Vita da cani in Romania

amici,

Non avrei mai voluto entrare in quel girone infernale. Ma la TV olandese mi ha chiesto un reportage completo sulla situazione dei randagi in Romania ed era indispensabile qualcuno che accompagnasse la conduttrice in uno dei due mattatoi per cani di Bucarest. Ci sono dovuta andare.
Adesso posso raccontarvi di persona che cos’è il canile di Chiana, dove ogni giorno circa 100 animali sono orribilmente uccisi. Ore 15.00: io, Bridget (la conduttrice del programma) e la direttrice di produzione (dotata di telecamera nascosta), arriviamo davanti ai cancelli del canile. Siamo a 10 km da Bucarest, e abbiamo percorso almeno 5 km di strada sterrata: nessun segnale che possa orientare coloro che vengono a riscattare il loro cane. Tutto sembra fatto apposta affinché non ci si arrivi, a quel canile. Ci perdiamo due volte. Il cuore all’impazzata, le ragazze tese quanto me.
“Ho accompagnato delle amiche – spiego ad una donna in camice verde che fuma all’ingresso – vogliono adottare un cane.” “Solo due persone – mi risponde dura – non ho tempo per 3 persone. Primo momento di panico: Bridget è la protagonista di questa avventura, non può mancare. Ma Judith ha la telecamera, e io devo tradurre…Insisto. Faccio pressione. Alla fine la donna cede. Ci anticipa che ci far? vedere solo i cani giunti da più di una settimana e rimasti non-rivendicati. Tra al massimo una settimana verranno eliminati. Apre una porta di ferro. In uno stanzone lugubre, una fila di gabbie arrugginite di circa 1,5 metri quadrati ognuna. Nella prima gabbia di destra ci sono oltre 20 cuccioli ammassati l’uno sull’altro. Sono terrorizzati. Non hanno acqua né cibo. 4 di loro hanno 3 settimane di vita, agonizzano, sono schiacciati dagli altri, più grandi, che si agitano e li calpestano. Non possono quasi muoversi: manca lo spazio. Dietro di loro, 6 gabbie vuote….Bridget mi guarda sbalordita: “Ma questi cuccioli di 3 settimane…stanno morendo… Non possono almeno addormentarli subito? ”. Giro la domanda alla donna, assistente veterinaria della struttura:”Entro sera verranno soppressi. Tutti questi cuccioli sono arrivati qui stamattina. E’ solo questione di qualche ora.
Queste sono le procedure. “Ma perché stanno tutti insieme schiacciati? Ci sono altre gabbie vuote…”. “I cuccioli devono stare qui”. Un non senso. Bridget inizia a piangere. L’odore è pesante. Uno dei piccoli di circa 3 mesi è già cadavere. Forse cimurro, forse fame. Non lo so. Accanto a loro, altri 3 box: ognuno con 6-7 cani. Ammassati. Senza acqua, sporchi. Alcuni con gli occhi pieni di pus. Non si muovono. Sono paralizzati dalla paura. Ci sono anche cani di razza vecchi o non voluti. La donna ci chiede di sbrigarci: non ha tempo. Vedo una cagnolina grigia, di taglia piccola. E’ rassegnata. Mi guarda fissa, lì seduta. Non si muove. “Voglio quella ”. Dovevamo portarne via uno. Bridget mi supplica: “Prendiamo dei cuccioli…questo…no. Quest’altra che assomiglia alla mia Tibbs ….No questo che agita la coda, vuole davvero andarsene…e questo, nell’angolo…anche lui”. Bridget piange sempre di più. A me si annebbia la vista. La donna mi guarda: non capisce. “Allora, quali scegliete?”. Bridget sceglie una femmina marrone, magra ma ancora piena di voglia di vivere, e un maschietto grigio.
Erano gli unici fuori dal gruppo: una montagna di corpicini, alcuni vivi, altri no, che si facevano coraggio l’un l’altro. Un uomo sui 60 anni entra nelle due gabbie: calpesta per sbaglio uno dei cuccioli ancora ciechi. Bridget si mette a gridare. Afferra i due cuccioli per la collottola.
La piccola adulta non reagisce alle mani brutali dell’uomo: probabilmente credeva fosse giunta la sua ora. Invece no: sono stati portati in un’altra stanza. Una ventina di cani, quelli rivendicati. Quelli salvi. I nostri 3 prescelti vengono messi insieme, ancora increduli, anzi: del tutto inconsapevoli di ciò che è avvenuto. In pochi minuti qualcuno li ha trasportati dalla stanza della morte, a quella della vita. La stanza dei graziati. Quelli che uno strano destino ha deciso di risparmiare.
Lontano dal canile, al momento dell’intervista, Bridget è crollata, abbiamo dovuto interrompere le riprese. Io ho aspettato che tutta la troupe ripartisse. Sono salita in macchina, e ho riempito di singhiozzi un fazzoletto di carta. Ieri notte ho dormito 3 ore. Quei piccoli innocenti sono gi? tutti morti, e chiss? come. Nonostante non abbia visto la loro esecuzione, l’orrore della loro attesa è stato già troppo insopportabile.
Ogni giorno tutto questo si ripete a Bucarest e nell’intero paese. Con l’eccezione di Cernavoda e Medgidia, e di poche altre località.

This post was submitted by sebans.


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