare di ostacolare le esecuzioni di stranieri condannati a morte dalla magistratura Usa. In pratica Bush e Rice hanno inteso porre fine a quelle che consideravano mere e indebite interferenze esterne nell”amministrazione nazionale della giustizia. Salvo il caso inverso, naturalmente. Cioè quando si tratta di cittadini americani, soprattutto militari coinvolti in fatti criminali o di abusi sessuali all”estero, che non debbono in alcun caso essere giudicati da Paesi stranieri. Allora, il ricorso al tribunale dell”Aja è sollecitato da parte americana.

Lo si vede dalla decisione dell”amministrazione americana di ritirarsi dal solo protocollo che riguarda la possibilità di ricorrere alla Corte, pur rispettando il resto della Convenzione di Vienna che impegna i 166 stati firmatari a informare i cittadini stranieri del loro diritto di incontrare un diplomatico del proprio paese quando rinchiusi all”estero.

Ma di fatto gli Usa sono stati accusati di continuo di non aver comunicato ai cittadini stranieri il loro diritto di appellarsi al loro consolato. Il 9 gennaio 2003 il Messico ha avviato un ricorso contro gli Usa dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, relativo al mancato adempimento alle disposizioni della Convenzione (Cvrc) nei confronti di 54 cittadini messicani detenuti nei bracci della morte americani.

In un rapporto del febbraio 2003, Amensty International sosteneva che almeno 49 di essi non sarebbero stati informati successivamente all’arresto o durante la detenzione, del proprio diritto a contattare il consolato messicano per chiedere assistenza; pertanto, sono stati processati e condannati a morte senza il beneficio dell’assistenza consolare che avevano diritto di chiedere.

Dal 1993 al 2003 ben 19 cittadini stranieri sono stati messi a morte negli Usa, di cui 10 messicani. Nei bracci della morte americani nel 2003 si trovavano almeno 114 stranieri (di cui 10 europei) provenienti da 34 paesi, con una netta prevalenza di messicani (appunto 54).

Quella messicana non era la prima iniziativa contro gli Usa: già nel 2001, in seguito a un ricorso presentato dalla Germania, i giudici dell’Aja avevano condannato gli Usa in relazione al caso di due fratelli tedeschi giustiziati in Arizona nel 1999. Secondo la Corte, gli Usa non avevano consentito le relazioni consolari previste dalla Cvrc, violando così i diritti individuali dei due fratelli e quello della Germania a difendere i suoi cittadini. La Corte ha inoltre stabilito l’obbligo degli Usa ad effettuare una revisione dei casi e a porre rimedio in caso di violazione.
a legge è uguale per tutti….

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maltrattamento animali

Caro Controversial,
Migliaia di animali in tutto il mondo, ma in particolare in Cina, vengono brutalmente uccisi (in una maniera talmente atroce che io non sono riuscita a dormire per giorni, tanto ero incredula che l’essere umano possa arrivare a tanto!!)ogni anno solo per la loro pelliccia che, poverini, non hanno certo chiesto loro di avere quando sono venuti al mondo.
Qual’è la colpa di questi poveri animali, QUAL’E’ IL MALE CHE HANNO FATTO PER MERITARE TANTA CRUDELTA’?Credo che non si avrebbe il coraggio di fare erte cose neanche ad uno spietato assassino…e a esseri indifesi??!LA VIGLIACCHERIA DELL’UOMO NON HA EGUALI…
In questi giorni è ripresa la caccia alle foche, soprattutto ai cuccioli….CHE RAZZA DI PERSONE POSSONO FARE UN GESTO TANTO IGNOBILE!??!
Le chiedo di non dimenticarsi mai di queste atroci realtà e di farsene sempre portavoce.
A tutti chiedo di informarsi attraverso la LAV o la PETA su quali iniziative si possono intraprendere per non restare a guardare ciò che non può essere accettato da nessun Paese civile.

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December 7, 2009

Posted by: antonello

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l’europa oggi

cari amici

l’europa che tanto i nostri governanti ci hanno fatto anelare e a cui stupidamente abbiamo creduto si è trasformata in un rigido meccanismo di norme e leggi e istituzioni atte a tutelare gli interessi delle corporazioni, dei grandi contro i piccoli (produttori, imprenditori, agricoltori, allevatori etc.) e ha aggiunto balzelli alza-prezzi che hanno prodotto un meccanismo inflattivo subdolo, perchè non misurabile con gli attuali strumenti (che servono solo da copertura delle magagne, diuna realtà in cui la vera percentuale di inflazione è almeno 10 volte + alta di quello che ci relazionano).
questo riguarda in particolar modo l’italia in cui come in nessun altro paese civile le lobbies sono tutelate e rappresentate dal potere politico, ma anche gli altri paesi, seppure in misura minore, ne sono vittime.
io sottoscrivo in toto il manifesto di movimento zero di Massimo Fini, un intellettuale che in qualsiasi paese civile e progredito, sarebbe tutelato come un Noam Chomsky negli USA, per il quale, nonostante le sue vibranti contestazioni al regime di bush, anche gli organi di stampa conservatori nutrono rispetto e considerazione.
ma nel nostro paese l’informazione vera e la cultura sono diventate una parodia, una farsa, plasmate per ridurre in pappa le menti di intere generazioni (e qui è inutile prendersela con 25 anni di televisione becera berlusconiana, è proprio il popolo italiano nella sua maggioranza che non ha saputo o voluto conservare e coltivare uno spirito critico, per comodità e quieto vivere, o semplicemente per storica stupidità).

This post was submitted by antonello.

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