La crisi del 1929 e quella di oggi

Le banche sono solo la punta dell’iceberg.Sotto ci sono decenni di politica economica scellerata che gli USA hanno imposto,o anche solo “indicato ” al pianeta globale.
Oggi da Augias ho visto Loretta Napoleoni,nota economista di fama internazionale che vive a Londra.Ricordava che il crollo del 1929 si ebbe di conseguenza all’euforia impazzita del liberismo senza freni.Fu conseguenza dell’idea malsana che il “mercato” possa auto governarsi, senza regole imposte,senza controlli,senza limiti.Dopo il disastro arrivò F.D.Roosvelt con la sua politica del New Deal a sistemare tutto, ma ci volle “stato” cioè denaro pubblico delle tasse dei cittadini,e regole, paletti e normative,controlli e protezionismi.Oggi la situazione si sta ripetendo con l’aggravante di non aver tenuto conto di un precedente non lontano,e con la micidiale manipolazione dell’informazione che ci racconta solo balle e ci fa avere paura.Si sono creati i mostri del terrorismo per scatenare guerre che hanno portato tanti soldi ai costruttori e dispensatori di armi,che guarda caso sono anche petrolieri e, sono convinta,i veri signori del traffico di droga mondiale.Altrimenti non si spiega come mai da quando in Afganistan c’è la NATO la produzione e il traffico di stupefacenti sia più che quintuplicato.Vogliamo ricordare anche il Kossovo che è diventato uno dei crocevia più importanti del traffico?Tutto il denaro che viene movimentato più o meno legalmente da guerre, embarghi,traffici più o meno illeciti passa dalle banche,che come sappiamo non sono schizzinose.
E siccome mia nonna diceva che a pensare male si fa sempre bene,io a questa faccenda delle banche che elargiscono,ma quando mai?,soldi per il mutuo a poveracci che non potranno mai pagarlo,mica ci credo.Sono convinta che nei fallimenti ci sia qualcosa di molto più grave e oscuro,che magari non sapremo mai.
Quindi alla faccia delle rassicurazioni dei soliti ignobili,ho ritirato quei due euro di risparmi. Potrei sempre investirli in armi!

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October 11, 2008

Inserito da: sebans

Categoria: Storia, Tutto il resto

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Commenti (2)

sebans

October 11th, 2008 at 07:36    


Abbiamo la possibilità di cambiare davvero le cose. Se non lo faremo ora che è il momento giusto ci penseranno loro a farlo, e per noi non sarà un gran bel guadagno. La crisi del 29 e le sue ripercussioni nel mondo furuno una delle cause dell’ascesa al potere del Nazismo in una Germania ridotta alla fame, che si sarebbe affidata a chiunque pur di risollevarsi economicamente. I fatti storici successivi ci hanno portato dove siamo oggi. Il sistema non va salvato va fatto saltare. Abbiamo tutti paura perchè perderemo il ritmo di vista a cui siamo abituati. Ma per noi, per l’essere uomo cambiare strada sarà solo un bene.Allora è chiaro che l’unica soluzione reale, non per salvare il salvabile, ma per cambiare strada è far fallire il sistema. Tutti dovrebbero ritirare i loro soldi dalle banche. Ok sarà una catastrofe economica ma sarà sempre meglio di una catastrofe economica legata alle guerre che si scateneranno nei prossimi anni per il mantenimento dello stato di vita attuale. Se noi facciamo fallire tutto ora, potremo risparmiarci una riscotruzione futura e soprattutto potremo ricostruire un nuovo sistema a nostra immagine e somiglianza, un sistema in cui i soldi sono un mezzo e non il fine, in cui si possano stabilire nuovi valori etici quali amore, famiglia rispetto della vita, tempo libero. Non valori alienanti basati solo sul possedimento di oggetti che nel pratico non ci cambiano la vita. Credete sia utopico? Credete? Ci sono state civiltà che sono durate millenni per poi cambiare radicalmente. Questo è un sistema che va avanti da un secolo e sta già implodendo su se stesso e molti ancora non capiscono che siamo nulla in confronto al tempo. Tutto prima o poi finisce dobbiamo accettarlo e imparare a cambiare, adattandoci e magari migliorando a ogni nuovo step. Noi siamo fermi allo stesso punto da anni ormai anche con le conoscenze che abbiamo. È un controsenso!!

xellio

February 7th, 2009 at 08:18    


Oggi come nel 1929. Ed anche la facilità di disporre e quindi di sprecare carburante, sempre disponibile e a buon mercato. Tutte facilitazioni alle quali l’americano medio non intende rinunciare e che i governi Usa, sia repubblicani che democratici, non hanno alcuna intenzione di togliergli. Ma la situazione appare ancora più grave rispetto al 1929 perché oggi ci sono concorrenti molto forti nell’approvvigionamento di petrolio e la domanda proveniente dagli Usa non è più decisiva come un tempo. E perché l’interscambio commerciale di Washington con il mondo è in costante profondo rosso. Gli Usa hanno un economia che si basa sulla domanda interna, questa a sua volta è alimentata dai debiti accesi dalle famiglie e da quello dello Stato che riesce ancora a collocare i titoli del debito pubblico sul mercato internazionale mentre gli americani consumano più di quello che esportano. Stando così le cose, se un meccanismo si inceppa, tutta questa costruzione rischia di crollare trascinando con sé anche quanti le avevano concesso fiducia. Il crollo di Lehman Brothers non è che la più recente tappa, certamente non l’ultima, di una involuzione che ha visto la crisi dei due colossi dei mutui, Fannie Mae e Freddie Mac, per la cui salvezza il governo Bush è dovuto intervenire con una vera e propria nazionalizzazione, una bestemmia per la mentalità e i canoni Usa, investendovi la non indifferente cifra di 200 miliardi di dollari. Se anche nella patria del Libero Mercato si è arrivati ad una tale livello di interventismo pubblico, vuol dire che anche alla Casa Bianca ci si è resi conto che il Mercato non può più essere lasciato nelle mani dei suoi attori e padroni, le banche che speculano e che operano senza disporre dei fondi necessari. Una presa d’atto arrivata in ritardo e che non può coprire noi cittadini europei dagli effetti di un modo banditesco di concepire ed utilizzare l’economia. Un approdo che ci dovrebbe fare prendere coscienza sul fatto che gli interessi

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