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	<title>Comments on: le strutture di Enzo Piano</title>
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	<description>Quello che pensano gli italiani Oggi</description>
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		<title>By: annibale</title>
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		<dc:creator>annibale</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 12:18:24 +0000</pubDate>
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		<description>pezzo di un intervista a renzo piano


swissinfo: Lei si occupa anche di progetti in quartieri degradati? Per grandi e bambini che non sono affatto circondati dalla bellezza?

C&#039;è una forza del bello che è straordinaria. Quella del bello è un&#039;emozione profonda, fortissima. E non è nemmeno un&#039;idea romantica. È semplicemente un&#039;idea straordinariamente forte. È forse la sola emozione forte, assieme alla sorella maggiore che è l&#039;amore. Capace di contrapporsi all&#039;emozione della potenza, del denaro e della vittoria, emozioni spaventose che governano il mondo. Non ho niente contro il potere, contro il denaro. Ma è evidente che l&#039;emozione del potere implica l&#039;ingiustizia, molto spesso. L&#039;emozione della ricchezza implica la povertà. La bellezza è un&#039;idea splendida, meravigliosa, che non ha controindicazioni. Come scriveva il mio amico Italo Calvino nelle &quot;Città invisibili&quot;, in ogni città, anche la più brutta c&#039;è sempre un angolo felice. Così come nell&#039;inferno c&#039;è ciò che non è inferno. E l&#039;attività di architetto è anche quella di capire in mezzo all&#039;inferno quello che non è inferno e dargli spazio, farlo crescere. Quello che negli anni &#039;60, &#039;70 è stata la riconquista della dignità dei centri storici, oggi è certamente il lavoro sulle periferie. Le periferie urbane sono la città che sarà. O che non sarà, e allora saranno davvero problemi grossi, perché è la barbarie. Invece l&#039;idea è che sostanzialmente ci vorranno 20, 30, 40 anni, ma purché non se ne fabbrichino altre, le periferie diventeranno città.

swissinfo: Ma se le offrissero un progetto molto prestigioso, oppure un progetto in una favela, quale vorrebbe?

R.P.: Noi in ufficio siamo così fortunati, e non lo dico con disprezzo per nessuno, che scegliamo veramente quello che vogliamo fare. Quindi in realtà noi non facciamo le cose per bisogno. Tutti i giorni c&#039;è qualcuno che ci offre di fare la sede o &quot;l&#039;headquarter&quot; di questa o di quest&#039;altra società. Ma non è detto che noi scegliamo questo, anzi. Ad esempio ora uno dei nostri progetti è quello dell&#039;ampliamento della Columbia University ad Harlem. E Harlem è la periferia di New York. Poi con l&#039;Unesco, di cui sono goodwill ambassador, stiamo lavorando nella periferia ovest di Sarajevo che è estremamente povera. Lo facciamo naturalmente GRATUITAMENTE. Poi sempre con l&#039;Unesco sto facendo un progetto per la periferia milanese di Pontelambro. Io sono arrivato alla maturità negli anni &#039;60, a Milano in una facoltà che è quella di architettura, dove nel &#039;62, &#039;63 c&#039;è stata la prima occupazione di università. Quando uno a 23, 24 anni occupa l&#039;università, ci va a dormire, sono cose che gli restano nella pelle. C&#039;è questa specie di ansia del sociale, che ti resta dentro. L&#039;aspetto del sociale mi ha sempre attirato.

ciao a tutti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>pezzo di un intervista a renzo piano</p>
<p>swissinfo: Lei si occupa anche di progetti in quartieri degradati? Per grandi e bambini che non sono affatto circondati dalla bellezza?</p>
<p>C&#8217;è una forza del bello che è straordinaria. Quella del bello è un&#8217;emozione profonda, fortissima. E non è nemmeno un&#8217;idea romantica. È semplicemente un&#8217;idea straordinariamente forte. È forse la sola emozione forte, assieme alla sorella maggiore che è l&#8217;amore. Capace di contrapporsi all&#8217;emozione della potenza, del denaro e della vittoria, emozioni spaventose che governano il mondo. Non ho niente contro il potere, contro il denaro. Ma è evidente che l&#8217;emozione del potere implica l&#8217;ingiustizia, molto spesso. L&#8217;emozione della ricchezza implica la povertà. La bellezza è un&#8217;idea splendida, meravigliosa, che non ha controindicazioni. Come scriveva il mio amico Italo Calvino nelle &#8220;Città invisibili&#8221;, in ogni città, anche la più brutta c&#8217;è sempre un angolo felice. Così come nell&#8217;inferno c&#8217;è ciò che non è inferno. E l&#8217;attività di architetto è anche quella di capire in mezzo all&#8217;inferno quello che non è inferno e dargli spazio, farlo crescere. Quello che negli anni &#8217;60, &#8217;70 è stata la riconquista della dignità dei centri storici, oggi è certamente il lavoro sulle periferie. Le periferie urbane sono la città che sarà. O che non sarà, e allora saranno davvero problemi grossi, perché è la barbarie. Invece l&#8217;idea è che sostanzialmente ci vorranno 20, 30, 40 anni, ma purché non se ne fabbrichino altre, le periferie diventeranno città.</p>
<p>swissinfo: Ma se le offrissero un progetto molto prestigioso, oppure un progetto in una favela, quale vorrebbe?</p>
<p>R.P.: Noi in ufficio siamo così fortunati, e non lo dico con disprezzo per nessuno, che scegliamo veramente quello che vogliamo fare. Quindi in realtà noi non facciamo le cose per bisogno. Tutti i giorni c&#8217;è qualcuno che ci offre di fare la sede o &#8220;l&#8217;headquarter&#8221; di questa o di quest&#8217;altra società. Ma non è detto che noi scegliamo questo, anzi. Ad esempio ora uno dei nostri progetti è quello dell&#8217;ampliamento della Columbia University ad Harlem. E Harlem è la periferia di New York. Poi con l&#8217;Unesco, di cui sono goodwill ambassador, stiamo lavorando nella periferia ovest di Sarajevo che è estremamente povera. Lo facciamo naturalmente GRATUITAMENTE. Poi sempre con l&#8217;Unesco sto facendo un progetto per la periferia milanese di Pontelambro. Io sono arrivato alla maturità negli anni &#8217;60, a Milano in una facoltà che è quella di architettura, dove nel &#8217;62, &#8217;63 c&#8217;è stata la prima occupazione di università. Quando uno a 23, 24 anni occupa l&#8217;università, ci va a dormire, sono cose che gli restano nella pelle. C&#8217;è questa specie di ansia del sociale, che ti resta dentro. L&#8217;aspetto del sociale mi ha sempre attirato.</p>
<p>ciao a tutti</p>
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