L’economia cinese

C’è chi è convinto, continuando così le cose, della capacità cinese di arrivare alla conquista del primato commerciale mondiale nel 2020. E allora chi vivrà vedrà. La possibilità per la Cina di diventare un gigante economico abbastanza autonomo ha indici rivelatori nella non corrispondenza tra livelli di investimento di capitali stranieri in Cina e i volumi delle vendite occidentali sui mercati cinesi. Il rilevante squilibrio tra esportazioni cinesi e importazioni, che sta anche alla base del boom economico del vecchio “Impero di Mezzo” lascia ancora a livelli onirici il desiderio occidentale di fare dalla Cina il grande mercato recettivo della produzione del “primo mondo”. Come ha sottolineato l’economista indiano Amartya Sen, peraltro premio Nobel, l’epoca maoista ha lasciato in eredità alla Cina, oltre a un servizio sanitario di massa abbastanza efficiente, anche e soprattutto un servizio scolastico pubblico che va dalle scuole elementari fino all’Università, e che dagli anni ’80 è gratuito per tutti; cosicché il paese dispone anche della preziosa risorsa di una massa di laureati di tutto rispetto qualitativo, tra i quali numerosi ingegneri delle varie specializzazioni, tanto che l’industria americana da tempo si è resa conto che la Cina è in grado di produrre a costi di gran lunga inferiori ottime componenti elettroniche. L’incremento dei consumi cinesi ha senz’altro contribuito all’innalzamento dei prezzi del petrolio, mettendo in crisi i consumatori statunitensi, che oggi cominciano a rendersi conto di quanto poco siano convenienti i loro macchinoni che “bevono” come alcolizzati. Ma il meglio deve ancora venire, atteso che si tratta di un paese di ben 1.300 milioni di abitanti a fronte dei circa 300 milioni degli Stati Uniti

This post was submitted by Altonin Marco.

May 1, 2009

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Categoria: Tutto il resto, Viaggi

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