i testi delle canzoni di fabrizio de andre

cari amici

Proprio ieri sono stato a Genova, mi sono immerso nei carrugi, ho percorso via del campo e ho visitato il negozio di Tassio: per 20 minuti mi sono sentito immerso nel mondo di Faber… la sua chitarra, le copertine dei suoi dischi, le cartoline che scriveva agli amici, i dischi e i libri di personaggi che lo hanno ispirato (Brassens, Brel, Mannerini)… un mondo intero girava vorticosamente intorno a me. Ho sempre amato Faber, fin dal primo album che ho ascoltato: la buona novella. Ha ragione chi parla di “profeta del nostro tempo” e lo paragona a Pasolini: ci sono persone, quelle come lui, che riescono a vedere più lontano di altre. Ci sono persone che riescono a scrivere testi di intensa e lirica spiritualità pur essenso atei.
Percorrendo via del campo me lo immaginavo passeggiare da giovane in quelle vie, tra puttane e poveri ubriaconi… e ascoltare le loro storie. Tutti quelli che lo hanno conosciuto raccontano la sua grande capacità di ascoltare le persone, senza farle sentire giudicate. Me lo immaginavo coi suoi amici tirare cacche di uccello dai tetti nei contenitori di latte delle massaie. Me lo immaginavo con quella prostituta che ha amato per due anni, Anna, andarla a prendere al bar Olimpia in via XX settembre, chiudersi con lei alla pensione Groppallo… Me lo immaginavo con tuo fratello Andrea, Controversial. Cercavo con emozione e quasi con avidità il suo segreto, cercavo in quelle vie le cose che sono riuscite a dargli quello sguardo così lucido e lirico insieme, il suo verso folgorante…
Mi manca, mi manca tanto, ancor di più per non averlo mai visto dal vivo, di persona, ma solo attraverso le sue canzoni.
A dir la verità non mi piace chiamarlo profeta, non mi piace questa parola altisonante, che contrasta troppo con la sua riservatezza e la sua umiltà.
Riporto (a memoria, quindi non letteralmente) quanto disse in un’intervista, alla domanda di Mollica “Di cosa ha paura oggi Fabrizio De André?”:

“Sicuramente della morte, che, se mi darà il tempo di accorgermene, mi faràà provare la mia buona dose di paura…
Ma soprattutto dello scarso attaccamento alla vita che vedo in molti miei simili, che si ammazzano per cose sicuramente più futili del valore dellaa vita.
Io ho paura di quello che non capisco, e questo proprio non mi riesce di capirlo”

This post was submitted by billo.


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Comments

Io, purtoppo, non l’ho mai conosciuto e ho addirittura scoperto le sue canzoni dopo la sua morte.
Ho letto tra i post i testi di alcune sue canzoni. Non saprei dire qual’è la più bella, posso però affermare che non ce n’è nessuna che non sia attuale, e lo saranno per sempre.
Anche le poche interviste che ha rilasciato sono molto interessanti, e mi ha colpito quando ha detto che “…un uomo senza sogni, senza utopie è come un cinghiale laureato in matematica…”.
Facciamo vedere che abbiamo ancora la voglia di sognare, di guardare lontano, per non vivere di circostanze.
Purtroppo “la maggioranza sta recitando un rosario di ambizioni meschine, di millenarie paure, di inesauribili astuzie”.
Dobbiamo svegliarci e accorgerci delle “cose che accadono al di sopra delle parole, celebrative del nulla”.
Liberiamoci da questa “malattia”, da questa “sfortuna”, da questa “abitudine”, perchè ormai ci stiamo abituando.
Vorrei ricordare anche un altro cantautore straordinario, George Brassens che,con il suo anticonformismo ha fatto storia.

Ciao a tutti e buona fortuna

Purtroppo De Andrè l’ho conosciuto troppo tardi, era gia morto.
Forse all’esame il mio professore mi farà domande sulle canzoni di Fabrizio.
Ho 19 anni e pochi ragazzi della mia età ascoltano canzoni di questo tipo.
A loro interessano solo fumare cannoni, andare in discoteca ubriacarsi e fare schifo.
Io come persona sono timida, chiusa e solitaria.
Non mi piace tanto avere amici del genere.

Salve a tutti,
volevo associrmi a tutti coloro che ammirano il grande Fabrizio de Andrè. Io purtroppo ho cominciato ad ascoltare le sue canzoni solo dopo la sua scomparsa, e vivo con il rimpianto di non aver mai assistito ad un suo concerto dal vivo.
Credo che lui non sarebbe stato molto felice di questo: ha sempre sostenuto che nella vita non bisognerebbe avere mai rimpianti(”ricordi tanti e nemmeno un rimpianto” da Il suonatore Jones).
Per un grande uomo come Fabrizio la definizione di cantautore vada stretta. Non voglio dire “retoricamente” che lui sia stato un poeta, reputo fermamente,tuttavia, che, per chi apprezza i suoi testi, Faber diventa inevitabilmente un punto di riferimento, una fonte inesauribile di riflessioni.
Ha dato voce ai poveri, agli zingari, agli omosessuali… insomma a tutti coloro che sono ai margini e che lui a posto al centro del suo universo colmo di umanità.
Al di fuori di ogni schema, ha analizzato l’amina umana come pochi sono riusciti a fare,
come può fare “soltanto chi sa di raccogliere in bocca il punto di vista di Dio”(da Khorakhanè).
Grazie Fabrizio.

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