November 1, 2010

Posted by: wenzo

Category: Trasporti, Tutto il resto

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l’aeroporto della malpensa

L’Italia si definisce paese civile e tecnologico, bene nella Cattedrale nel Deserto denominata Aereoporto della Malpensa,

luogo di sperpero del denaro pubblico, voluto dalla Lega e suoi accoliti, siamo peggio che nel Terzo Mondo come servizi, il

termine di paragone lo faccio con Aereoporti tipo: Bombay, Abidjan, Bangkok, Nairobi, Quatar, Emirati Arabi, per non

parlare poi di quelli del Nord Europa tipo Londra, Francoforte, Parigi Amsterdam.
Se alla Malpensa una famiglia con dei bambini parte con ritardo non ha nessun posto dove far giocare o riposare le proprie

creature, non ha poltrone che possono essere allungate per riposare,non ha locali dove poterli accudire e cambiare, cose

che sono presenti in tutti gli aereoporti sopra menzionati.
In tutti gli aereoporti c’è la zona fumatori, Malpensa nò, se sei nei transiti internazionali sei preso in ostaggio, non ti

puoi muovere e tanto meno far riposare i bambini.
Ora cosa più bella per aumentare i costi l’Alitalia ha la bella idea di portare gli equipaggi a Malpensa, così da creare

l’esatto doppione di Fiumicino, con la differenza che da Fiumicino si parte sempre anche in Inverno a Malpensa non si sà

(nebbia)
Non è ora che la così detta dirigenza della Nostra Aviazione Civile e dell’Alitalia vada a casa. Chi scrive è un ex

Assistente di Volo e mi ricordo che prima che arrivassero questi scenziati la Compagnia di bandiera era proprietaria dei

propri aerei, era proprietaria della sede all’EUR, ora paghiamo l’affitto per tutto, aveva scali in tutto il mondo e

soprattutto non accomulava deficit per scelte operative senza senso, loro hanno distrutto la Compagnia non i lavoratori.
Scusa lo sfogo, ma è ora che la smettano di far credere coso non vere
Ciao
Enzo

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May 5, 2010

Posted by: citto

Category: Trasporti, Tutto il resto

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la Società Autostrade

Verso due lacrime per modo di dire, dato che più che altro sono furioso!
Mi infervoro con la Società Autostrade Spa!
Premetto che ho già scritto a quest’ultima e mi hanno anche risposto!….incredibile!
Terranno in considerazione il mio parere, così hanno detto! Mi viene da ridere!
Vengo al dunque.
Per lavoro sono solito girare in autostrada ogni giorno, affrontando gli innumerevoli cantieri disseminati ovunque,…affrontando i cretini che creano code per osservare un incidente nella carreggiata opposta,….affrontando tutti i TIR e le loro manovre spericolate e quant’altro. Apro una parentesi, se qualcuno come me gira spesso in autostrada avrà notato che sono più autotreni che automobili. Accade un’incidente? Ebbene, prima ancora di arrivare sul luogo dell’accaduto (coda permettendo) sono pronto a scommettere che è coinvolto un TIR. E puntualmente “vinco” la scommessa! Io non sono arrabbiato con i camionisti per l’amor del cielo….è un lavoro come un’altro. Sono arrrabbiato con coloro che li fanno girare! Più strada o più viaggi fai e più guadagni! Ebbene,…..si potrebbe venire ad una via di mezzo. Ambliamo le strutture ferroviarie per esempio. Un treno quanti camion può portare? Quanto pericolo in meno ci sarebbe sulle strade ed autostrade? Anni fa ci fu una proposta per costruire un tratto di ferrovia a scopo di potenziamento,…questa doveva passare da una zona per cui i nostri cari amici Verdi si sono opposti xchè avrebbe deturpato il paesaggio! Coooosa?!…..ma cari miei quanto deturpa il paesaggio e l’ambiente una colonna di tir in movimento? Con il loro gas di scarico??? Ora ti costruiscono la linea ad alta velocità. Milano-Roma in metà tempo! Ed in questo caso non si deturpa nulla? Nooo,….tutti zitti ovviamente. Quindi perchè così la gente pagherà per salirci per far prima ed intanto i camionisti continueranno ad essere condannati a girare come bisonti impazziti per le autostrade. Ma sapete che un’autista di linea che porta generi alimentari che si possono deteriorare quanti km fa in un mese? beh!…siamo nell’ordine di 30000! Questa gente per star sveglia assume anche quello che non c’è e giù incidenti!
Un treno che potrebbe portare molti camion ancora non l’ho visto in progetto! Forse sono io che son cieco o disinformato?
Torno al punto di partenza.
Incazzatura con la Società Autostrade.
Vi pare normale che dobbiamo pagare per subirci delle puttanate che loro chiamano “pannelli didattici”!
Io viaggio tranquillo e ad un certo punto mi trovo in lontananza un tabellone che lampeggia! Cosa sarà successo? Ovvio che si rallenta per vedere meglio con l’incubo della coda o dei lavori o dell’incidente,….e invece ti vedi lampeggiare la scritta “Guidate con Prudenza!”…ma vaffa…..!
Oppure: “hai controllato i freni della tua auto?”, “hai controllato la pressione delle gomme?”…..no, ma perchè non mi scrivete anche “hai controllato se funziona l’airbag o l’indicatore di direzione?”.
A volte sono anche buffi…del tipo “l’auto è un’arma può uccidere!”.
Ma il motivo reale della mia rabbia è quando per non distrarti ti distraggono!
“1 morto su 5 per guida distratta” NON E’ AMMISSIBILE!!!!
Facciamo due conti: Se procedo a 130 Km/h, quindi sono nei limiti ed impiego 2 secondi a cercare di leggere quel “pannelllo didattico” sapete che accade?
Faccio ben 72 metri (in 2 secondi) senza guardare la strada!
Quindi mi distraggo!
Io adesso che lo so cerco di non farci più caso ma mettiamoci nei panni di chi non gira molto in autostrada. Magari si spaventa, frena di colpo,…il tutto creando un grave potenziale pericolo per se e per gli altri! Ti distraggono perchè tu non ti distragga! E’ il colmo! E poi quando arrivi al casello paghi ed anche profumatamente!
Ma la cosa peggiore è sulla Firenze-Livorno!
Ci sono numerose gallerie, molte delle quali in curva e magari in discesa.
Tu arrivi bel bello in galleria passando dalla luce all’oscurità (di giorno e viceversa di notte) quindi non si da neppure il tempo alla pupilla di adattarsi che in piena curva (in galleria) ti trovi un pannello “didattico” lampeggiante…..”Mantenere la distanza di sicurezza”!!!!! La cosa è pericolosissima! Ho visto gente frenare di colpo e sbandare proprio in concomitanza con questi “pannelli didattici”.
Non è ammissibile. In autostrada ci dovrebbebo essere solo le informazioni esssenziali ed effettivamente utili. Questo è il mio parere. Avvertitem se ci carà nebbia nei prossimi Km, se è accaduto un’incidente, le uscite consigliate, se ci sono lavori in corso ecc….. ma non mi riempite gli “spazi vuoti” di puttanate!
Pago per avere un servizio che già fa schifo così…..non peggioriamolo!
La Società Autostrade mi ha risposto con queste testuali parole (faccio un copia/incolla) :”mai vengono immesse indicazioni di
cortesia o didattiche, quando sono necessarie le informazioni real time sul traffico e sul meteo.” Beh!…dico io se non c’è nulla d’importante da segnalare…lasciateci guidare in pace.
Oppure visto che non accade nulla adesso in maniera molto “didattica” li distraiamo un po “1 morto su 3 per giuda distratta” per vedere se capita qualcosa? Altrimenti cosa fanno? Si annoiano se non succede nulla?
Per me c’è ben poco di didattico in tutto questo. Ma intanto al casello si paga!
Scusate lo sfogo super prolisso, ma penso che ci viaggia tanto quanto me ed anche molto più di me mi perdonerà! ;-)
Ciao a tutti.

P.s.
Controversial digli qualcosa anche tu a questi filibustieri della Società Autostrade! ;-)
Io sono di Revenna e al tuo ultimo passaggio lo scorso febbraio l’argomento lo avevi toccato se non erro.

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January 6, 2010

Posted by: autogar

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odio le automobili

mi sfogo anchio

Odio le automobili, Station Wagon, Cross Wagon, SUV, Multi Pourpose Veichles, e chi più ne ha …

Odio le cromature, le calandre e i parafanghi sporgenti; odio la sinuosità delle forme, i tettucci in cristallo, gli pneumatici ribassati, i cerchi in lega da 17″, 18″, 19″ …

Odio auto sempre più grosse che circolano in strade e parcheggi che ormai non le possono più ospitare.

Odio le benzine e i gasoli “ad alte prestazioni”, il rombo di motori sempre più potenti, le versioni GT, i laboratori di “elaborazione”.

Odio gli “optional” sul modello “top di gamma”: la regolazione elettronica dei sedili, il climatizzatore quadrizonale, la chiave a radiofrequenza, l’impianto stereo 5.1, il DVD e la playstation con schermo da 9″ sulla plancia.

Odio i recensori e i tecnici di riviste specializzate che confermano che un “motore pulito” deve necessariamente consumare di più!

Odio le pubblicità martellanti, l’auto oggetto del desiderio, l’auto che appaga, la bramosia di possedere un’auto.

Odio chi vuole farci credere che l’automobile non sia uno strumento utilissimo, e perciò prezioso, ma un valore: un passo necessario per migliorare noi stessi. Cosa che non potrà mai essere.

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December 23, 2009

Posted by: antonio

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LA TNT TRACO e le spedizioni truffa

Questa azienda è una vera e propria organizzazione criminale specilizzata nel taglieggiare gli sfortunati che devono ricevere un pacco da loro.

Non solo il pacco non viene cosegnato ma invitati ad andare in sede a ritirarlo perche dicono di non averci trovati in casa, con grande sorpresa ti informano che se vuoi avere il tuo pacco devi pagare loro 10 euro per apertura pratica ritiro

Ma questo è un vero e proprio pizzo,un ricatto vero e proprio, qui ci sono gli estremi penali di truffa ed inoltre la consegna era gia stata pagata profumatamente dal mittente ed il servizio non era stato nemmeno effettuato.

ATENTI A SPEDIRRE I PACCHI CON KA TNT TRACO farete una figura di merda con la persona che aspetta il vostro pacco.

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December 22, 2009

Posted by: assiro

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i consumi del Pac Car II e la Eco Marathon

il veicolo che ha ottenuto quel record di consumo di cui scrive la Repubblica si chiama Pac Car II ed ha partecipato alla Eco Marathon(SEM..lo sponsor è una famosa compagnia petrolifera)
La Eco Marathon prevede di percorrere in totale 25.27km(in genere 7 giri)in un tempo massimo di 50min 34sec con un valore minimo di velcoità media pari a 30km/h.
Il pilota deve pesare almeno 45kg e avere almeno 13 anni.
Questo veicolo ha ottenuto due record:il primo di 5134km/l e il secondo di 5385km/l (litri di benzina).
mi spiego meglio..ha consumato 1.07g di idrogeno che equivalgono a circa 4.5millitiri di benzina come “quantitativo” di energia.
il veicolo è lungo circa 3 metri..2.72 e pesa 30kg perchè realizzato in carbonio.
oltre al peso si è badato molto alla riduzione degli attriti e della resistenza aerodinamica.
miracolo??
NO,SCIENZA.RICERCA!!
questo piccolo veicolo ha bisogno per avanzare(il tracciato è pressochè pianeggiante)di una potenza pari a quella di una lampadina(40-60Watt).
brucia idrogneo nelle celle a combustibile(esitono da più di un secolo!) che producono elettricità che fa muovere un motore elettrico.
i motori elettrici sono molto efficienti..le batterie sono il tallone di Achille.
indubbiamente è un veicolo scomodo e che non supererebbe le prove di crash,ma molto interessante…
il problema cmq dell’idrogeno è principalmente come procurarselo e gestirlo.

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December 22, 2009

Posted by: minchione

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treni ad alta velocità

Il treno ad alta velocità o ad alta capacità come viene ultimamente
chiamato, al di là del fatto che è un’opera faraonica dai costi
elevatissimi
( oltre 40 miliardi di Euro ) che sottrarrà denaro di tutti noi alla
ricerca, alla sanità, alla scuola, ai servizi ecc., è un vero e proprio
disastro ambientale che non solo minaccia la Valle di Susa, ma tutta la
cintura di Torino e Torino stessa. Infatti il problema più grave di
quest’opera è l’aspetto sanitario: la galleria di 23 chilometri che dal
Musinè risalirà lungo la valle porterà da fuori terra solo nella zona
di
Almese più di un milione e 200.000 metri cubi di roccia finemente
triturata
ricca di AMIANTO che sarà stoccata a cielo aperto a Sant’Ambrogio e a
Rivera
di Almese. Il vento della Valle di Susa distribuirà democraticamente le
fibre di amianto finemente triturate dagli scavi e dalle mine di
galleria su
tutta la cintura di Torino e su Torino compresa, vista la velocità e
forza
del vento della valle che spesso raggiunge i cento chilometri l’ora.

Basta inalare una fibra di amianto per sviluppare il mesotelioma,
tumore
del
polmone con mortalità del cento per cento e senza possibilità di
terapia.

Una fibra di amianto in sospensione nell’aria impiega 24 ore ad un
metro di
altezza prima di arrivare al suolo.

I sondaggi sulla montagna commissionati dalle Ferrovie stesse alla
Università di Siena, hanno evidenziato su 39 carotaggi ben 14 positivi
per
la presenza di amianto: da Balangero ( tristemente nota per essere la
più
grande cava di amianto d’Europa e con il primato insieme a Casale per
la
più
alta mortalità da tumore del tipo mesotelioma da esposizione
all’amianto) la
stessa dorsale amiantifera si prolunga fino al Musinè e risale per la
Valle
di Susa: per le Olimpiadi la pista da Bob non è più stata fatta a Sauze
d’Oulx per la presenza di grandi quantità di amianto già in superficie.

L’amianto finchè non è triturato e quindi le sue fibre non possono
essere
inalate, non presenta pericoli: il pericolo arriva dalla triturazione
della
roccia durante i lavori di scavo.

Oltre a quello di Sant’Ambrogio e a quello di Almese sono previsti
altri 24
siti di stoccaggio sparsi per la Valle!

Per non parlare del dissesto idrogeologico, delle centinaia di migliaia
di
camion e mezzi movimento terra che per anni renderanno invivibile e
intransitabile la valle, dell’uranio presente nella montagna tra
Francia e
Italia dove sarà scavato il tunnel di 53 Km, del fatto che l’attuale
linea
ferroviaria è sfruttata solo al 38% delle sue potenzialità per il
trasporto
merci, della non sostenibilità economica dell’opera tanto che tutte le
banche e i capitali privati hanno fatto marcia indietro, del fatto che
a
breve entrerà in funzione a pieno regime il nuovo potenziato
collegamento
ferroviario del Gottardo che soddisferà ampiamente il traffico merci su
rotaia dal Nord Europa senza tagliare fuori il Piemonte,del fatto che
la
gestione e la sicurezza di due gallerie rispettivamente di 53 e di 23
chilometri sarà difficilissima e costosissima, del fatto che i deficit
gestionali previsti che hanno dissuaso i capitali privati dalla
partecipazione a quest’opera saranno a totale carico delle nostre
tasche,
esattamente come accade attualmente per il tunnel ferroviario sotto la
Manica spacciato come opera indispensabile e che invece è risultato
essere
un clamoroso insuccesso con un deficit pauroso ormai vicino al
fallimento e
a totale carico degli enti pubblici.

Naturalmente le lobbies politiche ed economiche fanno di tutto per
promuovere questa follia: importante è che i soldi siano spesi,
l’utilità
dell’opera è del tutto secondaria agli interessi economici in gioco.

Stampa,tv, radio, settimanali boicottano in modo quasi totale la
controinformazione dei comitati spontanei nati dalla base, dalla gente
comune.

Vi invito a consultare il sito _www.legambientevalsusa.it_
: qui troverete
tutti i dati tecnici e gli approfondimenti che desiderate aggiornati al
21
Maggio scorso.

Come potete vedere già da una prima sommaria documentazione questo
problema
non è solo della Valle di Susa, ma coinvolge la salute anche della
popolazione che risiede nella cintura di Torino e nella stessa Torino,
mantenuta all’oscuro dalla informazione ufficiale.

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December 22, 2009

Posted by: motoria

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L’auto a fuel cell

Smettere di bruciare idrocarburi nei motori è un sogno, ma anche una necessità. Sì, un sogno perché allo stadio attuale della tecnologia e dell’industrializzazione le alternative, completamente carbon-free, sono ben lungi da venire, mentre la ricerca di soluzioni differenti è un’esigenza perché le riserve di petrolio non sono inesauribili e come George Olah, premio Nobel per la chimica del 1996, sostiene da anni, bruciare idrocarburi, materia prima non rinnovabile e a “rischio di estinzione” è uno spreco: non solo si danneggia l’ambiente e si riduce l’approvvigionamento di elementi di base per realizzare i materiali sintetici dai quali si dipende enormemente.
Quali sono le alternative? Una su tutte: il motore elettrico, ma qui sorge subito il problema di come alimentarlo, cioè come fare per fornire l’energia necessaria. Già perché automobili e veicoli commerciali non possono avere il trolley come i treni, i tram o il filobus: è indispensabile generare energia a bordo. Le strade sono due: le batterie chimiche e le celle a combustibile.

L’auto elettrica.

Nel primo caso, i convenzionali accumulatori con piombo e acido solforico non sono la soluzione giusta: pesano troppo e per muovere una vettura occorrono pacchi da 10 a 20 unità e fanno sorgere tre ordini di problemi: l’autonomia, la ricarica e lo smaltimento. Occorre, infatti, che siano in grado di fornire energia per lungo tempo e attualmente l’autonomia è confinata in un paio di centinaia di chilometri. Decisamente troppo poco, senza considerare anche le prestazioni scarse a causa del peso della vettura e della limitata erogazione di corrente. Le batterie vanno dunque ricaricate con frequenza e si pone il macroproblema della produzione di energia necessaria: si può, da un lato, ricorrere alla rete domestica/industriale dove la corrente è prodotta da centrali a gas, a carbone, a olio combustibile, oppure nucleari (non in Italia) o idroelettriche. È possibile anche impiegare centrali non massive (eoliche e solari), magari sfruttare l’energia elettrica di origine fotovoltaica prodotta il loco grazie pannelli posti sui tetti delle abitazioni. E in questo caso la ricerca si sta concentrando sull’incremento dell’efficienza delle celle. Lo smaltimento di batterie tradizionali è poi antiecologico: la vettura, è vero, non produce emissioni durante la marcia, ma il piombo e l’acido contenuto nelle sue batterie, che vanno sostituite tutte in breve tempo (18-24 mesi al massimo) comporta fenomeno di inquinamento.

Ioni di litio.

La frontiera dell’auto elettrica passa però dalle batterie a ioni di litio. Utilizzando la tecnologia in uso per telefoni cellulari e computer portatili si ottiene elevata autonomia e peso contenuto. I primi risultati su prototipi sono incoraggianti.

Le pile a combustibile e l’idrogeno.

La ricerca scientifica si sta concentrando sull’evoluzione degli accumulatori: l’obiettivo è aumentare la capacità delle batterie utilizzando tecnologie mutuate da quelle in degli accumulatori usati nei cellulari con sistemi basati su pile agli ioni di litio. In effetti, l’autonomia dei telefonini è aumentata a dismisura e le batterie sono più piccole che in passato, ma gran parte del merito è del progresso della microelettronica che ha permesso di costruire circuiti con un limitato assorbimento elettrico, perché in realtà la capacità degli accumulatori non è migliorata di molto, tant’è che alcuni protagonisti dell’elettronica di consumo stanno studiando pile a combustibile. Già, le celle a combustibile che sono indicate come il futuro dell’auto elettrica e l’elemento cardine di quella rivoluzione dell’idrogeno ora tanto di moda, ma dalle poco solide fondamenta economiche e di fattibilità industriale.

L’idrogeno può essere utilizzato in due modi. Bruciato dentro i cilindri di comuni propulsori a combustione interna, la strada preferita da Bmw, oppure sfruttato per alimentare celle a combustibile che producono l’energia elettrica in gran quantità per alimentare motori elettrici.
Il principio di funzionamento delle celle a combustibile (o fuel cell) fu scoperto nel 1839 dal fisico inglese William Grove e le prime applicazioni concrete risalgono alle missioni spaziali. Si tratta di generatori chimici di energia elettrica che sfruttano il principio inverso a quello dell’elettrolisi, dove la corrente elettrica scinde le molecole di acqua in idrogeno e ossigeno. Al contrario, nelle fuel cell questi due gas reagiscono l’uno con l’altro producendo energia elettrica e liberando acqua. Una pila a combustibile è quindi composta da un elemento in cui idrogeno e ossigeno vengono a contatto creando una differenza di potenziali ai capi di un anodo e di un catodo separati, nei sistemi più moderni, da una sottile membrana polimerica.

La sfida delle fuel cell.

La ricerca tecnologica punta sulla riduzione degli ingombri, dei pesi e dei costi. I problemi, infatti, sono enormi e vertono principalmente sull’impiego dell’idrogeno, un gas che non esiste libero in natura ma va prodotto, scindendo molecole di acqua o ottenuto dagli idrocarburi. Per fare questo occorre spendere energia, e questo limita il rendimento complessivo, e altra energia va spesa per immagazzinarlo a pressioni elevatissime (oltre i 300 bar!) perché a pressione ambientale per conservare un chilo di idrogeno occorre un serbatotoio grande come un’intera autobotte. La ricerca scommette da tempo su serbatoi-spugna ma i costi sono esorbitanti e la strategia sembra essere quella di andare per gradi, un passo alla volta, magari utilizzando la via intermedia della conversione di idrocarburi a bordo del veicolo.
Le vetture a fuel cell presentano molti vantaggi rispetto a veicoli con motore a ciclo otto o con propulsione elettrica e accumulatori. Qualora questi generatori elettrochimici siano alimentati direttamente da idrogeno si realizza uno Zev (Zero emission vehicle) o, se si usano gli altri schemi, un veicolo a emissioni quasi nulle (Near zero-emission vehicle – Nzev).
DaimlerChrylser, il costruttore che più di tutti crede alla sfide delle fuel cell, ha prima sviluppato la serie di prototipi Necar, l’ultimo dei quali utilizzava generatori alimentati a metanolo. Un’altra strada per evitare l’uso diretto dell’idrogeno, insieme a quella di utilizzare un refomer alimentato da un comune idrocarburo, soluzione questa non troppo conveniente nel bilancio energetico complessivo. L’obiettivo di DaimlerChrysler e delle altre case automobilistiche (Fiat con la 600, Ford con Focus per esempio) è non fermarsi: continuare a progettare prototipi e arrivare vicini alla produzione di serie. Mercedes dopo le Necar adesso ha costruito la Classe A F-Cell con idrogeno contenuto in un serbatoio a 350 bar. L’auto funziona, è efficiente, costa ancora uno sproposito ma è un passo avanti verso la produzione di serie e l’avvio delle vendite.
La configurazione con idrogeno a bordo è più semplice rispetto a quella che prevede la trasformazione, tuttavia vi sono problemi di costi, di distribuzione e di sicurezza. La ricerca è orientata a comprimere fino a 2-300 bar l’idrogeno in serbatoi speciali oppure a utilizzare idrogeno liquido (sistema che è però molto costoso) o, ancora, usare “spugne” di idruri metallici.
La seconda architettura – produzione di idrogeno a bordo con conversione di idrocarburi, anche benzina – pare essere una scelta più praticabile nel breve termine poiché i derivati del petrolio continuerebbero a mantenere un ruolo importante nell’autotrazione.
La terza ipotesi, che richiede ancora affinamenti e ricerche, è l’utilizzo delle cosiddette Dmfc (celle a combustibile polimeriche a metanolo diretto) dove il combustibile non è idrogeno bensì metanolo. In questo modo si semplifica la struttura e si riducono i costi eliminando serbatoi e reformer.
Ad ogni modo le emissioni sono comunque molto più contenute rispetto ai propulsori tradizionali e i rendimenti più elevati benché i progressi sui diesel (common rail) e sull’iniezione diretta di benzina potrebbero rendere i “vecchi” motori ancora competitivi.

Il miracolo delle economie di scala.

La rivoluzione dell’auto a celle a combustibile non ne sicura ne è immediata e i costruttori sono pienamente consapevoli che non si può cambiare dall’oggi al domani un modello economico planetario bastato sull’estrazione, la vendita la trasformazione di idrocarburi e puntano a un cambiamento lento. Del resto l’ostacolo dei costi non è insormontabile quando si riesce ad abbinare la tecnologie con le economie di scala.
Alla fine degli anni Quaranta l’Ibm credeva che in futuro il mercato dei computer avrebbe potuto assorbire meno di dieci unità, poi vennero i minicomputer e poi sulla scia della rivoluzione della microelettronica i personal computer. Risultato: sulla scrivania abbiamo macchine così potenti da non essere neanche ipotizzabile a una frazione infinitesimale del costo della prima generazione. Un simile trend potrebbe avvenire anche con le celle a combustibile e le vetture potrebbero essere disponibili a costi paragonabili a quelle tradizionali attraverso una strategia di lenta, progressiva ma inesorabile diffusione. Ma anche se si riuscisse ad abbattere i costi delle celle, sulla carta rimangono tutti i problemi di distribuzione di un gas raro e costoso da produrre e da distribuire. Un idrogenodotto, anche per motivi di sicurezza, non è ipotizzabile e l’alternativa pare essere quella di produrre il gas direttamente nel distributore dalla conversione del metano in idrogeno liberando anidride carbonica. E a questo punto bisogna trovare un sistema per “confinarla” a meno che non si voglia incrementare l’effetto serra che invece l’auto pulita e carbon-free vuole ridurre. Infine tra le strade per produrre idrogeno sembra promettente l’utilizzo dell’energia solare per scindere le molecole di acqua.

Un futuro lontano.

I tempi sono molto lunghi. Per l’avvio di una commercializzazione le case stimano l’anno 2010, ma la rivoluzione di massa potrebbe avvenire nell’arco di 20 e anche 30 anni.
Le f uel cell sono una distruptive technology per l’industria dell’auto, una tecnologia capace di cambiarne completamente il business, i processi e i prodotti. Al di là dell’aspetto esterno della carrozzeria (che potrebbe non differire troppo in futuro) quello che cambierà è la struttura dell’auto: i motori elettrici non hanno bisogno di cambio e tutti i gruppi meccanici, come nel prototipo Autonomy di Gm, sono alloggiati in una piattaforma integrata, mentre i motori sono calettati direttamente sulle quattro ruote. Destinati a mutare anche i modelli di business e le competenze delle case automobilistiche che si basano in gran parte nella progettazione/produzione di motori a scoppio. Non a caso, costruttori come Bmw puntano a bruciare l’idrogeno in motori a pistoni, così da preservare l’intero know-how tecnico e commerciale.

L’auto a fuel cell potrebbe essere una trasformazione epocale, ma la sfida, anche in termini di guidabilità e prestazioni, è tutta da affrontare. Non è comunque chiaro se e quando le riserve petrolifere si esauriranno, ma un punto fermo c’è: è indispensabile ridurre i consumi, per inquinare di meno e risparmiare materie prime.

Le macchine ibride: una realtà concreta.

Negli ultimi anni i motori, in particolare, hanno fatto passi da gigante, e a patto di non esagerare cioè la potenza specifica, come sta avvenendo ora, i turbodiesel con iniezione diretta ad accumulo di carburante (common rail e iniettore pompa) garantiscono prestazioni esuberante e bassi consumi. Ma si può fare di più con le vetture ibride, spinte cioè da gruppi motopropulsori che abbinano un motore elettrico con uno a combustione interna. Il primo per la marcia in città, il secondo quando si richiedono prestazioni più elevate come in autostrada, oppure tutte e due lavorano in tandem per offrire più spunto. Il risultato è una vettura dall’impatto ambientale minimale, concorrenziale, soprattutto se si utilizza un motore diesel con le celle a combustibile nel bilancio complessivo dal pozzo alle ruote, «from well to wheel».
La macchina ibrida non è un sogno del futuro, esiste già e si può comprare. Anche in Italia. Si chiama Toyota Prius e si basa su una tecnologia che ora Ford utilizza in licenza, contribuisce a sviluppare e ha montato su un fuoristrada Explorer in vendita negli Stati Uniti da qualche mese. Il successo di Prius e gli innegabili vantaggi della tecnica ibrida hanno spinto la connazionale Honda a introdurre la sua Insight anche in europa all’interno di un piano che coinvolge l’Italia e comporterà la vendita anche di versioni “hybrid” della popolare Jazz, mentre negli Usa è in vendita una versione ibrida della grossa berlina Accord. Anche i costruttori europei si sono accorti che l’ibrido è probabilmente un’architettura vincente e attualmente sostenibile: bassi consumi, impatto ambientale limitato e addirittura nullo durante la marcia completamente elettrica. Ed ecco che da Renault a Psa, fino a Mercedes, si moltiplicano iniziative e progetti per l’ibrido made in Europe.

Io penso che in Italia, di trovare una soluzione non interessa a nessuno xchè, purtroppo x loro, ci rimette lo STATO! CAPITO!! Lo STATO!? Ma non dovremmo essere noi, lo STATO?
Ringraziando sentitamente, l’occasione è lieta per porgere MAVAFFANC**O, BRUTTI PEZZI DI M***A!!!
Stiamo qua ad ammazzarci tra noi, a contrariarci se qualche osservazione è un pochettino fuori posto, quando ci stanno prendendo per il c**o!
PENSATE E MEDITATE che quello che ho scritto, giè altri lo dicono da tempo.
Buon lavoro a tutti.

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December 22, 2009

Posted by: sebans

Category: Trasporti, Tutto il resto

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consumi auto ad idrogeno

Con 1 grammo di idrogeno percorsi 5’134 chilometri.

Un veicolo progettato dal Politecnico di Zurigo (ETH), ha segnato un record mondiale: con 1,07 grammi di idrogeno, che equivarrebbe a un litro di benzina, ha percorso 5’134 Km. sul circuito francese di Ladoux.
La PAC-Car, del peso di 30 Kg., è dotata di una pila (o cella) a combustibile, che fa entrare in reazione chimica idrogeno e ossigeno, con produzione di energia e di sola acqua come “gas di scappamento”. Il prototipo è nato dalla collaborazione tra l’Ufficio federale dell’energia, Istituto Paul Scherrer, Università di Valenciennes e tre partner dell’industria. Al progetto hanno lavorato una ventina di studenti del ETH, fra cui alcune studentesse che si sono messe alla guida.

Un mio modesto commento:
Nella fotografia a corredo dell’articolo spicca il marchio dello sponsor (o come riferito nell’articolo: partner dell’industria) e immaginate un po’ chi è?
Una delle cosiddette sette sorelle: la Shell !!

La mia paura è che sia entrata proprio una delle sette sorelle per insabbiare tutto!!!!

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trasporto pendolari

Ciao Controversial,
sono un pendolare, uno di quelli che è costretto a prendere il treno ogni giorno. Più che costretto lo faccio volentieri perché preferisco il trasporto pubblico rispetto a quello privato.
Purtroppo le cose non vanno bene, non riesco più a sopportare il disastro in cui versano le linee regionali in Veneto, nel mio caso la Padova – Bassano del Grappa, i ritardi, le carrozze senza riscaldamento in inverno, la mancanza di corse in orari serali, la mancanza di coordinamento tra trasporto ferroviario e autobus urbani ed interurbani. Uno, per non usare la macchina, è costretto a fare i miracoli.
Credo che sarebbe una bella idea fare degli abbonamenti chilometrici validi sia su treno che su gomma, e validi a raggiera a partire dalla città di residenza su qualunque linea extraurbana, in modo da poter avere tessere da 20, 30, 40 km valide su più linee e per vari mezzi di trasporto. L’abbonamento urbano potremmo pagarlo a parte.
Se ci fossero treni e autobus a coprire la fascia oraria che va dalle 6.00 alle 24.00 su tutte le linee, o quasi, e l’abbonamento fosse abbastanza economico, i due tipi di trasporto fossero integrati come avviene nelle grandi città tra metro e autobus, ben pochi continuerebbero ad usare le inquinanti ed ingombranti macchine, che per di più ci costano quasi 4.000€ annui secondo le tabelle Aci. In fondo la gran parte delle persone si muove su scala regionale, no?
Ho provato a controllare i dati di bilancio di Trenitalia per capire quanto incassano in Veneto e calcolare a spanne quanto dovrebbe costare un ipotetico abbonamento regionale treno-autobus, ma la pagina del bilancio non è disponibile.
Tu hai per caso questo tipo di dati?

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December 19, 2009

Posted by: aruola

Category: Trasporti, Tutto il resto

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i caschi per moto AGV

mi dispiace informarvi che la AGV non è più italiana da un pezzo, l’azienda era stata rilevata in precedenza da un’altra società multinazionale europea.
Da anni AGV aveva cominciato un lento ma inesorabile declino…Dallo sponsorizzare moltissimi piloti è arrivata a seguire unicamente Valentino. Non c’è un granchè di prodotto con AGV, molti altri caschi come Shoei, Arai, Xlite, Suomy, mettono in campo prodotti spesso migliori e a prezzi più concorrenziali ed oggi si ritrovano a vantare i successi della ex casa torinese di un tempo….
Agv, molto probabilmente farà la stessa fine di Nava o Bieffe. Marchi storici del motociclismo italiano ma caduti in disgrazia quando i fondatori dei relativi gruppi hanno lasciato il comando ad altri che mettevano al primo posto l’amore del Dio denaro più che per l’avventura, o si sono trovati a pagare l’incapacità di gestire un marchio e quindi si sono visti sgretolare un impero tra le mani… (Ti ricordi Bieffe?Era in testa a Biaggi, Capirossi, non era un’azienda di serie B)
Per alcune cose il motociclismo è ancora lontano dal mondo delle speculazioni, coloro che vi entrano pensando di sfruttare questa passione per il guadagno sono destinati a scomparire presto.
Valentino è un bravissimo ragazzo, per certi versi ancora un Puro, uno semplice, un romantico. Il padre Graziano è un uomo che girava per i box con una gallina al guinzaglio, anche lui è un uomo sopra le righe. Valentino il mondo delle moto l’ha conosciuto arrivando alle piste sulla seicento multipla del papà…Credo che quello che ha fatto e quello che fa tutti i giorni non debba entrare in questa vicenda. Per gli affari ci pensa Gibbo Badioli patron della società che gestisce Vale. A qualsiasi manifestazione Vale viene invitato a partecipare (anche pagato) non si sottrae mai ai suoi dovere, si concede a tutti, regala sorrisi, autografi, consigli a chiunque lo avvicina.Non ho mai visto tirarsela e ti assicuro che non è semplice, il successo è bello, ma dovresti sapere che ha un prezzo molto alto. Valentino è uno sportivo, professionista ma ancora con un gran cuore romantico.
Coinvolgerlo in questa bega,non credo sia corretto; se devi prendertela con qualcuno fallo con la direzione…. Fare cadere queste colpe a Vale sono cattiverie, lui è uno sportivo, uno che rischia la Sua vita ogni volta che entra in pista, un’uomo che è giusto che sia pagato per i servizi che presta.
Se un’azienda fallisce, chiude o semplicemente decide di trasferire la sua produzione, è una scelta più o meno condivisibile, ma la decisione va lasciata alla direzione e alla proprietà. Vale per AGV non è ne uno ne l’altro.
…Me la prenderei con altri.

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