Gli architetti
Gli architetti, specie quelli famosi, non devono pensare a guadagnarsi la pagnotta, ne hanno da mangiare per secoli, quindi sperimentano, creano, come fanno quelli della “moda”, cose assurde solo per stupire, fine a se stesse… e guadagnano miliardi perchè muovono altri miliardi. Così gira il mondo. Muovi soldi e fai i soldi anche se sei un semplice “calciatore” o una Lecciso di turno. Ma forse tempo fa non era esattamente così. Il calcio era “calcio”, di architetti geniali ce n’erano… per esempio Gaudì che ha fatto cose magari non troppo a misura d’uomo ma che illuminano gli occhi e la mente ancora oggi, certo i criteri e le esigenze non erano quelle di oggi, tipo il risparmio energetico. Poi ci sono esperimenti che offendono il buon gusto.. e sono tanti. Ma puoi restano lì, occupano spazio, ce li dobbiamo sorbire per anni e anni. Per questo anche io ce l’ho un pò con gli “architetti”.
Per il resto.. il mondo è certamente dei ricchi e dei bastardi. Chi non appartiene a nessuna di queste categorie soffre e si lamenta.
Odio chi sostiene che l’uomo si discosta dagli animali per… una serie di motivi.
Io direi che faticosamente “alcuni uomini” tentano quotidianamente di utilizzare le loro facoltà mentali superiori agli animali (cioè il pensiero e la coscienza di se e null’altro) per distinguersi da questi ultimi, non per essere migliori.
Alcuni lo fanno per scopi benefici, altri per rompere le balle al prossimo.
Ad ogni modo la specie umana è egoista come qualunque specie. Pensa solo a se stessa ma ha il potere di cambiare gli equilibri. Il risultato lo vediamo ogni giorno.
Che soluzioni? Solo cicli, si tocca il fondo e si riparte con migliori intenzioni, e poi si ricomincia.
Si, sono pessimista. Pazienza. Almeno non rimango deluso.
Scusate la divagazione. Il blog è bello anche per questo!
This post was submitted by marini giulio.
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Comments
Odio gli architetti
Li odio perché sono “assoldati” come degli ufficiali militari.
Assoldati da sfruttatori senza scrupoli con l’unico interesse del più alto guadagno possibile.
Non si fanno chiamare architetti, quelli che hanno progettato quei casermoni a Torino per la Fiat e che prima dei 50 anni sono stati demoliti, perché ignobili?
Non si fanno chiamare architetti quelli che hanno costruito tutti quei mostri enormi che sono le aree più degradate delle città italiane e non solo?
Abito in un supercondominio degli anni ‘70, in un 3 locali con tutte le finestre su un lato.
Mia madre abita in un super condominio del 2003, tutte le finestre su un lato, soffitti al minimo consentito, camere da letto che non prevedono di metterci il comò, l’ha dovuto mettere in anticamera, un televisorino l’ha dovuto mettere in un angolo della camera.
Odio gli architetti perché vendono le loro conoscenze a degli sfruttatori dei poveri e dei meno poveri, perché sono costretti ad andare ad abitare in appartamenti dove loro o i loro ricchi padroni, non si sognerebbero di metterci neanche i loro cani.
Odio gli architetti ricchi e famosi perché costruiscono pensando più alla cosiddetta arte e alla loro fama, con i soldi che gli mettono a disposizione potrebbero fare delle vere opere, di esempio per gli altri, insegnare la cultura dell’efficienza, del risparmio e della considerazione delle persone.
Il parco della musica di Roma, perché, non è un esempio di costruzione che utilizza parametri energetici molto al di sotto di quelli della Germania?
Il parco della musica di Roma perché non è un esempio di costruzione insegna a riutilizzare l’acqua consumata?
Il parco della musica di Roma perché non è un esempio di costruzione che utilizza il fotovoltaico e collettori solari?
E non venite a dirmi che il fotovoltaico non è conveniente.
Perchè un tetto normale invece produce più energia?
Se gli architetti che hanno costruito il Colosseo, potevano utilizzare le conoscenze tecniche di oggi, avrebbero pensato, oltre alla piena autonomia energetica, anche un campo di mais sul tetto per i popcorn.
Saluti

scusate…ma non sopporto chi parla senza cognizione di causa…questo è solo un breve rapporto sulla situazione dell’architettura in italia…se avete la pazienza di leggere, ditemi voi se siamo una categoria avvantaggiata!!!
Italia paese di poeti, santi, navigatori? niente affatto, l’Italia è il paese degli architetti! Ebbene sì, almeno secondo le statistiche del sito web Archiueuro del CNAPPC, Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori il 29,3% degli architetti in Europa è italiano. Uno su 3,41 se preferite. Questo dato si traduce nel territorio italiano con una media di un architetto ogni 548,8 abitanti. Un dato sorprendente se pensiamo per esempio che nel Regno Unito abbiamo un architetto ogni 7.413 abitanti, in Francia ogni 3165 abitanti e in Olanda ogni 2039 abitanti. Un primato che se letto in un contesto anomalo come quello italiano, costellato da un popolo sterminato di geometri e dove la stessa professione è svolta da diverse figure professionali e da albi obsoleti che permettono la professione anche agli ingegneri elettronici oltre a quelli edili e civili, cambia i toni passando dalla commedia grottesca alla tragedia greca.
Purtroppo la situazione è oltre ogni ammissibile soglia e se consideriamo i dati degli studenti iscritti alle Facoltà di Architettura europee vediamo che la tendenza continua a crescere infatti uno studente di architettura su 2,7 in Europa è sempre italiano. Anche facendo riferimento agli Stati Uniti le cose non cambiano, anzi! Abbiamo 76000 studenti iscritti contro i 45000 d’oltreoceano che si diventano ogni anno oltre 6000 nuovi architetti in Italia e 8356 negli Usa.
Le possibilità professionali sono ridottissime, le parcelle sono ridotte perchè devono competere anche con quelle dei geometri, e la qualità degli edifici è scadente per la poca esperienza professionale e l’incapacità delle università nel formare completamente una figura professionale come quella dell’architetto.
Da questo presupposto facciamo un salto indietro e ripartiamo dall’inizio, proprio dalle università, cercando di capire passo dopo passo il futuro di chi vuole diventare architetto. La prima domanda è: quanto tempo impiega uno studente di Architettura a laurearsi in Italia?
La mia ricerca parte dal sito web del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). Consulto e incrocio i dati statistici ufficiali riguardanti tutte le Facoltà di Architettura Italiane. Fin dai primi dati generici il quadro della situazione risulta abbastanza chiaro: disastroso! Per quanto riguarda i fuoricorso il 58% di questi si laurea con almeno 4 anni fuoricorso. Ovvero ci mette minimo 9 anni al conseguimento della Laurea.
Ma questo dato generico nasconde al suo interno diverse realtà. Se da un lato abbiamo piccole realtà come Ascoli dove l’88,2% degli studenti si laureano con al massimo due anni fuoricorso e nessuno va oltre il terzo, dall’altro abbiamo facoltà come Pescara che detiene il record negativo con la stessa percentuale dell’88,2% di studenti fuoricorso da almeno 4 anni!!! Segue al secondo posto la Sapienza di Roma con l’86%. Al terzo posto troviamo la Federico II di Napoli con l’81,6% e Firenze al quarto con “solo” il 77,3% di fuoricorso da almeno quattro anni.
Queste 4 Facoltà insieme costituiscono il 37,6% della popolazione studentesca di Architetti. Quindi possiamo dedurre che oltre un terzo degli studenti italiani che studiano Architettura invecchia nelle facoltà fino almeno ai trent’anni. Solo questo sarebbe sufficiente per renderci conto di quanto sia grave la situazione. Andiamo a vedere ora dettagliatamente Facoltà per Facoltà i dati complessivi dei fuoricorso e di quelli in corso che ho sintetizzato in questa tabella.
Innanzitutto notiamo subito che le uniche Facoltà che funzionano e che hanno una percentuale di fuoricorso contenuta entro il 30% (che comunque è un range abbastanza generoso) sono quelle che hanno al massimo 1000 iscritti, quindi le piccole Università e i distaccamenti. Infatti Le percentuali maggiori di fuoricorso spesso le troviamo nei grandi atenei con eccezioni come il Politecnico di MIlano, che è la facoltà con la popolazione maggiore di studenti di architettura e che ha solo il 23,8% di fuoricorso. Eccezione al contrario è ancora Pescara che nonostante risulti una medio-piccola Facoltà ha la seconda percentuale più alta di fuoricorso con il 63,6 % solo dopo Napoli con il suo terrificante 76%. Percentuali che crescono ancor di più se prendiamo in esame solo i dati della vecchia laurea quinquennale: 87,4% di fuoricorso a Napoli e 79,1% a Pescara.
In generale comunque a parte questi picchi terrificanti la situazione è preoccupante. Le piccole facoltà anche tutte insieme non sono rappresentative a livello statistico e tranne Milano e in parte Venezia e Roma3 il resto degli Atenei ha oltre la metà degli studenti fuoricorso. Con queste percentuali la Facoltà di Architettura risulta essere nel sistema universitario Italiano uno dei fanalini di coda in assoluto, con l’età anagrafica dei laureati tra le più alte con oltre la metà degli studenti che si laurea tra i 30 e i 34 anni!
Le università invecchiano e scoppiano di iscritti, solo il politecnico di Milano conta il doppio di tutti gli studenti di architettura del Regno Unito con oltre 13000 iscritti contro i 7948 studenti di architetura d’oltre manica. Ogni anno ci sono 3000 iscritti in più nonostante le lauree triennali stiano in parte contenendo questo andamento. Arriviamo allora intorno ai tren’anni con una laurea in Architettura e visto che lavoro non c’è si fa un master.
Si moltiplicano di anno in anno master sempre più costosi che in alcuni casi sono solo il frutto di un’operazione di marketing che qualche altro architetto ha inventato perchè anche lui non riuscendo a lavorare come tale cerca di guadagnarsi da vivere nel sistema della formazione d’eccellenza. Spesso con altrettanti scarsi risultati. Altro fenomeno e quello dei dottorati nelle università, altro parcheggio in attesa di futuro impiego, dove al posto di ricerche si fanno le lezioni per il professore di turno che non ha tempo a sufficienza perchè impegnato nel suo studio. Quindi ricapitolando dopo dieci anni all’Università o si fa qualche master o si fanno i dottorati e si arriva ai 33-34 anni. Ancora senza guadagnare un euro, anzi continuando ad “investire” su se stessi. A conti fatti sono usciti dal portafoglio decine e decine di migliaia di euro e ancora non si vede l’ombra di un quattrino. Le possibilità di lavoro sono scarse per via del soprannumero ed il sistema legistaltivo con le leggi come la Merloni favorisce i pesci grandi e non da scampo ai picoli studi associati. Insomma non c’è nulla da favore.