ci furono due anime nella Resistenza: quella predominante, con obiettivi illiberali che dovevano, nelle intenzioni dei suoi seguaci, portare l’Italia nell’area sovietica, ed una liberale e cattolica che aveva come obiettivo riportare in Italia la democrazia.
Furono tenute unite dallo scopo di abbattere il Fascismo e il Nazismo, ma non potevano convivere.
La fazione preponederante, quella di cui parlo qui, si appropriò, un vero e proprio scippo storico, della Resistenza e ci costruì sopra la propia retorica con un risultato estremamente negativo per l’Italia.
Avendo il controllo sull’Intellighenzia,ottenuto con il terrore seminato in quegli anni, riuscì ad imporre la propria visione, a nascondere i propri misfatti e ad inculcare il concetto che Resistenza significava comunismo e che chi era contro il comunismo era automaticamente un ‘fascista‘. Gli unici in grado di dare una patente di anti-fascismo o di fascismo erano loro, e questo per il motivo che loro era la Resistenza.
Ovviamente era una pura e semplice menzogna, ma le fortune del comunismo si sono sempre basate sulle menzogne.
Essendo gli ‘arbitri‘ fu buon gioco ottenere il controllo quasi totale dell’Intellighenzia. La foltissima schiera di costoro che, pur non essendo comunisti e proclamandosi indipendenti, a tutti gli effetti erano dei fiancheggiatori, fu chiamata da Giovannino Guareschi l’esecito degli ‘utili idioti‘. Il loro status era sempre legato all’atteggiamento verso il comunismo. Critiche di poco conto e non sostanziali erano di norma non solo accettate, ma probabilmente richieste così da avvalorarne la loro ‘indipendenza‘. Critiche più taglienti e profonde, però, significavano la ‘morte civica‘ del malcapitato.
Chiarito una volta per tutte da Stalin che l’Italia, almeno per il momento, era stata assoggettata all’influenza anglo-americana, Togliatti (capo del Partito Comunista Italiano) si trovò nella necessità di far buon viso a cattiva sorte e cercare di porre le basi per lo sviluppo futuro del suo partito.
Per far questo erano necessarie almeno tre cose.
L’accettazione, almeno di facciata, del principio democratico e parlamentare.
La presenza attiva del partito nell’assemblea costituzionale.
La creazione del mito della Resistenza unito al perdurare eterno del pericolo fascista in modo da poter nascondere quanto di poco chiaro avveniva nel partito e nell’alleata Unione Sovietica e dare una sorte di legittimità al partito comunista, attivo partecipante alla ‘Lotta di Liberazione‘. Naturalmente la parola d’ordine era di tacere sull’apporto dei partigiani bianchi e di coprire i misfatti di quelli rossi.
Nei prossimi post entrerò nel dettaglio sia del disegno perseguito sin dal 1943 dal PCI, sia degli orrendi crimini commessi dalle formazioni partigiane comuniste dal 1943 al 1948.
Nella descrizione di questi ultimi vi saranno purtroppo particolari raccapriccianti.
Ho deciso comunque di inserirli perchè rientrano in pieno nella strategia e nella logica della resistenza comunista, tant’è vero che i loro autori, anche quando erano semplici delinquenti apolitici, furono in tutti i modi aiutati dall’apparato del partito, sino ad organizzarne, qualora non ci fossero altri mezzi per proteggerli, la loro fuga ed il loro mantenimento nell’Unione Sovietica di Stalin.
” La tattica del mordi e fuggi adottata dai partigiani doveva non risultare gradita a coloro che in quelle zone dovevano vivere, restando abbandonati dai partigiani alle rappresaglie nemiche. La diffidenza dei contadini verso i partigiani si trasformò in certi casi in vera e propria ostilità obbligandoli ad andarsene, come nel caso delle valli valdesi nell’estate del 1944, o addirittura chiedendo l’intervento dei nazifascisti” . “La gente, pur continuando a odiare i tedeschi, si domandava la ragione del soffrire e la scorgeva nell’azione dei partigiani…e urlava, pregava, minacciava perché i partigiani stessero lontani. Cosa vogliono, dicevano, quei disgraziati in montagna? Non fanno che provocare dolori, scappano, non sanno combattere, ci fan bruciare la case”
Le tesi contrarie, vere e proprie favole, furono un semplice atto di propaganda, studiato a tavolino, imposto con ricatti nei confronti della cosiddetta intellighenzia del dopo guerra e ripetuto sino alla nausea per farlo diventare un fatto assodato. In seguito vedremo come e perchè.
Le due anime della Resistenza, bianca e comunista, oltre che per entità, erano molto diverse anche per organizzazione e per finalità. Pur sedendo insieme negli stessi comitati, l’obiettivo degli uni, dei bianchi, era quello di ristabilire una democrazia, quello dei rossi era di ubbidire agli ordini di Stalin e, se possibile, portare l’Italia nella sua orbita di influenza. In altre parole questi ultimi erano “Combattenti per la Schiavitù”.
se lo sbarco in Sicilia degli Alleati fosse avvenuto nel 1941 invece che nel 1943 avremmo avuto una Resistenza contro gli Alleati, visto che Stalin era alleato di Hitler.
i partigiani rossi furono spesso in lotta contro i partigiani bianchi. Gli episodi più famosi sono la strage di Purzus e quella di Strassera. Tornerò su entrambe con i particolari. Qui cito solo un brano della sentenza di condanna all’ergastolo (1957) comminata dalla Corte di Assise contro Moranino responsabile della strage di Stassera:
«Perfino la scelta degli esecutori dell’eccidio venne fatta tra i più delinquenti e sanguinari della formazione. Avvenuta la fucilazione, essi si buttarono sulle vittime depredandole di quanto avevano indosso. Nel percorso di ritorno si fermarono a banchettare in un’osteria e per l’impresa compiuta ricevettero in premio del denaro.»
E’ anche bene ricordare fin da ora come la Resistenza ebbe in effetti due fasi ben precise:
la lotta contro il fascismo e il nazismo (1943-1945)
la lotta per imporre lo Stato sovietico o quanto meno la legittimazione del PCI e la sua egemonia nella cultura a cui avrebbe dovuto poi seguire, cosa che purtroppo avvenne, l’occupazione di settori chiave quali l’educazione e la giustizia.
Solo dopo il 1948, ad elezioni avvenute e finito il sogno di una repubblica socialista italiana si accreditò l’idea di una Resistenza unita, di popolo e con un unico obiettivo e ideale: la libertà.
L’operazione potè riuscire essenzialmente grazie all’apporto della vasta schiera di giornalisti, storici e professori che il PCI era riuscito ad arruolare.
La situazione storica era infatti mutata.
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