Grafico pubblicitario

lettori di controversial

vi confesso, sono un grafico pubblicitario.

Lo so, è una vergogna, ma che ci volete fare: uno prova così per gioco, e prima di accorgersi di aver preso il vizio, ti ritrovi proiettato nel tunnel dell’Istituto Europeo di Design…

Ho pensato che farlo una volta ogni tanto non mi avrebbe fatto male, ma senza rendermene conto mi sono ritrovato a creare pubblicità editoriale, e quel che è peggio, per grandi marche di abbigliamento.

Preso dalla smania della creatività, non importava più neppure che mi pagassero (e infatti spesso non mi pagavano…), mi bastava godere di quel piacere malato che è vedere una propria pubblicità su di una rivista a grande tiratura, senza più pensare a quali messaggi distorti potesse contenere.

Quando sono stato contattato dal marketing della Diesel, ho capito che avevo toccato il fondo.

Ora, dopo una dura terapia a scalare, finita con i volantini del macellaio sotto casa, sono riuscito a disintossicarmi.

E’ circa un anno e due mesi che non faccio più pubblicità, e mi sento benissimo. Mi sono buttato sui sistemi informatici per il controllo satellitare dei treni, che è un lavoro utile e tranquillo, e soprattutto non crea dipendenza.

So, nell’intimo, che potrei in ogni modo ricadere nella tentazione. A volte penso che basterebbe un invito ad un aggiornamento professionale della Saatchi & Saatchi, per rigettarmi nel baratro, e allora faccio aprire la posta dal mio portiere, che penosamente la filtra…

Ma mi basta pensare a come mi sentivo quando facevo il grafico pubblicitario, e allora stringo i denti e resisto…

This post was submitted by aslloro.


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