i giornalisti delle tv libere

A proposito di televisioni libere…

sono una donna ormai alla soglia dei 37 anni, Ho sempre amato scrivere. Non dico che lo faccio bene, ma mi piace. Beh cosa può fare una bimba che ama tanto scrivere se non la scrittrice, ma anche la giornalista mi parve un bel modo di lavorare facendo una cosa che mi veniva spontanea. Così per dieci anni, dopo aver compiuto studi regolari, ho ceduto alle lusinghe di una TV privata. Dall’85 al ’95 ho contribuito, assieme ad altri colleghi, a farla diventare una TV molto seguita. Facevamo inchieste, interviste scomode, reportage. Io realizzavo una rubrica tutta dedicata all’ambiente (sai con l’ILVA, l’AGIP, la CEMENTIR e l’Arsenale Militare ce n’è di lavoro!). Dimenticavo un piccolo particolare: pochi di noi erano assunti, e quasi nessuno percepiva uno stipendio regolare.
Così abbiamo ceduto ad un’altra tentazione, ci siamo iscritti al sindacato.
Sintetizzo: a dieci anni di distanza siamo tutti fuori. Fuori da quella TV, fuori dal mercato del lavoro (perchè etichettati come facinorosi), fuori tempo, per aver sprecato molte delle nostre energie e dei nostri anni migliori in un impegno per la giustizia che non ha prodotto niente.
Eravamo lì, in TV, dalla mattina alla sera ma il giudice ha pensato bene di dover verificare in questi dieci anni se noi eravamo veramente lì.
I colleghi?
Ma scherziamo? I giornalisti “seri” non pregiudicano la loro immagine per una storia così. Abbiamo chiamato anche i paladini d’allora, quelli che affollavano le TV nazionali con show, tribune, mega inchieste. Li abbiamo invitati ad investigare su una TV che vedeva rinnovata la concessione ministeriale pur non avendo uno straccio di giornalista, pur non essendo in regola con il versamento dei contributi, con bancarotte fraudolete, con teste di legno da tutte le parti. NIENTE!
I politici?
Quelli nazionali neanche a parlarne.
Quelli locali? Alla fine sono rimasti uno sparuto gruppetto che la stampa, per solidarietà con gli editori, si guardava bene di far parlare.
Che beffa! Traditi da quelli come noi.
Pian piano siamo diventati trasparenti. Volti noti si, ma quasi senza anagrafe.
Dei dieci giornalisti epurati da quella TV, solo uno fa la professione in un giornale, gli altri, come me, si arrangiano facendo uffici stampa, informazione quasi carbonara, o altro.
Più volte ho pensato di cambiare approccio con le cose di questa città, di adeguarmi per tirare a campare. Di essere meno “comunista” per strappare una convenzione. Ma la mia curiosità, la mia ricerca continua di un pizzico di giustizia, di un pizzico di vero, sono le rughe del mio volto, la mia “malattia” in un mondo di iniezioni al botulino.

This post was submitted by ascione carka.

December 18, 2009

Inserito da: ascione carka

Categoria: Cultura, Tutto il resto

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