sulle radiazioni elettromagnetiche
Il principio di precauzione è un abominio logico prodotto da paranoici e complottisti. Porta alla paralisi.
“Un danno temuto” da chi? Se io dico che ho paura che l’asfalto faccia male, bisogna bloccare la costruzione di strade fino a test sopraggiunti? Se ho paura che facciano male i platani, bisogna tagliarli e aspettare a ripiantarli fino a test sopraggiunti?
La letteratura sulle radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti è infinita, gli studi fatti sono centinaia. Per ora, non si è trovata nessuna evidenza empirica che le persone sottoposte a radiazioni sino a limiti anche venti volte quelli di legge hanno maggior probabilità di sviluppare tumori.
Può essere che tutti questi studi non abbiano visto qualcosa? Certo, ovvio. Ma bisogna anche quantificare l’effetto. Se ad una ricerca grossolana non trovo nulla, posso sicuramente escludere che vi siano effetti importanti: se guardo la relazione tra amianto e tumori, al primo test è venuto fuori, ampiamente significativo. Se non viene fuori dopo due test, posso pensare che se c’è qualcosa, è un effetto minimo. Se non viene fuori niente dopo infiniti test, tanto che la IARC (associazione genericamente paranoica) ha finalmente declassificato le radiazioni non ionizzanti all’ultimo livello della scala degli agenti potenziali studiati (sostanze che probabilmente non causano tumori), vi deve essere un momento in cui si dice: vabbé, se qualcosa c’è, l’effetto è piccolo. Il che non vuol dire che si ferma la ricerca, ma che si inizia a ragionare sui numeri.
Se ci costa davvero tanto evitare le radiazioni aggiuntive, per evitare un effetto che se c’è è piccolo, meglio investire quei soldi in ricerca, in sicurezza stradale (attraversare una volta una strada in una grande città è un’azione con probabilità di morte documentata e quantificabile), in energie alternative (la combustione degli idrocarburi è decisamente cancerogena).
Principio di precauzione sì, principio della paura irrazionale paralizzante no.
This post was submitted by tommo.
